L’AQUILA – Riportiamo l’intervento integrale di apertura di Luigi Bettoni, Direttore della Filiale dell’Aquila durante la presentazione del rapporto annuale di Bankitalia all’Aquila.
IL TESTO DELL’INTERVENTO
Buongiorno a tutti; porgo il più cordiale benvenuto alle autorità e ai presenti in sala. Desidero innanzitutto rivolgere un sentito ringraziamento all’Università dell’Aquila e alla Facoltà di Economia per averci ospitato anche quest’anno e per il contributo fornito all’organizzazione del convegno.
Un doveroso ringraziamento certamente va anche agli enti, le imprese, le banche, le associazioni di categoria e a tutti gli altri organismi che hanno collaborato alla raccolta del materiale statistico e informativo confluito all’interno del documento che ci accingiamo a illustrare.
Con i suoi Rapporti regionali la Banca d’Italia mette a disposizione delle istituzioni, del mondo produttivo, accademico e finanziario, i risultati dell’attività di ricerca svolta a livello locale, contribuendo attivamente a una migliore comprensione delle dinamiche che sono alla base dello sviluppo economico delle diverse aree del Paese.
Il tradizionale appuntamento qui a L’Aquila per la presentazione delle nostre analisi sull’economia dell’Abruzzo si rinnova con crescente impegno e interesse ormai da un decennio.
Nel mio intervento introduttivo, esporrò brevemente i principali risultati delle analisi contenute nel Rapporto, lasciando ai relatori che seguiranno il compito di fornire ulteriori dettagli e spunti di approfondimento.
Gli ultimi anni, come sappiamo, sono stati caratterizzati dalle ripercussioni della più grave crisi economico-finanziaria dal dopoguerra. La risposta delle politiche economiche, lo ha ricordato il Governatore Draghi nelle sue Considerazioni finali dello scorso 31 maggio, è stata tempestiva, efficace, coordinata tra i paesi. E’ stato evitato il collasso del sistema finanziario internazionale, anche se il lascito della crisi appare tuttora pesante. Dall’avvio della ripresa, nell’estate di due anni fa, l’economia italiana ha recuperato soltanto 2 dei 7 punti percentuali di prodotto persi in precedenza.
La presenza del dott. Daniele Franco, Direttore Centrale per la Ricerca Economica e le Relazioni Internazionali, che ringrazio in anticipo per le considerazioni che svolgerà, oltre che per aver accettato il nostro invito, ci ricorda la stretta connessione esistente tra le sorti dell’economia regionale ed il futuro economico e sociale del nostro Paese.
In Abruzzo, alla flessione della domanda causata dalla crisi si sono associati gli effetti del terremoto che ha colpito nel 2009 L’Aquila e le zone limitrofe. Ne è seguita una caduta del PIL che nel complesso del biennio 2008-2009 è risultata superiore al calo, pure eccezionalmente ampio, registrato a livello nazionale.
Le numerose evidenze raccolte ci consentono di affermare, non senza qualche cautela, che nel 2010 l’economia dell’Abruzzo si è collocata su un sentiero di moderata ripresa.
Il fatturato e la produzione delle imprese industriali sono tornati a crescere, grazie al contributo delle esportazioni e al miglioramento della domanda interna. Le vendite all’estero di beni prodotti in regione, dopo la flessione registrata nel 2009, sono aumentate di poco meno del 20 per cento, trainate dal comparto dei mezzi di trasporto. Quest’ultimo ha determinato da solo quasi l’80 per cento dell’incremento complessivo dell’export, confermandosi il principale settore di specializzazione dell’industria abruzzese.
La ripresa non sembra però essersi estesa in misura uguale a tutte le imprese e i comparti produttivi. Le grandi aziende, maggiormente presenti sui mercati internazionali, e i settori tecnologicamente più avanzati hanno mostrato una migliore capacità di recupero, mentre le piccole e medie imprese, in particolare quelle operanti nel “made in Italy”, hanno continuato a risentire degli effetti della recessione.
L’Abruzzo, ancor più del complesso del Paese, ha sperimentato anche prima della crisi internazionale una fase di prolungato ristagno della crescita.
Come sottolineato dal Governatore nelle ultime Considerazioni finali, nel lungo periodo il potenziale di crescita economica di una data area riflette le caratteristiche della struttura produttiva, che possono incoraggiare o, al contrario, ostacolare lo sviluppo.
Tra i fattori che influenzano la capacità competitiva e la dinamica economica di un territorio vanno annoverati la specializzazione produttiva, la presenza di contesti favorevoli all’innovazione e l’intensità dell’attività di ricerca e sviluppo. Una specifica analisi sul tema condotta dagli economisti della nostra Filiale dimostra come, in generale, la capacità innovativa dell’economia abruzzese presenti ampi margini di miglioramento. All’inizio del decennio tutti i principali indicatori di innovazione della regione risultavano inferiori nel confronto con la media dell’Unione europea, anche nella sua configurazione allargata a 27 paesi. Tale divario non ha mostrato la tendenza a ridursi negli anni successivi.
