PESCARA – “Votare sì al referendum significa rendersi complici di una mattanza asimmetrica della rappresentanza, di un colpo mortale alla democrazia parlamentare, inferto sull’altare del populismo, quello degli scappati di casa del Movimento 5 stelle. E a pagare il prezzo più caro saranno le piccole regioni, come nostro Abruzzo che passerà da 14 a 9 deputati e da 7 a 4 senatori, a vantaggio delle regioni più popolose”.
È una furia il senatore e coordinatore abruzzese di Forza Italia Nazario Pagano, tra i promotori del fronte del no al taglio di un terzo dei parlamentari nel referendum del 20 e 21 settembre.
In esso si dovranno approvare o bocciare le modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari, approvate in via definitiva dalla Camera nell’ottobre 2019.
Con la vittoria del sì, si avrà una riduzione del 36,5% dei componenti di entrambi i rami del Parlamento: da 630 a 400 seggi alla Camera, da 315 a 200 seggi elettivi al Senato. Originariamente previsto per il 29 marzo, il referendum è stato rinviato al 20 e 21 settembre a seguito della pandemia di COVID-19 in Italia, in concomitanza con il voto per le comunali e regionali.
Al fianco di Pagano nel comitato promotore per il il no, il senatore di Forza Italia Andrea Cangini, ex direttore Resto del Carlino e il senatore del Pd Tommaso Nannicini. Ad aderire 71 senatori, di tutti i partiti tranne quelli di Fratelli d’Italia e M5s. Una battaglia da ultima spiaggia, comunque quella di Pagano e dei frontisti del no, visto che oltre al Pd e al Movimento 5 stelle, alleati di governo, sono schierati per il sì, nei banchi dell’opposizione anche Lega e Fdi. Mentre Forza Italia non ha preso posizione, e si va in ordine sparso, tanto che se Pagano è per il no, il capogruppo alla Camera, Maria Stella Gelmini solo due giorni fa si è espressa a favore del draconiano taglio, che stando ai primi sondaggi rischia di avere un plebiscito alle urne.
Ma Pagano non se ne cura: “ho 63 anni e me ne frego dei sondaggi, a differenza di Fdi e Lega, che preferiscono schierarsi nel campo dato vincente. Io voglio parlare alle teste delle persone e non alle loro pance”.
“Per spiegare cosa?”, la domanda di rimbalzo del cronista, nel rispondere alla quale Pagano è un fiume in piena.
“La prima cosa che va detta, per inquadrare le ragioni del no è che come confermano autorevoli costituzionalisti, servirebbe, ancor prima di questo taglio lineale, che in misura minore ci può anche stare, una riforma organica con il superamento del bicameralismo perfetto. Oggi Camera e Senato che fanno le stesse identiche cose. Assetto istituzionale previsto a ragione dai nostri padri costituenti, ma solo perché venivamo fuori da 20 anni di dittatura, e che ora ha poco senso”.
Senza una riforma costituzionale ad ampio spettro che differenzia le funzioni dei due rami del parlamento, prevedendo anche meno deputati e senatori, ragiona Pagano, “accadrà soltanto che saranno falcidiati i rappresentanti delle regioni meno popolose, e in esse dei territori marginali e dei centri minori. In Abruzzo si passerà da 14 a 9 deputati e da 7 a 4 senatori, e saranno eletti in buona parte nei collegi della costa, a cominciare da quello di Pescara e Chieti, a svantaggio delle aree montane. Questo accadrà con qualsiasi sistema elettorale”.
Per non parlare dei paradossi, sottolinea Pagano: “ci sono regioni molto più piccole dell’Abruzzo, come Molise, Val d’Aosta e Trentino Alto Adige, che per come è stata concepita la legge di riforma, avranno in proporzione molti più parlamentari dell’Abruzzo. Inoltre il Senato, conti alla mano, sarà un ramo del parlamento ad appannaggio quasi esclusivo dei rappresentanti di poche regioni, le più popolose, e l’Abruzzo conterà come il due di briscola”.
Insomma, incalza Pagano: “questa riformetta non è altro che un po’ di cibo gettato in pasto all’anti-politica. Chiunque voterà sì rafforzerà un governo che sta facendo disastri, e voterà di fatto per il M5s, ovvero per una classe politica di scappati di casa, di somari che guidano il nostro Paese. Invito i colleghi del centrodestra di Lega e Fdi a riflettere su questa evidenza. Occorre invece votare no in questo referendum, per dire no alla deriva populista: i parlamentari non sono poltrone, non sono sfaccendati e abusivi, rappresentano i cittadini e i territori, e io sono e sarò sempre per il primato della politica”. (f.t.)






