TERAMO – Si arricchisce di nuovi colpi di scena l’inchiesta sull’omicidio di Melania Rea, la mamma 29 enne di Somma Vesuviana (Napoli), uccisa il 18 aprile scorso nel bosco di Ripe di Civitella (Teramo) con 35 coltellate e per il quale dal luglio scorso è in carcere il marito, il caporalmaggiore dell’Esercito Salvatore Parolisi.

Stando a quanto riferisce oggi il quotidiano Il Messaggero nella siringa trovata conficcato nel seno della donna al momento del ritrovamento del cadavere sono state trovate tracce di eroina: si ipotizza che l’assassino abbia utilizzato una siringa forse appartenuta ad un tossicodipendente che frequentava le Casermette per depistare le indagini.

Per fare il punto sulla situazione ieri il procuratore capo di Teramo Gabriele Ferretti e i sostituti Greta  Aloisi e Davide Rosati hanno tenuto una riunione a Roma nella sede dei Ris (il reparto investigazioni scientifiche dei Carabinieri).

Le tracce di eroina sulla siringa sono i primi risultati di una serie di analisi che gli esperti del Ris consegneranno entro Natale alla Procura teramana.

Ma le indagini su possibili depistaggi sono rivolte anche su altri nuovi indizi: occhiali da sole, borsa e racconto di una commerciante di Ascoli Piceno.

Secondo la procura gli occhiali da sole consegnati da Parolisi alla Procura non sono quelli appartenuti alla moglie e che si vedono nel video registrato da una telecamera a circuito chiuso di un supermercato di Ascoli Piceno prima dell’omicidio. Esisterebbero, secondo gli investigatori, delle differenze con quelli consegnati e all’esame dei Ris.

Sempre nei frammenti del video del supermercato la donna ha con sé una borsa: il sospetto della Procura è che quella consegnata ai familiari della Rea al momento in cui hanno ripreso gli effetti personali della figlia non sia effettivamente quella della donna.

Parolisi ha sempre affermato che dopo essere tornata a casa nella tarda mattinata del 18 aprile la giovane mamma abbia deciso di uscire senza la borsa.

Gli investigatori, infine,  hanno raccolto la testimonianza di una commerciante di Ascoli Piceno che afferma di aver venduto la borsa ai coniugi Parolisi prima del Natale scorso e che all’interno di questa non vi sia stato il codice a barre perché rimosso al momento della vendita.

Nella borsa che i familiari hanno consegnato alla Procura, invece, c’è un codice a barre, ora al vaglio degli esperti.