L’AQUILA – “Nel momento in cui una riforma tende ad alterare l’equilibrio tra i poteri è necessario che tutti noi cittadini che andiamo a votare sappiamo che non ci andiamo per impedire l’errore giudiziario, il ripetersi di casi Garlasco, per rendere più celere il processo penale o il processo civile, per rendere più efficiente il sistema giudiziario in ottica di garanzia dei diritti. Andiamo a votare qualcosa che altera l’equilibrio dei poteri e ne dobbiamo essere consapevoli”.
Queste le conclusioni del magistrato aquilano Fabio Picuti, sostituto procuratore generale della Cassazione, che è intervenuto oggi al Palazzetto dei Nobili all’Aquila, all’incontro pubblico “Un dialogo sul referendum e la legge Nordio”, organizzato in vista dei referendum sulla giustizia da comitato “Giusto dire no”,
Dopo i saluti istituzionali di Pierluigi Biondi, sindaco dell’Aquila, di Fdi, oltre a Picuti, sono intervenuti Elvira Buzzelli, presidente Tribunale L’Aquila, Francesco Valentini, avvocato, Tommaso Pistone, giudice penale dell’Aquila, Maura Manzi, giudice civile dell’Aquila, Riccardo lonta, giudice del lavoro dell’Aquila.
Ha detto nell’introduzione ai lavori il presidente Buzzelli, “la mia presenza oggi è istituzionale, e molto sentita, come Presidente del Tribunale dell’Aquila. Sono contentissima della partecipazione perché è un momento importante in cui l’intenzione del Comitato, del quale non faccio parte ma di cui comunque condivido l’orientamento, è quella di dare un’informazione la più corretta possibile, chiaramente dal punto di vista del Comitato stesso, ma comunque una informazione, in un momento delicato in cui effettivamente la Costituzione si sta modificando in una maniera molto importante, quindi è giusto che i cittadini vadano al voto il più informati possibile”.
E Ribadisce, “Io personalmente sono per il no, l’ho già detto in più sedi, per ragioni tecniche e non per ragioni politiche, perché ritengo questa non sia una riforma che in questo momento serve al nostro sistema”.
Picuti è stato pm in prima linea nelle inchieste del post terremoto 2009, in particolare quella contro la Commissione Grandi Rischi, con i componenti accusati di aver falsamente rassicurato gli aquilani nel corso dello sciame prima della tragica scossa del 6 aprile 2009, poi assolti in secondo e terzo grado. Nel suo intervento, per dare forza alle sue argomentazioni, dopo aver illustrato i contenuti del referendum del 22 e 23 marzo, ha poi letto un passo di un libro del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che illumina il vero obiettivo della riforma.
“Scrive Nordio, ‘trovo ingenuo l’atteggiamento dell’opposizione o almeno di quella più culturalmente dotata del Partito Democratico, che prima o poi avrà l’onere del governo, il compromettere la propria libertà di azione domani, per raccattare qualche consenso oggi’. Ebbene, questa è una riforma legittima, ma non fa l’interesse dei cittadini ma di coloro che si trovano a governare in un certo momento storico, Nordio lo dice chiaramente”.
Ha citato poi il filosofo francese Montesquieu, “il padre dei moderni ordinamenti costituzionali, che prevedono la divisione dei poteri, potere legislativo, potere esecutivo e il potere giudiziario e tutta la nostra Costituzione è fatta affinché questi poteri si trovino in bilanciamento reciproco tra di loro”.
Ad ascoltare anche il sindaco Biondi, schierato con Fdi per il Sì, e che è poi è andato via anzitempo.
Nei saluti istituzionali ha affermato che “temi dirimenti per la vita dei cittadini, hanno la necessità di un confronto sereno, pacato, in cui le ragioni del No e del Sì alla riforma costituzionale vengano sottratte a quello che troppo spesso accade nel dibattito pubblico e politico e cioè che, come scriveva benissimo qualche giorno fa Alessandro De Angelis sulla Stampa, evitare che ognuno parli alla propria curva e non si accorga che nel frattempo la tribuna e il resto dello Stadio si è svuotata. Le scadenze elettorali diventano un momento per votare contro qualcosa e non a favore di qualcosa e io credo che innanzitutto il dibattito andrebbe ricondotto ad un livello di reciproco riconoscimento delle ragioni dell’altro”.
A seguire, però, molti più applausi e consensi per i magistrati intervenuti, tutti schierati senza se e senza ma per il no.
Va giù duro Tommaso Pistone, giudice penale dell’Aquila: “Questa riforma non risolve nessuno dei problemi della giustizia, non accelera i tempi, ma incide in maniera sostanziale sull’equilibrio fra i poteri dello Stato e dunque sull’indipendenza e l’autonomia della magistratura. E un magistrato che è meno autonomo e meno indipendente rischia di essere meno libero nell’esercizio della propria funzione giurisdizionale”.
Spiegandosi meglio: “c’è il rischio di una maggiore influenza da parte del potere esecutivo sul potere giudiziario e questo viene realizzato in tre diverse forme, previste dalla riforma: mediante una suddivisione del Csm in due diversi Csm quindi un indebolimento, già da questo punto di vista, considerando che il Consiglio superiore della magistratura è baluardo della autonomia e indipendenza della magistratura. Poi individuando i membri del Csm mediante un sorteggio che riguarda in realtà solamente la componente togata, e non invece la componente laica, la quale viene in realtà, in maniera indiretta, ma comunque eletta dal Parlamento. E altresì sottraendo al Csm la potestà disciplinare e attribuendola ad un organo che non era stato neanche immaginato da parte dei padri costituenti, all’Alta corte disciplinare, che eserciterà esclusivamente la potestà disciplinare sui magistrati”.
Sulla stessa lunghezza d’onda, il giudice Maura Manzi: “Diciamo no a questa riforma perché è il tassello di un disegno che poi porterà a spostare le procure sotto l’esecutivo. Io credo fortemente invece nell’indipendenza dei magistrati tutti, i requirenti e i giudicanti che siano, così come i padri costituenti hanno previsto”.
“Abbiamo organizzato quest’evento proprio perché ci rendiamo conto della complessità del tema e altrettanto però dell’importanza dell’esercizio del diritto di voto, visto che in ballo c’è la Costituzione, una modifica della Costituzione davanti a cui non possiamo rimanere indifferenti. Questa viene definita la riforma della separazione delle carriere. A mio avviso, a nostro avviso, non è così, solo lo 0,3% dei magistrati passa dalla carriera requirente a quella giudicante. Questa riforma fa altro, introduce l’Alta corte disciplinare, introduce il sorteggio al Csm, ma attenzione, solo per la componente togata. I laici saranno sì sorteggiati, ma all’interno di una lista predisposta dal Parlamento. Quindi avremo una maggioranza di togati, che però sarà disorganizzata perché è estratta a sorte, a fronte di una componente laica, invece estratta da una lista scelta e ben più coesa e compatta, espressione del Parlamento e dalla maggioranza di turno”.




