L’AQUILA – Il Tribunale civile di Milano ha condannato il Comune dell’Aquila al pagamento in favore di Banco popolare Milano (BMP S.p.a.) di  531.286,00 euro oltre interessi legali, per un totale di oltre 800mila euro.  Questo in riferimento a una vicenda, riguardante i puntellamenti in centro storico per la ricostruzione dopo il  sisma del 2009, connessa con l’inchiesta “Do ut des” per una presunta corruzione. Una storia che 12 anni fa ebbe risvolti mediatici notevoli visto che sotto l’aspetto penale coinvolse alcuni politici e il titolare della ditta Steda, affidataria dell’appalto, ma furono tutti sempre assolti nei vari gradi di giudizio.

Questi i fatti. Il Banco Bpm (Banca popolare di Milano), aveva  citato il  Comune davanti al tribunale di Milano per chiedere il pagamento di  quell’appalto ceduto alla banca dopo un accordo tra l’ente e la ditta  Steda.

 

 

Secondo le argomentazioni della banca, infatti, tra Steda e Comune dell’Aquila venne stipulato un contratto di appalto per la messa in sicurezza  di edifici  per il quale Steda aveva maturato un credito di un milione e 800mila euro. Tale credito nel 2010 fu ceduto da Steda alla banca la quale incassò dall’ente locale il pagamento della prima cospicua fattura. La banca, però, contesta che la seconda e ultima fattura, per poco più di 600 mila euro, non è stata mai pagata aggiungendo  che tale importo era stato versato dal Comune alla curatela fallimentare  di Steda.

 

 

 

Per la banca, però, questo pagamento, che riguardava un credito già ceduto dalla ditta all’istituto bancario, non avrebbe efficacia liberatoria della obbligazione assunta  dal Comune che deve pagare visto che la sentenza è esecutiva.

il Tribunale, sull’assunto dell’esistenza di un valido vincolo contrattuale tra la Steda S.p.A. ed il Comune (assunto fermamente contestato dal Comune), nonché dell’inopponibilità al Banco BPM dei pagamenti in favore del Fallimento Steda S.p.A. eseguiti successivamente alla notificazione del contratto di cessione del credito, si è opposto invano e ora andrà in appello.

L’ente ha deciso di pagare in quanto si esporrebbe alla esecuzione forzata. Salvo poi andare in appello e riprendersi la somma in caso di esito favorevole.