PESCARA – Aggredito in un locale della movida, senza apparenti motivi, da tre ragazzi già noti alle forze dell’ordine che, dopo averlo massacrato di pugni e calci, lo hanno colpito al volto con una sedia, per poi fuggire lasciandolo a terra sanguinante.

Quello accaduto la scorsa notte, poco prima delle 3, a corso Manthonè, è solo l’ennesimo episodio di violenza che si registra a Pescara, questa volta ai danni di un 19enne pestato dal branco e ricoverato in ospedale per lesioni gravissime, con 40 giorni di prognosi.

A raccontare una “tragedia sfiorata” ad AbruzzoWeb è il papà del giovane, di cui al momento si preferisce non rivelare l’identità.

“Mio figlio si trovava in un locale con alcuni amici quando all’improvviso ha ricevuto uno schiaffo alla testa. Riconoscendo i soggetti ha preferito lasciar perdere e andarsene ma, evidentemente, a loro non bastava. Almeno in tre sono subito tornati alla carica e si sono scagliati con immotivata brutalità contro di lui, colpendolo ripetutamente con calci, pugni, addirittura con una sedia in pieno volto. Gli altri ragazzi che erano con lui sono scappati, così come hanno fatto gli aggressori subito dopo averlo lasciato a terra”.

Sul posto un’ambulanza del 118, che ha trasportato il giovane in ospedale, e le forze dell’ordine per ricostruire l’accaduto e raccogliere le testimonianze.

Il 19enne, con il volto tumefatto, ha riportato numerose fratture per tutto il corpo.

Domani mattina sarà presentata denuncia in Questura.

“Si tratta di soggetti con precedenti che pure sono sempre liberi in strada, liberi di distruggere le vite delle persone – sottolinea il padre della vittima – Mio figlio è un bravo ragazzo, non ha mai fatto a botte con nessuno, mai una denuncia, mai nessun problema. Questi fatti devono essere denunciati pubblicamente, non è più tollerabile dover assistere ad ingiustizie così gravi con gli aggressori che il giorno dopo continuano a vivere le loro vite, come se nulla fosse”.

“Abbiamo già dovuto assistere a tragedie che hanno segnato la nostra città, basti citare il caso del povero Thomas, bisogna fare qualcosa prima che ci scappi di nuovo il morto. Queste persone si sentono intoccabili, questa è la verità. È il momento di dire basta, chiediamo pene certe”, conclude.

Un appello arrivato nei giorni scorsi anche da un gruppo autonomo di genitori, con una campagna contro la violenza e di sensibilizzazione rivolta ai giovani: “Pochi mesi dopo l’omicidio di Thomas, avvenuto per mano di ragazzi adolescenti, un altro accoltellamento ai danni di un ragazzo di 15 anni è avvenuto nel pieno centro della città. Non possiamo più restare in silenzio”.

“A Pescara, sempre più adolescenti escono regolarmente con i coltelli. Le parole ‘Adesso basta’ non producono effetti. La prevenzione non può più rimanere solo una parola. Il nostro appello è rivolto alle istituzioni, in particolare al Comune di Pescara, affinché si agisca in modo immediato, deciso e coordinato. È rivolto anche alle famiglie, perché il nostro impegno genitoriale sia sempre costante, attento e concreto.  Prevenire, supervisionare, controllare. Non possiamo più limitarci a reagire agli eventi tragici, ma dobbiamo lavorare affinché questi non accadano. I ragazzi oggi hanno paura ad uscire, a vivere il loro tempo liberamente e serenamente. Questo è inaccettabile. Chiediamo un impegno concreto e immediato a partire dalle strade: più controlli, più iniziative di prevenzione, più attenzione al disagio giovanile. Ora. Condividiamo e diffondiamo questo messaggio. Più che si può”. (a.c.)