FARINDOLA – “Non ci credevamo più, non ci speravamo più”: è quanto ha detto Adriana Parete ai soccorritori che l’hanno estratta viva dalle macerie insieme al figlio Gianfilippo.
Voci di speranza nel giorno del miracolo: in serata sono partiti da Rigopiano e sono stati portati al sicuro, all’ospedale di Pescara, i tre bambini estratti dai resti dell’Hotel travolto dalla slavina con 35 dispersi.
Tra loro c’è anche la piccola Ludovica, l’altra figlia di Giampiero Parete, che ha già riabbracciato la moglie e il figlio maschio.
L’altro bambino salvato è Edoardo Di Carlo, che era nell’albergo con i genitori Sebastiano e Nadia, i quali, invece, risultano tuttora dispersi.
I tre bimbi sono stati portati in viaggio nel tratto che dai resti dell’albergo porta a Farindola (Pescara).
La strada era ghiacciata e quindi le ambulanze hanno viaggiato a velocità ridotta.
I piccoli sopravvissuti sono arrivati a Penne a bordo di ambulanze e poi sono stati caricati sul velivolo che li attendeva vicino al Centro di coordinamento dei soccorsi.
Il quarto bambino, già portato in salvo, è il marchigiano Samuele Di Michelangelo.
Attorno alle 16, gli uomini dei Vigili del Fuoco, del Soccorso alpino e della Guardia di Finanza che stanno lavorando da ore, avevano stabilito un contatto con un ulteriore gruppo di superstiti, tre persone, dopo quello di sei trovato in mattinata e una settima persona individuata nel primo pomeriggio.
I soccorritori avevano iniziato a parlare con loro ma ancora non erano riusciti a raggiungerli. Dai primi contatti sembrava si trattasse di due bambini e una donna ma quando li hanno trovati hanno visto che erano tre bimbi.
È intanto stata riconosciuta anche la seconda vittima della valanga di Rigopiano: si tratta di Gabriele D’Angelo, cameriere dell’Hotel. Sono stati i parenti a confermare l’accaduto.
Trovata e raggiunta una settima persona sotto le macerie dell’hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), mercoledì travolto da una slavina, mentre proseguono le operazione per estrarre il terzo superstite del primo gruppo di sei persone individuato dai soccorritori.
Mentre i Vigili del fuoco spiegano d’aver individuato altre persone ed essere entrati in contatto con tre di queste: si tratta di una donna e di due bambini, con cui stanno parlando.
Risultano essere in salvo tre dei dispersi marchigiani che si trovavano nell’hotel. Sono Domenico Di Michelangelo, 41 anni, di Chieti, poliziotto in servizio a Osimo (Ancona), la moglie Marina Serraiocco, 37 anni, di Popoli, e del loro bambino di 7 anni. Lo conferma il sindaco di Osimo Simone Pugnaloni, che cita fonti ‘dei familiari e delle forze di polizia’.
Giampiero Parete, uno dei primi due superstiti tratti in salvo giovedì mattina, è stato dimesso e ha già riabbracciato la moglie e il figlio, primi estratti dalle macerie, attualmente in osservazione nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Pescara. Il 38enne, che era riuscito a evitare la slavina e ha lanciato l’allarme, è con i suoi familiari ma manca ancora l’altra figlia, la piccola Ludovica, che era con loro.
Alessandro Giancaterino è una delle due vittime accertate della valanga. Il riconoscimento del corpo è già stato effettuato. Giancaterino era il fratello dell’ex sindaco di Farindola (Pescara), ed era il capo cameriere del resort.
Secondo fonti sanitarie dell’ospedale di Pescara, eletto presidio di riferimento per i feriti, al momento sono arrivati nel nosocomio un adulto e un minore.
I carabinieri della forestale hanno acquisito le carte sui piani di emergenza e soccorso dell’area Vestina, da Penne verso la montagna, predisposte e attuate dalla Provincia.
Sono state circa 43 ore sotto l’enorme massa di neve della valanga, i detriti e le macerie dell’albergo da donna e la bambina estratte poco dopo le 12,30 dalle macerie dell’hotel Rigopiano. Il primo allarme della valanga, infatti, era stato lanciato da Giampiero Parete alle 17,40 di mercoledì 18 gennaio. In pratica quasi due giorni.
“Abbiamo ritrovato macerie, mobili e auto fino a 400 metri di distanza. Significa che le ricerche proseguiranno ancora a lungo su una superficie di terreno molto ampia”. È la testimonianza del presidente del Soccorso Alpino del Piemonte, Luca Giaj Arcota.
“A causa di materassi, cuscini e calcinacci frammisti alla neve – spiega Giaj Arcota – le sonde continuano a trasmettere falsi segnali di ritrovamento e scavare con le pale nella neve pressata e appesantita dal disgelo è estremamente laborioso”. A Farindola sono al lavoro 23 operatori del Soccorso Alpino e Speleologico del Piemonte.
Giovani coppie che festeggiavano compleanni o semplicemente in ferie, gruppi di una stessa città, destini decisi dal fato tra chi ha voluto ripartire in fretta e furia e chi invece ha scelto di rimanere, finendo sotto le macerie e la slavina.
