ROMA – Ancora nessun avviso di sfratto per il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, ma non c’è dubbio che Forza Italia sia il partito più dilaniato per gli esiti nefasti dopo la vittoria del no al referendum sulla giustizia, che potrebbe mettere in discussione la figura dell’attuale leader.
In particolare, imbarazzo e delusione la fanno da padrone in seno alla famiglia Berlusconi che puntava sulla riforma per onorare la memoria di Silvio Berlusconi.
E nonostante il silenzio assordante dentro a Fi e il terremoto in seno al governo guidato dal premier Giorgia Meloni, di FdI – che in meno di 24 ha portato alle dimissioni ieri il sottosegretario alla Giusitizia Andrea Delmastro e il capo di gabinetto del Guardasigilli Carlo Nordio, Giusi Bartolozzi, e oggi il ministro al Turismo Daniela Santanchè – dall’entourage di Marina Berlusconi emerge delusione per un risultato che racconta anche che tra i forzisti il 18% avrebbe votato No e circa il 30% si sarebbe astenuto.
Dopo il fallimento della riforma cara al padre, la presidente di Finivest vuole dare il via al cambiamento del partito che auspica da tempo. A partire dai prossimi congressi regionali. E parte lo scouting per un nuovo frontman.
Incerto, a questo punto, il futuro di Tajani che, per alcuni, avrebbe fatto del suo meglio, altri assicurano che presto gli sarà chiesto di fare un passo indietro nella gestione del partito, per altri ancora saranno anticipati i congressi per velocizzare il rinnovamento, come già annunciato in precedenza da Pier Silvio Berlusconi, amministratore delegato di Mediaset: “Io provo vera gratitudine per Tajani, i vertici hanno mantenuto in piedi il partito dopo la scomparsa di mio padre. In aggiunta credo che oggi, per guardare con fiducia al futuro, siano necessarie facce nuove, idee nuove e un programma rinnovato”.
In tal senso, anche in Abruzzo tra le tre anime del partito si starebbero affilando le armi. Qui, a proposito di necessità di trovare volti nuovi, il deputato ed ex presidente del Consiglio regionale, il pescarese Nazario Pagano, 68enne presidente della Commissione affari costituzionali, e con potenti entrature a Roma, punta a conservare la carica che detiene dal lontano 2013. Ad insidiarlo lo storico rivale interno, il potente presidente del Consiglio regionale, il 50enne Lorenzo Sospiri, che con Pagano aveva sottoscritto un patto prima delle politiche del settembre 2022, che hanno visto la riconferma di Pagano, dal Senato alla Camera, e la mancata elezione di Sospiri, sia pure di in soffio, al Senato. E appunto si era pattuito che in questa evenienza, Pagano avrebbe ceduto la carica di coordinatore a Sospiri. Passaggio del testimone mai avvenuto. Con alla finestra Filippo Piccone, imprenditore di livello nazionale, ex consigliere regionale, ex parlamentare, ex coordinatore regionale del Popolo delle libertà ed ex sindaco della sua Celano, in attesa di entrare in campo per far pendere l’asticella dall’una e dall’altra parte, tenuto conto che nel partito, che aveva lasciato nel 2018, è tornato portando in dote ben 3mila tessere raccolte nella campagna di fine novembre 2024. Tenuto conto che ora il suo obiettivo è una candidatura alle prossime Politiche.
Intanto, Tajani nel pomeriggio ha riunito nella sede azzurra di via in Lucina 17 il board ristretto del partito con i coordinatori regionali per far decidere tempi e modi dei Congressi regionali in programma prima dell’estate.
Una curiosità, legata alla famiglia Berlusconi. Il no al Referendum sulla giustizia ha vinto, seppur di misura, anche ad Arcore. Per soli 47 voti, infatti, i 9.305 votanti, il 67,33% degli aventi diritto, hanno bocciato la riforma a lungo sognata dal loro più illustre concittadino, proprio Silvio Berlusconi. Il Comune famoso per essere stato per anni la residenza del fondatore di Forza Italia resta una vera eccezione nella Brianza che, come il resto della Lombardia, ha tenuto alte, invece, le ragioni del Sì. Se nella provincia ha infatti vinto il Sì con il 52,78%, ad Arcore il No ha prevalso con il 50,25%, ovvero 4.657 voti contro i 4.610 sì.






