TERAMO – La paura di denunciare, convincersi lentamente di aver sbagliato o di essere sbagliata, amore che diventa possesso e ossessione, cambiare vita e abitudini per timore e il senso di angoscia che assale la vittima anche solo in una semplice passeggiata in centro.
Ancora un caso di violenza in Abruzzo, ma questa volta le vessazioni arrivano a una donna da un’altra donna, la ex del suo compagno.
A denunciare, dopo anni, l’ennesimo caso di stalking è il consigliere comunale di maggioranza di Teramo Martina Maranella.
La giovane politica, dopo aver preso parte ad un incontro a Nereto (Teramo), organizzato dalle donne Dem e dal Pd e a cui ha partecipato anche la senatrice Valeria Valente, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, ha deciso di raccontare la sua storia sui social.
Dopo l’incontro, nato per sensibilizzare la cittadinanza sul tema della violenza di genere sopo l’omicidio di Mihaela Roua, uccisa dal suo compagno a Nereto un mese fa, Maranella ha assistito alla proiezione del film “Oltre la bufera”: due appuntamenti accumunati dai temi dell’odio e della violenza.
“Questi due eventi mi hanno vista coinvolta in ragionamenti personali e introspettivi. Mi sono messa ad analizzare il concetto di violenza. La violenza fisica e quella verbale e psicologica”, racconta su Facebook il consigliere.
“Poco meno di quattro anni fa, nel dicembre del 2015, ho iniziato a subire violenze psicologiche da una ex convinta di amare la persona che io le avevo tolto. Cito solo due frasi per me particolarmente toccanti ‘Tanto non vinci, piuttosto perdiamo entrambe’, come se l’amore fosse un trofeo da riporre in uno scaffale al sicuro e ‘Forse non ti è chiaro qualcosa! Permettiti un’altra volta (riferito al fatto che fossi a spasso per la sua città natale) e ti prendo a schiaffi sa faccia da c…o che ti ritrovi’. E sono solo alcune delle frasi dette, di minacce durate due anni e ora ricominciate anche rivolte alla mia sessualità e alla mia immagine di ‘poco di buono’. A dire il vero tremo ancora nello scriverlo, perché in tutti questi anni l’ho tenuto per me, pensando che una denuncia potesse rovinarle la vita a trentanni, che forse aveva ragione, avevo fatto qualcosa di sbagliato pur non sapendo bene cosa; che con il passare del tempo le sarebbe passata”, aggiunge.
“Forse anche a causa del fatto che chi la conosceva diceva di lei che era solita nelle alzate di testa, ma che poi non avrebbe fatto nulla nella realtà e che ‘poverina, si sentiva abbandonata perché ancora innamorata; è solo frustrata’ o peggio ancora ‘beh vabbè allora lascialo, così smette di scriverti’, come se le mie scelte personali dipendessero dalla serenità o dalla stabilità di una persona che ripeto, non avevo mai visto in vita mia. Io però non ci vedevo una richiesta disperata di amore, ma piuttosto una gestione smisurata di possesso, a tratti anche ossessivo. Quello che faticavo a notare era quanto questo stesse cambiando me e il mio modo di vivere liberamente la mia vita”, spiega la giovane.
Violenze picologiche e vessazioni che ben presto hanno influito nella vita di Maranella: “Inconsciamente non volevo andare a Mosciano; diffidavo dalle persone nuove che conoscevo; avevo paura di girare per Giulianova in estate per non incontrarla. E avevo paura che alle minacce seguissero delle violenze fisiche rivolte alla mia persona o danni alla mia macchina – racconta – In poco tempo stavo cambiando quasi inesorabilmente. Ci ho messo oltre due anni a ritirare su il collo, a guardare le persone nuovamente negli occhi con sguardo fiero e consapevole, anche se ancora oggi, in alcune occasioni penso di non essere all’altezza. Saperla nuovamente per i corridoi dell’Università mi rende inquieta, lo ammetto, ma almeno ne ho preso coscienza. E sì, perché ho capito che non possiamo permettere a nessuno di piegarci. Ma vi assicuro, per quelli di voi che sono arrivati a leggere fino a qui, che le minacce ricevute dietro uno schermo possono essere anche più traumatiche. Guardando una persona negli occhi ne capisci le intenzioni, i gesti, i modi, leggendola e soprattutto non conoscendola, non riesci neppure a credere che stia succedendo a te e perché. Ho sempre creduto di essere forte, ma ho imparato, a mie spese, di avere un lato fragile. Le paure possono essere di natura diversa, ma ci riguardano tutti”.
Infine, la giovane donna lancia un messaggio a tutti coloro che stanno subendo o hanno subito in passato soprusi e maltrattamenti: “Non bisognerebbe permettere a nessuno di farci abbassare la testa o peggio ancora di credere che il nostro problema sia sciocco solo perché ad altri lo sembra. Bisognerebbe, piuttosto, lottare ostinatamente per le proprie convinzioni e per la propria libertà. Ho scritto troppo, lo so, ma per me era importante farlo, non certo per i like, ma per renderlo reale a me stessa ed iniziare ad uscirne, lentamente ma definitivamente”, conclude. (a.c.p.)






