L’AQUILA – “Mi emoziona immensamente e mi riempie di orgoglio essere oggi in questo importante consesso che rappresenta la città dell’Aquila, la città che mi ha visto crescere e formare la mia famiglia, la città nella quale ho trascorso tutti i momenti della mia formazione scolastica e professionale e nella quale ho potuto svolgere la mia attività lavorativa coltivando le mie passioni ed i miei interessi”.
Ha esordito così nel suo discorso Giovacchino D’Annibale, fondatore e proprietario di Radio L’Aquila 1, che questa mattina nell’aula consiliare “Tullio De Rubeis” di Palazzo Margherita all’Aquila, ha ricevuto il riconoscimento ufficiale della Municipalità, a seguito dell’ordine del giorno votato all’unanimità lo scorso 18 novembre, “per il suo impegno ininterrotto e ultraquarantennale nel campo dell’informazione e della comunicazione a vantaggio dei cittadini aquilani, profuso con coraggio e professionalità anche nelle situazioni più difficili”.
A consegnare il riconoscimento il sindaco Pierluigi Biondi e il presidente del Consiglio comunale Roberto Santangelo.
Di seguito il discorso integrale di D’Annibale.
“Provo sentimenti di riconoscenza, di gratitudine e di ringraziamento verso questo consesso civico e verso le persone, le istituzioni pubbliche, religiose, politiche e della società civile con le quali ho avuto modo di confrontarmi negli oltre 50 anni di attività.
E non voglio tralasciare tutti i numerosi collaboratori che, a vario titolo, si sono succeduti e mi hanno accompagnato in tutti questi anni. Sono loro che hanno contribuito in maniera notevole all’affermazione di Radio L’Aquila 1 (già Radio Valleverde), emittente aquilana e degli Aquilani. Non finirò mai di ringraziarli.
Poco più di 40 anni fa, lo stimolo di due vecchi amici, unito alla mia incoscienza e ad una buona dose di testardaggine e di coraggio (due qualità attribuitemi dal vice sindaco Raffaele Daniele qualche mese fa), mi hanno spinto a creare dal nulla Radio Valleverde, allestendo gli studi radiofonici in una vecchia abitazione nella parte alta di Paganica.
Tra gli anni ’70 e gli ‘80 nacquero le prime radio private e la sfida di crearne una tutta nostra mi stimolava tanto che, grazie a quei due amici (uno dei quali non c’è più da qualche anno), incominciai l’avventura nell’attività radiofonica. Nei primi anni ’90 decisi di cambiare nome da Radio Valleverde a Radio L’Aquila 1 e dopo qualche anno trasferii la sede in via Indipendenza 13 all’Aquila dove siamo rimasti fino al 6 Aprile 2009.
Non voglio tediarvi raccontando tutta la storia, seppure per certi aspetti è indubbiamente appassionante, di una radio che ha segnato la vita della nostra città e non solo; ma mi piace ricordare, anche con una certa commozione, i tre momenti finora più significativi della vita dell’unica radio aquilana che ancora resiste e che ha dato e continua a dare voce a tutti, sempre al servizio della comunità.
Il primo momento è stato quello del trasferimento degli studi da Paganica al cuore della città dell’Aquila, proprio a due passi da Piazza Duomo. Decisi di fare questa scelta perché percepivo che gli ascoltatori aquilani non la sentivano come una radio che appartenesse a loro. E poi il desiderio di essere una concreta realtà nel panorama delle radio private della mia città mi stimolava pur caricandomi di un bel po’ di responsabilità.
Il secondo momento, indimenticabile, è stato quando, a qualche giorno di distanza dal terribile 6 Aprile 2009, venni contattato dal Capo Ufficio Stampa del Comune dell’Aquila, l’amico Fabrizio Caporale. Come tanti Aquilani ero sfollato sulla costa con parte della mia famiglia, quando ricevetti una telefonata da Fabrizio che mi disse che la Protezione Civile Nazionale stava cercando una radio locale. Rimasi quasi frastornato da quello che stava accadendo. Caporale aveva un’esperienza significativa in radio e la sua insistenza mi fece riflettere; insistette molto affinché riattivassi la radio, tanto che si adoperò immediatamente per il reperimento di un locale in una scuola in Via Scarfoglio.
Quello che fecero la Protezione Civile e i Vigili del Fuoco per ripristinare la mia radio, in un contesto dove mancava di tutto: acqua, riscaldamento e ancor più importante l’energia elettrica, fu certamente un miracolo. Vennero recuperate tra le macerie della mia sede ormai distrutta, le poche strumentazioni risparmiate dal crollo, altre mi arrivarono da una radio di Milano. Nella tragedia che colpì L’Aquila, quello che mi dette una forte carica fu il pensare di mettere la mia radio al servizio della collettività per dare un aiuto alla città.
Il terzo momento, infine, è stato quando il 5 Maggio 2014, alla presenza di tanti amici e delle massime autorità civili, religiose, militari e politiche venne inaugurata l’attuale sede definitiva di Radio L’Aquila 1. La partecipazione di così tante personalità mi sembrava quasi un sogno. Fu un giorno che non riuscirò mai a dimenticare.
Fin qui ormai è storia, è il mio passato e lo voglio consegnare ai giovani ai quali spero di poter dare un esempio. Ma nel passato molto recente sono accadute cose che non avrei mai pensato potessero succedere.
L’incontro con uno scrittore, Claudio Vannuccini, che ha voluto fissare in un romanzo la mia vita e quella della mia radio, e le successive presentazioni del libro, il 10 Maggio scorso a Onna e l’8 Novembre al Campidoglio, con la partecipazione di autorevoli relatori; l’inserimento di Radio L’Aquila 1 nel film/documentario su “Guglielmo Marconi e i 100 anni della Radio”, realizzato a Cinecittà Tre dal regista Vittorio Muscia, con due minuti di un servizio realizzato da RAI 3 qualche giorno dopo il sisma del 2009; l’ottimo piazzamento del romanzo di Vannuccini nella classifica di un concorso letterario organizzato dal Comune di Ovindoli – il libro si è posizionato tra i primi 25 titoli su 350 partecipanti – (proprio domani pomeriggio saranno proclamati i primi tre classificati); infine, naturalmente, la cerimonia di oggi cha questa assise civica ha voluto dedicarmi, sono il maggior riconoscimento che potessi mai sperare, tanto inaspettato quanto tanto gradito.
E perciò ringrazio di cuore quanti hanno voluto che questa cerimonia avesse luogo.






