L’AQUILA – Un giovane di origini aquilane, Carlo Coletti, di 31 anni, è stato assassinato a Caracas, in Venezuela.
Coletti era rimasto da solo nella sua abitazione mentre la famiglia si era trasferita per qualche giorno al mare.
Durante l’altra notte dei malviventi si sono introdotti nell’abitazione, probabilmente per mettere a segno un furto, e trovandosi il giovane di fronte non hanno esitato ad ammazzarlo.
Coletti era tornato l’estate scorsa in vacanza a Villa Sant’Angelo, dove vivono gli zii e i cugini, per rivedere i suoi parenti e visitare il paese distrutto dal terremoto del 2009.
A Caracas vivono tantissimi abruzzesi, emigrati in Sud America nel secondo dopoguerra, attratti dalle ricchezze e dalle opportunità lavorative offerte dalle nazioni d’oltre Oceano.
Da anni, però, molti di loro vivono blindati a causa del dilagare della violenza e della delinquenza che fanno della capitale del Venezuela una delle dieci città più pericolose del mondo.
IL RICORDO DEL CUGINO: ”ERA LEGATISSIMO A VILLA SANT’ANGELO”
VILLA SANT’ANGELO – “Ci eravamo incontrati per la prima volta in primavera a Villa Sant’Angelo, purtroppo è stata anche l’ultima”.
Ricorda così il cugino ucciso in Venezuela Ezio Coletti, che nella tarda primavera dello scorso anno aveva conosciuto Carolina e Carlo Coletti, quest’ultimo ucciso l’altra notte a Caracas durante un tentativo di rapina finito nel sangue.
“Mio zio è andato in Venezuela quando era poco più che ventenne, all’inizio degli anni ’50 – racconta – mio padre, più piccolo di qualche anno, lo ha raggiunto ma dopo 17 anni all’estero ha deciso di fare ritorno in Italia”.
“Erano una famiglia ben inserita, non benestante ma normale – prosegue – i miei due cugini si sono potuti permettere un viaggio qui di un paio di mesi nei quali siamo stati qualche volta insieme, come in occasione del mio compleanno”.
“Lui parlava solo in spagnolo – dice ancora Ezio Coletti – ma l’affetto che provava per Villa Sant’Angelo era fortissimo, aveva già programmato di tornare di nuovo”.
Quindi la pagina dolorosa dell’omicidio: “mi ha avvisato mio padre, abbiamo provato a metterci in contatto con Carolina via skipe ma, tra il caos e il fuso orario non siamo riusciti a parlarle”.
“La situazione in Venezuela è molto dura a causa della violenza e della delinquenza – conclude – ma lui era sempre molto tranquillo. Per noi è stato un colpo durissimo, mio padre li considerava come dei figli e poi portava il nome di mio nonno e di mio fratello”.





