L’AQUILA – “Questo libro ha il pregio di riunire materiali diversi che danno uno spaccato perfetto della tradizione aquilana. Placidi appartiene a quella generazione, che ha avuto la fortuna di conoscere le caratteristiche tipiche dell’aquilanità”.
Così Francesco Avolio, docente di Linguistica italiana del dipartimento di Scienze umane dell’Università dell’Aquila, ha presentato il nuovo libro tutto in aquilano di Giuseppe Placidi Recomenzemu da capu – Come ogni ‘ote dopo nu bruttu tarramutu.
Un libro scritto con un chiaro intento: restituire valore al dialetto del capoluogo d’Abrizzo, anche attraverso l’uso dei tanti proverbi che si sono tramandati dalla notte dei tempi di padre in figlio, com’è stato spiegato nell’evento di presentazione presso la sala convegni dell’Ance.
“Un atto di estrema civiltà – ha spiegato Placidi – specie per il dialetto aquilano, che nasce dal connubio di varie influenze, fino a renderlo non solo unico ma antichissimo. Recomenzemu non è solo un titolo ma un invito, da una disgrazia qual’è stata il terremoto. a cui l’aquilano è purtroppo abituato”.
“Eventi tragici che caratterizzano questa zona si verificano da secoli, ma noi abbiamo sempre restituito ai posteri una città migliore della precedente. E come dalle ceneri della fenice, anche adesso dobbiamo farlo per le prossime generazioni – ha aggiunto – Per i bambini di oggi, che non hanno visto L’Aquila prima del 2009, e per tutte quelle che verranno”.
Placidi, che è stato anche sindaco dell’Aquila, auspica che queste nuove generazioni prendano in mano le redini della città, in vista delle prossime elezioni. “Abbiamo due candidati giovani, Americo Di Benedetto e Pierluigi Biondi, in gamba e molto capaci. Spero che questa connotazione nuova non porti al becero dialogo politico, ma a una costruttiva unità di intenti, sempre per il futuro di questa città”.
“Il dialetto aquilano è come una piccola isola, che fa da appendice a un’area molto più ampia, che abbraccia il Lazio e l’Umbria fino alle Marche, un dialetto che definirei di confine, che lo ha reso unico e con delle caratteristiche particolari – ha detto Avolio – Il terremoto, con la sua forza devastante, ha portato come conseguenza la distruzione di alcuni ambienti tipici, quei punti di riferimento dove l’idioma tipico veniva esercitato”.
Secondo il professore, tanto oggi viene fatto per portare avanti e non dimenticare la propria origine linguistica, visto che “dai social nascono gruppi, anche molto seguiti, in cui si porta avanti la tradizione dialettale aquilana. Il social quindi diventa un mezzo utile per la diffusione. Abbatte e ridimensiona quel muro immaginario tra oralità e scrittura”.
Tanti gli aquilani che si sono incontrati per ascoltare anche i testi scritti da Placidi e tradotti in musica dal coro Armonie d’argento, con a capo il maestro Dante Sorrentino.
“Non solo i testi di Peppe, Quatrà Quatrà e Nostalgia musicale – spiega Sorrentino – che cantiamo sempre durante le nostre esibizioni. Abbiamo eseguito anche Vola Vola e Tramonto aquilano. La musica, come dico sempre, è il mio elisir di lunga vita ed è sempre un piacere parlare di aquilanità, ma soprattutto utilizzare un’arte sublime, qual è la musica, per cantarla”.
La presentazione è stata moderata dal giornalista Angelo De Nicola, mentre la commediografa Rossana Crisi Villani ha intrattenuto il pubblico con la lettura di alcuni passi del libro.