C’è il terribile zampino della sorte nelle storie delle persone rimaste sepolte all’hotel Rigopiano di Farindola, almeno 35 da quanto è stato potuto ricostruire al momento. In mattinata 6, ancora da capire le generalità, sono state ritrovate vive.
Le persone registrate in Questura ufficialmente erano 24 a cui vanno aggiunti 8 dipendenti, ma è stato confermato che ci fossero degli ospiti e dunque il numero è arrivato a 35.
Hanno deciso all’ultimo momento di rimanere Luciano Caporale, 53 anni, di Castel Frentano, e la moglie Silvana Angelucci, 46, entrambi parrucchieri. Altri due amici che erano con loro e hanno forzato la partenza, invece, sono salvi per puro caso.
Non ci dovevano nemmeno stare, nel resort, Claudio Baldini e Sara Angelozzi, poco più che quarantenni di Atri, lei titolare di un beauty-center. Sul registro degli ospiti all’inizio il loro nome non risultava, cosa che aveva fatto sperare, poi la conferma.
Domenico Di Michelangelo, poliziotto in servizio al commissariato di Osimo, Marina Serraiocco, proprietaria di un negozio di bomboniere nel centro della cittadina marchigiana, erano con il figlio Samuele, appena 9 anni.
“Tanto, tanto spavento. Siamo bloccati dalla neve e i soccorsi non ancora riescono a venire. Molto probabilmente se ne parla domani. Noi stiamo bene”, l’ultimo messaggio scritto su Facebook da lei.
Ci sono poi l’estetista Jessica Tinari, 24 anni, di Vasto, impegnata anche in politica, e Marco Tanda, 25 anni, maceratese, primo ufficiale di volo Ryanair. Jessica mercoledi mattina alle 11.19 ha scritto sul suo profilo Facebook “nuova scossa”. È stata la sua ultima comunicazione.
Giorgia Galassi, studentessa di 22 anni e Vincenzo Forti, pizzaiolo di 25, entrambi originari di Giulianova (Teramo). L’ultimo accesso sulle chat telefoniche, i due ragazzi, lo avevano effettuato uno alle 15.32 e l’altra alle 15.45.
E ancora una giovane coppia, Stefano Feniello, 28 anni che martedì aveva festeggiato a Rigopiano il suo compleanno, salernitano ma residente a Marina di Città Sant’Angelo, operaio Cordivari, e la fidanzata, Francesca Bronzi, 25 anni, di Montesilvano.
Una coppia ascolana, Marco Vagnarelli, e la sua compagna Paola Tomassini, entrambi quarantacinquenni residenti a Castignano, con l’ultimo contatto con i parenti alle 16.30.
Cinque, poi, le persone di Loreto Aprutino (Pescara) presenti all’hotel al momento della valanga assassina. Piero Di Piero, 55 anni, dipendente della Tua e allenatore di calcio conosciutissimo in tutto l’Abruzzo, con la moglie Barbara Nobilio.
Con loro c’erano anche Sebastiano Di Carlo, 49 anni, titolare di due pizzerie a Loreto e Penne, con la moglie Nadia Acconciamessa e il figlio Edoardo, di dieci anni.
Altre 3 persone, una donna, Adriana, e due bambini, Gianfilippo e Ludovica, sono rimasti separati dal capofamiglia Giampiero Parente, superstite della tragedia.
Tra i registrati anche la coppia composta da Foresta Tobia, 60 anni, originaria di Cosenza e Bianca Iudicone, 60 anni, entrambi residenti a Pescara, mentre da Roma si erano prenotati Giampaolo Matrone, 33 anni e Valentina Cicioni, 33.
Ci sono anche molti dipendenti del resort nell’elenco dei dispersi.
Come il cameriere Gabriele D’Angelo, di Penne, originario pure di Loreto Aprutino. O Marinella Colangeli, 30 anni, responsabile del centro benessere, originaria proprio di Farindola, e la giovanissima e sportiva Luana Biferi, di Bisenti, anche lei nello staff della struttura.
Nello staff c’erano anche Alessandro Riccetti, ternano di 33 anni, addetto alla reception che ha avuto un ultimo contatto telefonico con la madre intorno alle 16, stesso ruolo per Emanuele Bonifazi, 31 anni, di Pioraco (Macerata), Cecilia Martelli, di Atri, massaggiatrice nella struttura, Alessandro Giancaterino, capo cameriere, e Ilaria Di Biase, 32 anni di Archi (Chieti), cuoca. (alb.or.)
“La Regione Abruzzo non ha mai adottato una Carta delle valanghe, che avrebbe ad esempio potuto scongiurare il dramma dell’hotel Rigopiano di Farindola”.
L’ingegnere Dino Pignatelli, esperto di impianti a fune ed esperto abilitato di valanghe con una formazione anche in Svizzera, non ha dubbi: “Anche da un’osservazione superficiale del posto si capisce che non è immune dal rischio valanghe, è sicuramente una zona esposta a valanghe, che poi negli ultimi anni non ce ne siano state non significa nulla”.
