L’AQUILA – Le regionali del 2029 sono molto lontane. Ma nel centrosinistra c’è già chi si è messo in moto: è il  presidente della commissione Vigilanza, Sandro Mariani, del Partito democratico, al suo terzo mandato in consiglio regionale, 43enne medico veterinario di Campli, in provincia di Teramo.

In tutti e quattro i capoluoghi d’Abruzzo campeggiano infatti i sui grandi poster con scritto “+ sicurezza – promesse. La destra in Regione boccia la difesa delle nostre città, un’occasione persa per garantire città più sicure e protette”. Con riferimento al suo emendamento alla legge di Bilancio di fine dicembre, bocciato dal centrodestra di Marco Marsilio, di Fdi, che prevedeva l’istituzione di un contributo straordinario di 300 mila euro per l’anno 2025 a favore dei comuni di L’Aquila, Teramo, Pescara e Chieti con l’obiettivo di promuovere progetti volti al potenziamento dell’organico della polizia locale e allo sviluppo di progetti sperimentali di sicurezza urbana integrata.

Un’entrata in gamba tesa rispetto a uno dei cavalli di battaglia del centrodestra, quello della sicurezza, ma anche nel campo largo del centrosinistra e M5s, in cerca di una identità, dove cresce lo scontento della base per l’efficacia dell’azione in consiglio regionale.

E dove soprattutto è sempre più messa in discussione la leadership di Luciano D’Amico, ex rettore dell’università di Teramo, ex presidente della società dei trasporti Tua, candidato presidente a marzo dell’anno scorso per il campo largo, nella veste di civico, e sconfitto dal riconfermato Marco Marsilio di Fratelli d’Italia.

Una leadership messa in discussione in primis dal Pd, il partito di Mariani, che rivendica numeri alla mano di essere lui il traino della coalizione, forte del risultato elettorale del 20,3%
e con tutti gli alleati sotto l’8% e i cinque consiglieri portati all’Emiciclo.

A criticarlo, però non solo il Pd ma anche i gruppi più piccoli, come Azione, con Enio Pavone la sua stessa civica Abruzzo insieme con Giovanni Cavallari e Vincenzo Menna.  A difenderlo il Movimento cinque stelle, con Erika Alessandrini e Franceso Taglieri, Verdi e sinistra con Alessio Monaco.

Mariani è ben conscio che è dir poco presto per parlare di candidature alle regionali, e infatti afferma sornione, “raccogliendo la provocazione di Marsilio, ci stiamo preparando al collegio unico”, con riferimento alla proposta di legge regionale, contestata in modo trasversale a firma del presidente, che intende abolire i quattro collegi provinciali a favore di unico regionale. Una priorità del programma elettorale del secondo mandato,  per Marsilio, come detto chiaro e tonto, con i toni del diktat ai suoi nel summit del centrodestra Popoli terme lunedì scorso.

E’ noto però che Mariani da tempo, forte della sua esperienza politica al netto della sua giovane età, ad essere candidato presidente ci pensa da tempo. Ha anche un ottimo rapporto con l’ex presidente di Regione, Luciano D’Alfonso, ora deputato, e l’ex coordinatore regionale Michele Fina, ora senatore.

E il suo nome circola già al fianco di quello, in primis, del capogruppo Silvio Paolucci, anche lui al terzo mandato, ex assessore regionale al Bilancio e Sanità, che già per le regionali del 2024 aveva avanzato la sua candidatura, ma poi gli alleati del Pd hanno puntato i piedi perché non volevano un candidato di partito ma una personalità super partes capace di fare sintesi, appunto D’Amico. Un altro big del Pd, il consigliere regionale aquilano, Pierpaolo Pietrucci, sembra essere invece destinato a correre come sindaco dell’Aquila alle comunali del 2027.

Mariani comunque l’investitura se la vuole conquistare non certo solo bruciando i tempi nella comunicazione e della propaganda politica, ma sul campo, e non passa certo inosservato il suo grande protagonismo all’Emiciclo dove è diventato una spina nel fianco del centrodestra alle prese con le divisioni interne.

Mariani ha  preso in particolare di mira il presidente del Consiglio Lorenzo Sospiri di Forza Italia, per la fondazione eventi del consiglio regionale, il Crea, considerata un “giocattolo” sottratto al controllo dell’aula, in mano al presidente e all’assessore regionale con delega alla Cultura, Roberto Santangelo. Tra  battaglie anche quella della incompatibilità di Bruno De Felice,  fedelissimo di Sospiti come dirigente e presidente della fondazione.  . Comunque la sortita fa capire che la regione vuole riconquistare la Regione dopo due mandati e quindi dopo il record storico conquistato  dal centrodestra nel marzo scorso. E mariani, ritenuto da Marsilio e soci una vera spina nel fianco ha cominciato in anticipo ma approfittando del momento di grande difficoltà del conflittuale centrodestra che non ha ancora ingranato la marcia giusta dopo meno di un anno di secondo mandato.

Nell’ultimo consiglio ha preso di mira  la borsa di studio alla D’Annunzio, approvata e poi prorogata in virtù di una convenzione, dall’Ufficio di presidenza, favore dell’avvocato Fabio Masci, figlio del sindaco di Forza Italia di Pescara, Carlo Masci, con un cartello che ha esibito sugli scranni della sala consiliare di palazzo dell’Emiciclo all’Aquila, durante la seduta di bilancio del 28 dicembre, un cartello con la scritta “+ Borse di Studio X Tutti !!” Con questa ultima parola sbarrata con una linea e con una freccia in cui si legge Masci”.

Uno stile ben diverso da quello di D’Amico, considerato troppo mite e poco incisivo,  e  non a caso Mariani ha marcato le distanze dal professore anche per quel che riguarda i fondi a pioggia, o “leggi mancia”, auspicando un rapporto più costruttivo con il centrodestra per stabilire criteri che limitino l’eccessiva discrezionalità, e non l’abolizione tout court a favore di bandi pubblici, e la scelta dei beneficiari affidati ai tecnici, come vorrebbe D’Amico.