L’AQUILA – “Ci raccontano che è una riforma per ‘migliorare la giustizia’. Ma se davvero fosse così, dove sono le assunzioni? Dove sono i giudici in più? Dove sono le risorse per smaltire milioni di cause e per stabilizzare i precari? Non ci sono. E allora la domanda diventa inevitabile: a chi serve davvero? L’indipendenza della magistratura non è un privilegio dei magistrati. È la vostra garanzia. La libertà non si perde tutta insieme. Si perde un pezzo alla volta. In silenzio”.

È la lettera aperta, indirizzata ai cittadini, che il consigliere regionale del Pd Pierpaolo Pietrucci affida da AbruzzoWeb, a sostegno del “No” al referendum sulla Giustizia in programma 22 e 23 marzo.

Di seguito la nota completa.

Oggi non voglio scrivere con il linguaggio freddo delle leggi, dei commi, dei cavilli.

Oggi vi scrivo da cittadino. Da uno come voi. Da una persona che crede che le regole debbano servire a proteggere tutti, non a proteggere qualcuno.

Perché sì, diciamolo chiaramente: qui non stiamo discutendo di una semplice riforma.
Qui stiamo discutendo del cuore della nostra democrazia.

Ci raccontano che è una riforma per “migliorare la giustizia”.
Ma se davvero fosse così… dove sono le assunzioni? Dove sono i giudici in più? Dove sono le risorse per smaltire milioni di cause e per stabilizzare i precari ?
Non ci sono.

E allora la domanda diventa inevitabile: a chi serve davvero?

Mentre voi aspettate anni per una sentenza, si spendono centinaia di milioni per creare nuove strutture, nuove poltrone, nuovi centri di potere.
Mentre voi chiedete giustizia, qualcuno sta cercando di riscrivere le regole del gioco.

E il punto non è tecnico. È profondamente umano.

Perché l’indipendenza della magistratura non è un privilegio dei magistrati.
È la vostra garanzia.
È la difesa di chi non ha santi in paradiso.
È l’unico scudo di chi si trova davanti a un potere più grande.

Pensateci un attimo.
Se domani subite un’ingiustizia sul lavoro o un abuso di potere… volete un giudice che risponde solo alla legge?
O un giudice che deve guardare in faccia il potere prima di decidere?

Ci parlano di processi più veloci.
Ma gli stessi che propongono questa riforma ammettono che non servirà ad accelerare nulla.
Allora perché farla?

Ci parlano di sicurezza, evocano paure, mostrano nemici.
Ma la verità è più semplice e più scomoda:
quando non puoi convincere le persone, cerchi di spaventarle.

E poi c’è il punto più pericoloso di tutti.
Si vuole togliere alla magistratura la sua autonomia, pezzo dopo pezzo.
Si vuole sostituire la competenza con il caso.
Si vuole sostituire l’equilibrio con il controllo.

Non è una riforma. È un cambio di paradigma.

Attenzione: nessuno dice che il sistema attuale sia perfetto.
Ci sono stati errori, distorsioni, scandali.
Ma quando una casa ha una crepa… la si ripara. Non la si abbatte.

Perché qui il rischio è uno solo:
passare da un sistema imperfetto ma libero
a un sistema ordinato… ma obbediente.

E una giustizia obbediente non è più giustizia. È potere.

Quando andrete a votare, non pensate a uno slogan.
Non pensate alla rabbia del momento.

Pensate a questo:
la libertà non si perde tutta insieme.
Si perde un pezzo alla volta. In silenzio.

Difendere l’indipendenza della giustizia significa difendere voi stessi.
I vostri diritti. Il vostro futuro.

Non votate con la pancia.
Votate con la testa.

Perché questa non è solo una scelta politica.
È una scelta di libertà.