Mentre i soccorritori scavano ancora, nella speranza di trovare qualche sopravvissuto tra la trentina di persone che dovrebbero essere sepolte da neve e macerie, Pignatelli spiega ad AbruzzoWeb che “non c’è un serio Piano regionale valanghe, che si trasforma nella Carta che deve essere adottata dai Piani regolatori fatti dai Comuni”.
“Sul monte Terminillo abbiamo fatto esattamente questo, un paio d’anni fa: mappa del rischio che stabilisce le zone pericolose”, racconta.
“C’è tutto un sistema attraverso il quale si studiano le valanghe – spiega – Abbiamo metodologie di calcolo molto raffinate, riusciamo ad individuare con una certa precisione sia l’entità, sia l’altezza della neve accumulata, la pressione che esercita su quello che incontra e la velocità che raggiunge la neve”.
“Lo studio delle valanghe è oggi assolutamente puntuale e precisa nelle determinazioni”, aggiunge, spiegando come “ci riferiamo alla normativa svizzera che è la più aggiornata”.
Tra le soluzioni che si possono adottare per difendersi, ci sono le protezioni attive e quelle passive.
“Le prime vengono messe a monte – dice Pignatelli – ed impediscono la formazione di una valanga. Le seconde più a valle e sono dei deviatori, ma si tratta di opere importanti anche perché per deviare quella massa servono infrastrutture di un certo impatto”.
All’hotel Rigopiano di Farindola, insomma, interventi di questo tipo magari non sarebbero stati possibili, ma semmai ci fosse stata una Carta regionale delle valanghe, ragiona Pignatelli, “il Comune di Farindola avrebbe sicuramente messo quell’area tra quelle non edificabili”.
E la Carta delle valanghe “è sovraordinata rispetto al Piano regolatore, che deve recepirla altrimenti l’applicazione viene imposta per legge”.
Certo, un intervento edilizio preesistente “a livello urbanistico può essere sanato, ma possono essere imposte precauzioni e fatto un progetto per queste”, come Pignatelli ha ad esempio fatto a Campo Staffi, nel comune di Filettino (Frosinone), dove “c’era un impianto che non si poteva aprire perché era stato denunciato un pericolo valanghe che in effetti c’era, e grazie a degli interventi ha potuto riaprire”.
Pignatelli non esclude poi che il distacco possa essere stato scatenato dalle forti scosse di terremoto registrate mercoledì mattina in Alta Valle Aterno, visto che “anche il passaggio di un aereo può produrre una valanga, quindi un elemento di trazione anomalo può senza dubbio esserci stato”.
“È strano che siano passate alcune ore ma anche questa è una cosa possibile”, aggiunge.
Non ha aiutato, nel ridurre l’impatto sull’albergo, neppure il bosco: “È troppo a valle, può aver prodotto il ritardo nell’arrivo della valanga, ma la massa di neve è un insieme compatto che tende a spingere”.
L’attenzione torna dunque ora sulla Carta delle valanghe che si attende dalla Regione Abruzzo: “È stato pubblicato un bando un paio d’anni fa per la sua redazione, ma è stata assegnata al massimo ribasso senza tener conto delle esperienze e dell’importanza di utilizzare metodologie di calcolo innovative”, è l’amara considerazione dell’ingegnere. Marco Signori
Uno spazzaneve, chiesto dall’hotel Rigopiano, per far tornare a valle i clienti, visto la troppa neve e soprattutto la paura per le scosse di terremoto, sentite in modo particolare in quel versante del Gran Sasso. Uno spazzaneve che però non ha fatto in tempo ad arrivare, anche per la bufera in corso. È quanto emerge nelle prime ricostruzioni di quanto avvenuto nelle ultime ore prima della valanga che ha travolto l’albergo.
Pronta la risposta della prefettura: “Appena abbiamo saputo non con certezza, ma solo che poteva esserci una possibilità, abbiamo subito mandato una colonna mobile”.
Il primo a raccontare la sua versione è Quintino Marcella, ristoratore e datore di lavoro di Giampiero Parete, il superstite della valanga che proprio al ristoratore ha lanciato l’allarme: “Giampiero e tutti gli altri ospiti dell’albergo avevano pagato ed avevano raggiunto la hall, pronti per ripartire non appena arrivato lo spazzaneve. Gli avevano detto che sarebbe arrivato alle 15, ma l’arrivo è stato posticipato alle 19. Avevano preparato già le valigie, tutti i clienti volevano andare via”.
L’uomo poi ripercorre le fasi che hanno portato ad attivare la macchina dei soccorsi. “Ho chiamato la Polizia che mi ha passato una coordinatrice della Prefettura la quale mi ha detto ‘abbiamo parlato due ore fa col direttore dell’albergo e lì non c’è nulla’. Io ho insistito affinché mandassero i soccorsi, ma mi è stato detto che non era successo nulla. Ho provato a chiamare anche gli altri e forse questo ha ostacolato i soccorsi. Ho chiamato tutti, 113, 112, 118, 117, 115, oltre a messaggi ad amici e in paese. A Giampiero dicevo che stavamo arrivando, non pensavo ci fossero tutte queste difficoltà”.




