L’AQUILA – “La governance del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi blocca il confronto sulla riforma della legge che disciplina la professione, una norma che ha rappresentato una conquista storica ma che oggi non è più in grado di rispondere alle sfide del nostro tempo”.

Lo afferma Enrico Perilli, professore associato di Psicologia dinamica all’Università degli Studi dell’Aquila, presidente dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Regione Abruzzo e consigliere del Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi (CNOP).

Secondo Perilli, la legge 56 del 1989, che disciplina la professione di psicologo, è nata “in un altro mondo”, prima della rivoluzione digitale, dell’intelligenza artificiale, delle pandemie, della crisi climatica e degli attuali sconvolgimenti geopolitici.

“Pensare che una legge concepita in quel contesto possa continuare a regolare la professione nel 2026 è profondamente sbagliato”, osserva.

Per il presidente dell’Ordine abruzzese, l’attuale normativa non è più in grado di offrire risposte adeguate su temi centrali come gli ambiti professionali, la formazione e la deontologia.

Negli anni, spiega poi, le lacune sono state colmate con circolari ministeriali e linee guida, ma “continuare a mettere toppe non basta più: è arrivato il momento di riformare la legge”.

Perilli propone dunque di avviare una grande consensus conference che coinvolga associazioni, università, scuole di specializzazione, organizzazioni dei liberi professionisti e tutti i portatori di interesse, con il coordinamento del Consiglio nazionale e della Fondazione.

“Da tempo proponiamo, in ogni seduta del Consiglio nazionale, di avviare questo percorso, ma l’attuale governance continua a ritenerlo troppo rischioso. Noi continueremo a batterci perché si apra un confronto vero sulla riforma della legge. Se la professione non saprà guidare questo cambiamento, il rischio è che sia la politica a intervenire, con il pericolo di ritrovarci non davanti a una riforma, ma a una controriforma”, conclude Perilli.