PESCARA – Dopo settimane di confronto anche aspro tra visioni opposte sulle politiche energetiche e ambientali, trasversali ai partiti e alla società italiana, arriva il giorno del referendum sulle trivelle.

In Abruzzo domenica 17 aprile sono chiamati a votare circa un milione e 210 mila aventi diritto.

I seggi saranno aperti dalle ore 7 alle ore 23.

Lo scrutinio dei voti inizierà subito dopo la chiusura dei seggi.

I dati sull’affluenza alle urne saranno resi noti alle ore 12, alle 19 e alle 23.

L’affluenza alle urne delle ultime elezioni regionali è stata però del 61,5 pari a 745.865 elettori.

Per essere valido il risultato della consultazione, dovrà essere raggiunto il quorum, come previsto dall’articolo 75 della Costituzione italiana.

Questo significa che deve andare a votare il 50 per cento più uno degli aventi diritto.

E la partita è proprio sull’affluenza.

IL QUESITO REFERENDARIO

Nel quesito referendario si chiede: “Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”.

In caso di vittoria del Sì, sarà abrogato l’articolo 6 comma 17 del Codice dell’ambiente, dove si prevede che le trivellazioni continuino fino a quando il giacimento lo consente.

Prima che la Legge di stabilità modificasse la durata delle concessioni, la legge del 1991 prevedeva che le concessioni avessero una durata iniziale di trent’anni, prorogabile poi per dieci anni ancora e rinnovabile di cinque anni in cinque anni senza limiti di tempo comunque.

Con la vittoria del Sì le attuali piattaforme dovranno cessare l’attività estrattiva  scaduta la concessione anche se dovesse esserci sotto ancora gas e petrolio da estrarre. Le società dovranno  sigillare e mettere in sicurezza i pozzi, rimuovere le piattaforme, e bonificare il sito.
 
In Italia l’ultimo titolo scadrà nel 2034 (in Sicilia), in Abruzzo la scadenza definitiva dell’ultima concessione è prevista per luglio 2018.

Se dovessero vincere i No, resta invece in vigore la norma contenuta nella legge di stabilità, in base alla quale, entro le 12 miglia, “i titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”. 

Le estrazioni in corso potranno continuare fino all’esaurimento del giacimento e le concessioni potranno essere rinnovate.

In caso di non raggiungimento del quorum, a vincere sarà di fatto la posizione espressa dal No.

In principio i quesiti referendari proposti dalle Regioni erano sei. Ora ne è rimasto solo uno, visto che nel frattempo il governo ha sterilizzato gli altri con delle modifiche all’ultima legge di Stabilità.

Il quesito riguarda solo la durata delle trivellazioni già in atto entro le 12 miglia dalla costa (22,2 chilometri).

Di nuove piattaforme entro questo limite non ne potranno nascere, in virtù di quanto già stabilito dalla Legge di Stabilità

Il referendum non riguarderà le attività petrolifere sulla terraferma, né quelle in mare che si trovano a una distanza superiore alle 12 miglia dalla costa.

Il referendum riguarderà insomma 12 permessi di ricerca (la metà dei quali al momento sospesi) e 44 concessioni (tra produttive e non produttive) che si trovano già entro le 12 miglia: tra queste, una in Veneto, due in Emilia-Romagna, uno nelle Marche, sei in Abruzzo, tre in Puglia, cinque in Calabria, due in Basilicata e sette in Sicilia.

Tra le concessioni in Abruzzo che potrebbero interrompere anzitempo l’attività estrattiva, “Rospo Mare”, al largo della costa teatina, all’altezza di Vasto (Chieti), che scade a marzo 2018,  l’unica che estrae petrolio,  “Eleonora”, tra Pineto e Grottammare nelle Marche per l’estrazione di gas con scadenza a luglio 2018,  “Squalo” al largo di Pineto, gas naturale,  che scade a novembre 2018.

La piattaforma “Ombrina Mare”, che doveva essere realizzata al di sotto delle 12 miglia, al largo della costa dei Trabocchi, è stata bloccata sul nascere proprio dalla legge di stabilità 2016.

COME SONO SCHIERATI I PARTITI

La Regione Abruzzo è stata una delle promotrici del referendum, assieme ad altre nove Regioni, ma ha fatto dietrofront dopo l’approvazione dell’emendamento alla legge di stabilità, in quanto ha assicurato il presidente della Regione Luciano D’Alfonso del Partito democratico “è venuto meno l’oggetto del contendere”.

Posizione in linea con il premier Matteo Renzi, Pd anche lui, che ha definito una “bufala” questo referendum, invitando di fatto a non andare a votare.

Schierati per il si però all’interno del Pd abruzzese numerosi circoli ed esponenti politici, in particolare quelli della costa.

Forza Italia si è solo detta a favore della partecipazione ma poi al suo interno si diversifica tra favorevoli e contrari.

Compatti per il Si il Movimento 5 stelle, Sinistra ecologia e libertà Italia dei valori, Rifondazione Comunista e Abruzzo civico.

A destra Noi con Salvini e Fratelli D’Italia e Casa pound sono schierati per il Si. Spicca la posizione del sindaco di Chieti Umberto Di Primio, del Nuovo centro anche lui per il Si.

A sorpresa la stragrande maggioranza dei consiglieri regionali andrà a votare e voterà Si.

Fanno eccezione Sandro Mariani del Pd, e Giorgio D’Ignazio del Nuovo centro destra, che non andranno a votare.

Tutta l’opposizione di centrodestra e quella del Movimento 5 stelle, e quasi tutta la maggioranza andranno a votare, tutti per il si. Non dicono per cosa voteranno il presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio, gli assessori Silvio Paolucci e Marinella Sclocco, il consigliere Sandro Balducci, tutti del Pd, e Lorenzo Berardinetti di Regione facile.

Divisi i sindacati, con la Fiom e Ugl schierata per il Si. La Cgil è spaccata, al pari della Uil, la Cisl propende per il No e l’astensione.

Per l’astensione anche la Confindustria, con in prima fila il presidente Agostino Ballone, mentre la Conferenza episcopale Abruzzo e Molise è schierata per il Si.

CHI PUO’ VOTARE E COME

Potranno votare tutti i cittadini italiani che godono dei diritti politici. Per votare sarà necessario andare al proprio seggio, quello indicato sulla scheda elettorale, con un documento d’identità valido e la stessa tessera elettorale.

In caso di smarrimento della tessera elettorale o di esaurimento degli spazi per i timbri, gli elettori possono chiederne una nuova all’Ufficio elettorale del proprio comune di appartenenza.
I seggi saranno aperti il 17 aprile dalle ore 7 del mattino alle ore 23 della sera.

La scheda è una sola, gialla, con un quesito referendario a cui si può rispondere “Sì” o “No” con una croce.

Gli elettori italiani residenti all’estero e iscritti all’anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) per votare riceveranno un plico al loro domicilio di residenza.

A partire dal referendum del 17 aprile possono partecipare al voto per corrispondenza, organizzato dagli uffici consolari italiani, tutti gli elettori italiani che per motivi di lavoro, studio o cure mediche si trovano temporaneamente all’estero per un periodo di almeno tre mesi.