L’AQUILA – “Fino ad ora non mi sembra che stia facendo una figura edificante, mi auguro che si riesca a mettere un punto”.
È l’altolà del senatore Gaetano Quagliariello, leader del movimento Idea eletto con il centrodestra nel collegio L’Aquila-Teramo, alla coalizione, ma soprattutto a Fratelli d’Italia, partito sul quale è ricaduta la scelta del candidato presidente della Regione alle elezioni del 10 febbraio prossimo.
Ma le raccomandazioni di Quagliariello oggi e del deputato di Forza Italia Antonio Martino, nei giorni scorsi, solo per citare le più recenti, sembrano cadere nel vuoto in seno a Fdi: secondo alcuni retroscena che emergono dall’Abruzzo e sono confermati da fonti romani, la partita con la triade di papabili consegnati al leader, Giorgia Meloni, non sarebbe chiusa.
Nel partito più piccolo della coalizione sarebbe in atto un altro tentativo che conferma una formazione politica spaccata e divisa, che non comunica le sue decisioni alla collettività e che in definitiva ha giocato male la chance che il tavolo nazionale sulla ripartizione delle regioni al voto nel 2019, gli ha consegnato.
Spunta infatti fuori un piano segreto, una strategia sommersa anche se neppure troppo velata, che vede protagonista il coordinatore regionale, Etelwardo Sigismondi, che non avrebbe abbandonato l’ambizione di una candidatura alla presidenza per il centrodestra nonostante sia fuori, per aver fatto un passo indietro, dalla lista dei tre.
Rosa composta dall’altro coordinatore regionale, Giandonato Morra, teramano di adozione di origini pugliesi, dal senatore Marco Marsilio, romano di origini abruzzesi, e dell’outsider Massimiliano Foschi, cardiochirurgo all’ospedale di Chieti, anche lui originario della Puglia ma, come lui stesso ha riferito, abruzzese di adozione. Tre nomi che pur se mai ufficializzati dalla Meloni, lo stesso leader dovrebbe portare sul tavolo nazionale al fine di condividere la scelta con gli alleati.
Comunque, ormai cominciano a diventare giornalieri gli appelli, più o meno polemici, e la manifestazione di preoccupazioni in riferimento all’empasse che si è creato sulla ufficializzazione della figura che secondo i dirigenti nazionali e regionali dovrà portare il centrodestra alla vittoria, a conferma del pronostico fondato sui sondaggi.
“È stato deciso dai partiti – ha continuato Quagliariello, che nelle passate settimane è stato indicato come uno dei papabili alla presidenza della regione -, non da noi né dagli elettori, che il candidato del centrodestra doveva toccare ad uno di loro, questo è un metodo che è contestabile ma nel momento in cui questo è stato deciso ed è uscita una terna si scelga”, ha detto con fermezza l’ex ministro, a margine all’Aquila dell’inaugurazione della scuola di formazione politica della sua Fondazione Magna Carta, che ha visto giovedì scorso protagonista l’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso.
Per Quagliariello, il cui monito arriva dopo quello di Forza Italia con il deputato Antonio Martino, anche lui tra i papabili qualora la scelta dovesse toccare a Fi, occorre scegliere subito “in modo tale che cominciamo finalmente a confrontarci sui programmi e con gli elettori”.
“Forse è bene che capiscano tutti che per vincere le elezioni non bisogna soltanto avere un candidato ma bisogna soprattutto che questo candidato venga scelto poi dagli elettori”, ha concluso Quagliariello in riferimento a primarie che nel centrodestra, non hanno mai avuto appeal.
Tornando all’ennesima strategia sommersa in atto in Fdi, nonostante si sia pubblicamente ritirato in favore di Morra, l’architetto di Vasto (Chieti), marito del consigliere comunale dell’Aquila di Fdi Ersilia Lancia, per tornare in pista confida su una serie di eventi, la cui fattibilità sarebbe stata studiata a tavolino: per “eliminare” il suo collega Morra punta innanzitutto sul veto della Lega che non vedeva già di buon occhio la candidatura a sindaco dell’ex assessore regionale ai Trasporti alle amministrative di Teramo del giugno scorso, poi perse clamorosamente al ballottaggio.
In tal senso, non si sarebbe mai sanato lo scontro tra Morra e il segretario regionale e deputato della Lega, Giuseppe Bellachioma, che ha criticato duramente prima e dopo il modello Teramo.
Poi, si evidenziano le sconfitte di Morra che aveva già lisciato anche la elezioni a senatore nel collegio L’Aquila-Teramo alle politiche del 4 marzo scorso. Ed infine, Sigismondi solleva perplessità sulla origine non abruzzese.
In riferimento al dottor Foschi, Sigimsondi non dovrebbe muoversi perché, secondo molti, la candidatura, a sorpresa, del cardiochirurgo non nato in Abruzzo, sarebbe solo una cartina al tornasole utile a quel pezzo di partito che si oppone all’idea di cedere alla società civile, come pure chiesto dalla Meloni.
La presenza del medico, infatti, neofita della politica nell’ambiente considerato un profilo con poco appeal sull’elettorato, sarebbe propedeutica all’esclusione di qualsiasi ipotesi di candidature di natura non strettamente politica: tra queste, quella del manager pescarese della comunicazione Michele Russo, inviso allo stesso Morra e al sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, ma stimato dalla Meloni che gli ha affidato l’immagine nazionale del partito. Un nome che secondo i rumors non è mai uscito completamente di scena.
Per estromettere Marsilio, ad oggi il favorito, il piano Sigismondi, prevederebbe il rilievo che non è abruzzese, come del resto gli altri due, una polemica in atto fin da quando è emersa la notizia della triade. E a quel punto, sarebbe automatico per il coordinatore regionale giocarsi la carta decisiva visto che lui incarna una figura politica abruzzese e molto strutturato nel partito.
Secondo i sostenitori, pochi del piano segreto, Sigismondi ce la potrebbe fare, secondo la maggioranza si tratta di fantapolitica. Ma il verdetto potrebbe cambiare anche per decisione della Meloni e per i veti degli alleati: tanto che la terna non è mai stata ufficializzata, anzi è stata frutto di una riunione piuttosto tesa tra dirigenti regionali, arrivati a Roma con ben 11 nomi papabili, e nazionali in cui, raccontano i bene informati, il leader del partito di destra, avrebbe dato in escandescenza arrivando addirittura ad abbandonare il tavolo per rientrarvi solo in un secondo momento per acquisire la triade e riservarsi una decisione. (b.s.- m.sig.)





