TERAMO – Il Tribunale amministrativo regionale ha bocciato il ricorso del Comune di Atri (Teramo), contro la chiusura avvenuta il primo dicembre del punto nascita dell’ospedale San Liberatore a seguito della razionalizzazione voluta dal commissario alla sanità e presidente della Regione Luciano D’Alfonso, e fortemente sostenuta dall’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci, con la contrarietà però dei consiglieri anche di maggioranza teramani.

La sentenza del Tar è stata emessa a conclusione dell’udienza del il 16 dicembre, ma resa nota solo oggi respinge tutte le censure dell’amministrazione, definendo infondate quelle mosse in ordine alle presunta erronea applicazione del criterio del numero dei parti ed inammissibili quelle relative all’inattendibilità delle tempistiche di attuazione del crono programma Asl. Ovvero del già avvenuto potenziamento del punto nascita di Teramo, che dovrà farsi carico di un maggior numero di parti.

“Andremo sicuramente al Consiglio di Stato”   commenta il sindaco di Atri Gabriele Astolfi.

“Le sentenze  non si commentano – aggiunge il sindaco – si eseguono e si accettano.  Ma restano i motivi politici della nostra contrarietà ad un errore impressionante e continueremo pertanto a batterci per far riaprire il nostro puto nascite”.

Giovedi la giunta incontrerà l’avvocato Carlo Scarpantoni del foro di Teramo, per avviare la pratica del ricorso al Consiglio di Stato.

“La chiusura del punto nascita  –  conclude il sindaco – è solo il primo passo nello smantellamento del San Liberatore, i prossimi passi saranno il ridimensionamento dei reparti di ginecologia e di pediatria, con apertura dimezzata a sole 12 ore”

Nella stessa udienza era stata emessa la sentenza, ancora non comunicata, sulla chiusura del punto nascita di Ortona (Chieti), anch’essa già chiuso e di Sulmona ( L’aquila) la chi chisura è stata programmata a primavera.

La sentenza per gli atriani è una doccia fredda, perché i ricorrenti erano ottimisti in quanto Il presidente e commissario D’Alfonso ha firmato a inizio dicembre quattro missive, una per ogni Punto nascita, oltre alle tre citate, anche per quello di Penne (Pescara), la cui chiusura è imminente, indirizzate all’attenzione del ministro Beatrice Lorenzin, dove si chiede al Comitato punto nascita nazionale una nuova valutazione dei criteri e della qualità dei servizi resi.

Una decisione che ha fatto seguito alla circolare dello stesso ministro dell’11 novembre scorso che consente di mantenere in attività i punti nascita nelle aree montane e disagiate, anche se fanno meno di 500 parti, purché vengano mantenuti gli standard di qualità̀ e di sicurezza. In base ai dati aggiornati al 2014 dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari (Agenas), Atri e Ortona superano poi la soglia di sicurezza di 500 parti l’anno.

Argomenti che almeno per Atri non sono stati sufficienti a mutare l’orientamento del Tar. (Filippo Tronca)