L’AQUILA – La riunione del Comitato tecnico del percorso nascita convocato ieri per riesaminare la vicenda della chiusura dei punti nascita di Sulmona, Atri, Penne e Ortona, con meno di 500 parti all’anno e quindi poco sicuri, ha preso possesso delle istanze sulla inappropriatezza della decisione sancita dal decreto commissariale di Luciano D’Alfonso ed è stata aggiornata a venerdì prossimo.

In questi giorni i tecnici approfondiranno la questione che tante polemiche ha provocato, per poi dare risposte scientifiche. 

È stato l’assessore alla Sanità, Silvio Paolucci, ieri assente, a chiedere il riesame alla luce della risoluzione approvata nei giorni scorsi dal Consiglio regionale. 

La sede dell’assessorato a Pescara è stata presidiata dai comitati che si oppongono alla chiusura, in particolare molto numerosi I rappresentanti di Sulmona.

A coordinare i lavori è stato il direttore regionale del settore Sanità, Muraglia, e il commissario regionale dell’Agenzia sanitaria regionale, Mascitelli. Unico manager presente quello della Asl provinciale dell’Aquila, Giancarlo Silveri.

Intanto, il presidente della Commissione vigilanza e consigliere regionale di Fi, Mauro Febbo, in una nota sottolinea che “in seguito alle nostre battaglie in Consiglio regionale e una opposizione ragionata e concreta siamo riusciti a far valere la nostra posizione sia nei confronti commissario ad acta,  D’Alfonso, sia dell’assessore alla Sanità, Silvio Paolucci, e dopo un incontro chiarificatore abbiamo ottenuto l’inserimento della dottoressa Manuela Mucci, primario del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Ortona, all’interno proprio del Comitato tecnico del Percorso nascita chiamato a discutere nuovamente sulla chiusure dei punti nascita in Abruzzo”.

“Continua pertanto il nostro massimo impegno – prosegue Febbo – per difendere il punto nascita di Ortona, struttura fondamentale per la provincia di Chieti dove abbiamo da sempre sostenuto che sussistano tutti i requisiti che possano scongiurarne la chiusura. Adesso non ci resta che attendere i risultati del Comitato tecnico dei punti nascita che tornerà di nuovo a rivedere e riesaminare tutti i dati tecnici, gli standard di sicurezza e i requisiti previsti dalle agenzie sanitarie”.

“L’accreditamento dei punti nascita andrebbe fatto sulla base dei requisiti più ampi e che comprendano gli aspetti territoriali, dei livelli professionali, strutturali e tecnologici e non avere come discrimine essenziale il solo riferimento numerico dei parti annui”. 

È questo uno dei punti chiave dell’interrogazione che la senatrice Stefania Pezzopane ha rivolto al ministro della Salute, insieme ad altre colleghe e colleghi del Pd, sui punti nascita.

Nell’interrogazione si chiede di conoscere sulla base di quali criteri sia stato stabilito lo standard minimo di 500 parti annui, come limite di sicurezza, limite praticamente mai raggiungibile nelle aree interne di montagna, come sicuramente lo è Sulmona, pur in presenza di presidi ospedalieri attrezzati e professionalmente adeguati.

“L’assunzione di tale standard comporta nel nostro paese la chiusura pressoché totale dei punti nascita dei distretti montani e delle zone rurali – afferma la senatrice – finendo per concentrare tutti i servizi nei grandi presidi ospedalieri, che sarebbero sovraffollati, prefigurando una riduzione eccessiva dei servizi nelle zone rurali, anche di carattere primario per le comunita’. Alcune Regioni stanno giustamente applicando delle deroghe, per esempio la Toscana, che si sta facendo carico della questione aree interne e montane in maniera ammirevole”.

Nell’interrogazione si chiede anche di conoscere quali misure specifiche il ministero pensa di adottare, a tutela della donna partoriente e del nascituro, considerata la distanza degli ospedali piu’ vicini e dei lunghi tempi di percorrenza dovuti alle peculiarita’ dei territori montani. E se queste scelte non comportino costi aggiuntivi per investimenti nei grandi presidi ospedalieri già sovraffollati.