L’AQUILA – “Io sono per il sì come atto di civiltà e utilizzo, per spiegare la scelta di campo, un noto termine tecnico processuale: sono persona informata sui fatti”.
Queste le parole con le quali l’ex pm di Mani pulite, Antonio Di Pietro, ha esordito in occasione della manifestazione per il sì al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, organizzata all’Aquila dal comitato che si batte per l’approvazione della riforma istituzionale, evento cui ha partecipato anche il sottosegretario alla giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove. Di Pietro, in questi giorni, sta facendo un giro in Abruzzo come testimonial del Sì e sono previsti incontri anche a Giulianova, Teramo, Pescara dopo quello tenuto a Lanciano (Chieti).
“Nel primo capitolo del codice di procedura penale”, ha detto l’ex magistrato a supporto delle sue tesi, “si parla dei soggetti ovvero quelle persone che stanno alle aule di tribunale: ci sta il poliziotto, e io l’ho fatto, ci sta il magistrato, e l’ho fatto, ci sta l’avvocato, e ho fatto anche quello come pure la parte civile e la parte offesa, il testimone, l’indagato e l’imputato. Solo il condannato non ho fatto. So, quindi, come vanno le cose e conosco le degenerazioni del sistema accusatorio”. “Mi sono ripromesso in questa campagna di spiegare le cose alla gente come ho fatto con le mie sorelle che non conoscono queste dinamiche. Ci vuole, in un processo, uno sopra lo scranno uno che non abbia a che vedere con le parti in causa”.
“Da persona informata sui fatti”, ha detto ancora Di Pietro riferendosi alla separazione delle carriere prevista dalla riforma, “vedo che negli ultimi 40 anni nella fase delle indagini preliminari non c’è la difesa ma solo “lo spero in Dio che mi vada bene”; il giudice per le indagini preliminari è della stessa famiglia dell’accusatore e non dovrebbe aiutarlo a cercare il reato ma deve essere come nel calcio un guardalinee che gli dice sei in fuorigioco, sei in fallo!, questo ruolo in questi anni non ha avuto sviluppo. Vorrei che il giudice per le indagini preliminari, nella fase processuale iniziale nella quale la difesa non ha ancora peso, acquisti la dignità che gli volevano dare i padri costituenti. Insomma finora abbiamo avuto un giudice che ragiona da pubblico ministero”.
In relazione al funzionamento del Consiglio superiore della magistratura, organo di autogoverno dei magistrati, Di Pietro è stato categorico. “Quelli che sono stati eletti”, ha detto, “hanno sempre risposto a chi li ha nominati, ovvero alla corrente ideologica o politica e di appartenenza a quel gruppo che ragiona in quel modo. Stabilire chi fa il pm capo a Roma, per esempio,è importante ma per stabilirlo ci hanno messo 8 mesi, ma solo perché si doveva liberare un posto a Milano, in quanto nella lotta tra le correnti i due Procuratori sono stati scelti nello stesso momento per essere certi che gli accordi tra correnti sarebbero stati rispettati!”.
“Invece la scelta del sorteggio per il Csm prevista in riforma”, ha aggiunto, “è un modo tipico per individuare chi ci rappresenta, l’anomalia, invece, è proprio la elezione dei componenti. Bisogna tagliare il cordone ombelicale tra l’appartenenza a una corrente e la decisione che verrà presa, chi verrà scelto con sorteggio non avrà l’obbligo di rendere conto alla corrente che lo ha eletto, così si evitano gli accordi”. A supporto di questo ha ricordato che si usa il sorteggio attualmente anche per scegliere i giudici che compongono il tribunale per i ministri.
“L’Associazione nazionale magistrati”, ha concluso Di Pietro, “va dicendo in giro che con questa riforma non si combatteranno i colletti bianchi o la mafia e il magistrato diventa un poliziotto alle dipendenze dell’esecutivo, ma dove lo ha letto? Si usa la credibilità di alcuni giudici per sostenere tesi sbagliate prendendo in giro la gente”.
“Questa è una riforma coraggiosa”, ha commentato il sottosegretario Antonio Delmastro, “trasversale e voluta pure dalla sinistra, la stessa Serracchiani del Pd, del resto, diceva pochi anni fa che la separazione delle carriere era ineludibile. Ma come può essere un attacco alla democrazie la separazione delle carriere quando 25 Paesi europei su 27 l’hanno attuata! Nessuno vuole sottomettere i giudici. Sta di fatto che il governo Meloni ha messo mano al portafoglio per indire bandi che consentiranno nel dicembre 2026 di avere la completa saturazione delle piante organiche di tutti i magistrati togati d’Italia”.
In relazione alla creazione della Alta corte disciplinare per i magistrati, in linea con il principio che chi sbaglia paga anche se si tratta di toghe, l’uomo di governo ha snocciolato importanti dati: “negli ultimi anni ben 6485 cristiani sono stati ingiustamente detenuti con 280 milioni di risarcimenti pagati dallo Stato, una cifra che comunque non risarcisce la sofferenza. Ma su oltre 6mila infrazioni disciplinari del Csm le azioni avviate sono state 93 con solo 10 condanne ma 9 sono state censure verbali, poco più di un buffetto”.
All’incontro, moderato dall’avvocato Fabio Alessandroni, e svoltosi al palazzetto dei Nobili, hanno partecipato anche il sindaco Pierluigi Biondi e i parlamentari abruzzesi di Fdi Guido Liris ed Edelwardo Sigismondi, i quali nel ribadire le ragioni del Sì hanno invitato la gente ad andare a votare rimarcando che la politica non sta facendo guerra ai giudici e confidando in un dibattito più sereno tra le parti.