Le indagini condotte recentemente dall’Istituto sulle imprese manifatturiere, confermano la presenza di un legame tra capacità innovativa e performance aziendale. Anche in Abruzzo, le imprese che, in risposta alla crisi, hanno adottato strategie di miglioramento qualitativo o di ampliamento della gamma dei prodotti offerti si dichiarano più ottimiste sulla ripresa delle vendite rispetto alle imprese che hanno puntato su strategie di tipo difensivo.
Nel settore delle costruzioni, l’attività ha sostanzialmente ristagnato anche lo scorso anno. Il robusto impulso espansivo proveniente dall’avvio della ricostruzione nell’area colpita dal terremoto non è riuscito infatti a contrastare del tutto il calo degli appalti pubblici nelle altre aree della regione e la generale stagnazione degli investimenti delle imprese. Nel comparto residenziale l’attività produttiva continua a essere penalizzata dalla flessione delle compravendite.
Dopo il calo registrato nel 2009, sono tornati a crescere i flussi turistici, in particolare gli arrivi di provenienza estera. La quota dell’Abruzzo sul totale della spesa degli stranieri in Italia si attesta tuttavia su valori ancora contenuti e pressoché invariati rispetto all’inizio del decennio.
La debole dinamica del reddito delle famiglie, su cui incidono le condizioni del mercato del lavoro, continua a penalizzare i consumi e il commercio. Il settore dei servizi è inoltre il comparto che ha maggiormente risentito delle conseguenze del terremoto; dopo oltre due anni dal sisma, la ripresa delle attività a L’Aquila è ancora incompleta.
Nel mercato del lavoro si è arrestato il calo dell’occupazione, dopo la marcata flessione registrata nel 2009. Il ricorso alla Cassa integrazione guadagni, aumentato di oltre sei volte nel picco della crisi, risulta peraltro ancora molto diffuso, soprattutto per la crescita dei trattamenti di tipo straordinario o in deroga.
Il tasso di disoccupazione è aumentato, collocandosi al di sopra della media nazionale. Anche in Abruzzo, come nel resto del Paese, la crisi economica ha colpito con maggiore intensità i giovani, accentuandone la tendenza a non partecipare al mercato del lavoro.
Come di consueto il rapporto dedica ampio spazio all’analisi delle dinamiche nel mercato locale del credito e del risparmio.
Nel 2010 i finanziamenti erogati dalle banche a residenti in Abruzzo sono tornati ad aumentare, anche se a un ritmo contenuto; la ripresa sembrerebbe essersi ulteriormente consolidata nei primi mesi del 2011.
In particolare sono cresciuti i prestiti alle famiglie, soprattutto nella componente dei mutui per l’acquisto di abitazioni. La debolezza della domanda, oltre che il perdurare di un atteggiamento maggiormente selettivo da parte degli intermediari, ha invece continuato a frenare il credito al settore produttivo.
La crisi ha comportato un progressivo deterioramento della qualità del credito alle imprese. L’incidenza degli ingressi in sofferenza sui prestiti in essere è passata dall’1,4 per cento di fine 2007 al 4,4 per cento di fine 2010, livello superiore alla media nazionale e a quella del Mezzogiorno.
Anche il peso dei crediti incagliati o con situazioni di anomalia è ulteriormente cresciuto: la recessione ha determinato un aumento della probabilità con cui tali crediti ‘in difficoltà’ si trasformano successivamente in sofferenze. La capacità di rimborso dei prestiti si è deteriorata in particolare per le imprese che avevano, già prima della crisi, una struttura finanziaria meno equilibrata.
La qualità del credito erogato alle famiglie consumatrici non risulta invece sensibilmente peggiorata rispetto ai livelli che si rilevavano prima della crisi.
L’accumulazione di ricchezza finanziaria da parte delle famiglie abruzzesi è risultata penalizzata dal ristagno del reddito e del risparmio. Lo scorso anno le famiglie hanno in parte modificato la composizione del portafoglio di attività finanziarie, riducendo i depositi in conto corrente e orientandosi verso forme di investimento meno liquide ma con rendimenti più elevati.
E’ giunto il momento di dare la parola al dott. Franco e poi ai miei collaboratori per la trattazione degli argomenti in programma. Prima però desidero ringraziare il Chiarissimo Prof. Lelio Iapadre di questa Facoltà di Economia e il dott. Sergio De Nardis, Economista Capo di Nomisma, che con il loro contributo innalzano il livello dell’iniziativa.






