L’AQUILA – “Ma quale bunga qua e bunga là, in quelle cene si mangiava e beveva e basta!”. “Normali serate di intrattenimento, il resto sono solo volgari e morbose insinuazioni fondate sull’invidia”.

Lo affermano, rispettivamente, gli euforici deputati di Forza Italia abruzzesi Antonio Razzi e Paola Pelino, che ieri sera, presente anche il presidente regionale del partito, Nazario Pagano, hanno tirato tardi alla grande festa a palazzo Grazioli a Roma per festeggiare, con i fan ad applaudire in strada e bandiere e cori da stadio, la definitiva assoluzione dell’ex premier Silvio Berlusconi dalle accuse di concussione e prostituzione minorile.

In primo grado il leader di Forza Italia era stato condannato a 7 anni di reclusione dal tribunale di Milano. In appello fu prosciolto e ora la Suprema Corte ha convalidato quella decisione e rigettato il ricorso del sostituto procuratore della Corte d’appello milanese Pietro De Petris.

Sia Razzi che Pelino propongono, all’indomani dei festeggiamenti anche un “revisionismo del bunga bunga”, ovvero delle cene che per anni sono state raffigurate, dalla stampa e dai pm, come peccaminosi postriboli, con attempati lenoni e giovani meretrici che offrivano il loro corpo a Berlusconi e ai suoi ospiti, in cambio di regalie e carriere, cene centrali nel teorema accusatorio del processo concluso a mezzanotte di martedi.

“Ora lo dice anche una sentenza definitiva – spiega la Pelino – le famigerate cene di Arcore erano normali serate di intrattenimento, organizzate da una persona, Berlusconi, che ha uno spirito vivace socievole e che ama la vita. Una mente vivacissima e piena di verve, nonostante la sua età e una vita di lavoro sulle spalle”.

Pelino spiega poi che, comunque, con Berlusconi è andata in questi anni solo a pranzo, e “sempre era l’occasione per incontrare imprenditori ed esponenti politici, diventavano cioè piacevoli e informali momenti di lavoro”.

E Pelino sottolinea poi che “questa sentenza ha stabilito anche il principio di civiltà che nella vita privata di una persona non bisogna comunque entrare, non deve essere gettata nel tritacarne politico. E a tal proposito ringrazio il sindaco di Bari Michele Emiliano, del Partito democratico, che ha invitato i magistrati della Procura di Milano a scusarsi con Berlusconi per tutto quello che ha dovuto patire in questi anni, a causa di  un processo istruito senza valide prove”.

Razzi, invece, a differenza della Pelino, alle cene di Arcore ci è andato eccome, ma ad AbruzzoWeb assicura che fossero ben diverse da come sono state dipinte.

“E che altro dovevamo fare a cena, si mangiava e beveva! – esclama – C’erano tante persone, tante belle ragazze, si scherzava, e poi almeno io, dopo cena, me ne andavo a dormire”.

Razzi conferma di aver incontrato a queste cene anche l’ex direttore del Tg4 Emilio Fede, che a dicembre è stato condannato per favoreggiamento della prostituzione, proprio in occasione delle serate di Arcore, che l’accusa ha definito una sorta di “lupanare“, di rito orgiastici.

“Ve lo ripeto – ribadisce Razzi – erano solo belle cene tra amici, non c’era nessuno strano dopocena, a quanto mi risulta. Poi quello che ha fatto e non ha fatto Emilio Fede non mi interessa. Come dice il detto: ‘Son di Rovigo e non mi intrigo’”.