L’AQUILA – Domenica e lunedì si vota per i quattro quesiti referendari che riguardano la gestione dell’acqua, i primi due, il nucleare e il legittimo impedimento.

Composite e trasversale le alleanze che si sono formate a sostegno del sì e del no.

Capita, ad esempio, che sul nucleare si incontrino le posizioni del Verde Angelo Bonelli e del deputato del Popolo della libertà Fabio Rampelli, entrambi per il sì (e quindi contrari alla realizzazioni di centrali in Italia).

Mentre sul no ai quesiti sull’acqua (e quindi a favore della privatizzazione del servizio) sono schierati tanto Confindustria quanto il sindaco “rottamatore” del Partito democratico, Matteo Renzi, che ha annunciato la sua contrarietà all’abrogazione della norma che prevede che consente ai gestori di caricare sulle bollette gli investimenti sulle reti.

In realtà la sfida si giocherà sul raggiungimento o meno del quorum. Data per scontata, infatti, la vittoria dei sì a tutti e quattro i referendum, le incertezze sono legate al fatto se andrà a votare almeno la metà più uno degli elettori aventi diritto: una cifra che oggi il ministero dell’Interno ha fissato a 25.209.345 votanti.

LE RAGIONI DEL SI’

Chi voterà sì sostiene che l’acqua è un bene pubblico, la cui gestione non può in alcun modo essere delegata ai privati.

Sul nucleare, i fautori del sì chiamano in causa i disastri di Chernobyl e Fukushima come testimonianza che non ci sono impianti sicuri al cento per cento e sottolineano il problema delle scorie, il cui smaltimento è molto complesso.

Sul legittimo impedimento, invece, si gioca una battaglia più politica: chi vota sì è contro la legge varata dal governo Berlusconi che crea uno “scudo giudiziario” provvisorio che il presidente del Consiglio e i ministri, quando impegnati in attività governative di particolare rilievo, possono utilizzare se chiamati a comparire in udienze penali.

LE RAGIONI DEL NO

Chi vota no ai quesiti sul ciclo idrico integrato fa rilevare che la privatizzazione non riguarda l’acqua come bene in sé ma solo come gestione del servizio, sulla falsa riga di quanto accade per l’energia o per il gas. Inoltre, gli stessi promotori del no, ritengono che la gestione pubblica sia fallimentare in quanto i consigli di amministrazione delle società sono i “paracadute” dei politici e sottolineano lo stato delle reti colabrodo. Infine viene richiamata la normativa europea che indica la strada delle privatizzazioni in tutte le gestioni dei servizi a rilevanza economica.

Sul nucleare, i sostenitori del no sostengono che, eventualmente, l’Italia è già a rischio poiché ha centrali sparse lungo tutti i confini nazionali e rappresenta la necessità politica ed economica dell’indipendenza energetica.

Per il legittimo impedimento vale, in maniera speculare, quanto già detto per gli assertori del sì. Chi vota no ritiene utile la legge che consente ai membri del governo e al premier di avvalersi della norma.

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