L’AQUILA – Il centrosinistra riconquista dopo 5 anni la Provincia dell’Aquila, ma si spacca nel Consiglio comunale del capoluogo, con consiglieri del centrosinistra che non hanno votato il candidato Gianni Padovani del Partito socialista, che ha mancato l’elezione come consigliere provinciale.
Dura la reazione del sindaco Massimo Cialente, per ora in un commento al vetriolo sul suo profilo Facebook, in cui indica come motivo del “tradimento” una sorta di vendetta trasversale per il discusso sostegno, da parte sua, alla nomina a consigliere di amministrazione della società Gran Sasso Acqua Spa di Salvatore Santangelo, ex di Alleanza nazionale, assai vicino all’ex sindaco della Capitale, Gianni Alemanno. Un appoggio cialentiano che ha creato una sommossa all’interno della maggioranza e del Pd aquilano.
Un incidente che ha rovinato il clima di soddisfazione, soprattutto in casa Pd, per la vittoria alle Provinciali, comunque data per scontata, da parte del sindaco di Pratola Peligna, Antonio De Crescentiis, che ha battuto nettamente il candidato del centrodestra Paolo Federico, vice sindaco di Navelli e consigliere provinciale uscente, con il 65,3 per cento delle preferenze contro il 34,7.
In un’elezione ad appannaggio, però, solo di sindaci e consiglieri comunali, 1.161 persone in tutto, per rinnovare i vertici di una Provincia degradata a ente di secondo livello, senza soldi e deleghe incerte, grazie alla contrastata riforma Delrio.
“Sono felicissimo della vittoria di De Crescentiis – esordisce nel commento il sindaco – Un giovane amministratore bravissimo, espressione di un’area, quella Peligna, abbandonata, che ha un disperato bisogno di buona politica, con azioni precise da Provincia e Regione”.
Ma subito dopo aggiunge una riflessione al vetriolo sul voto del consiglio comunale aquilano.
“I firmatari del comunicato emesso contro di me per la vicenda Santangelo tre giorni fa, che si appellavano ai ‘limiti invalicabili del centrosinistra’, fra cui Giuseppe Ludovici (sob ah ah ah), non solo non hanno votato per il candidato che si erano scelti democraticamente e all’unanimità in riunione, vale a dire Padovani, ma una parte di loro ha votato a destra”.
Dunque, accusa Cialente, i traditori sarebbero gli otto consiglieri di maggioranza che hanno sottoscritto una durissimo comunicato stampa contro l’appoggio di Cialente a Santangelo, firmato anche dallo stesso candidato consigliere provinciale Padovani: Antonello Bernardi (Partito democratico), Giuliano Di Nicola (Italia dei valori), Ermanno Giorgi (Centro democratico), Pierluigi Mancini (Alleanza per l’Italia), Giustino Masciocco (Sinistra ecologia libertà), Enrico Perilli (Federazione della sinistra), Salvatore Placidi (Cattolici democratici).
E con loro anche Ludovici, ex della maggioranza ora battitore libero nel gruppo misto, fatto oggetto di ironia da parte di Cialente con quel “sob ah ah ah”, non essendo mai corso buon sangue tra il sindaco e l’esponente di Alleanza per Italia, recordman di preferenze sebbene proveniente dal centrodestra alle elezioni del 2012.
Masciocco ha però contattato AbruzzoWeb e ha tenuto a precisare che, per quanto lo riguarda. “il caso Santangelo, a differenza di quello che insinua Cialente, non c’entra, la decisione mia e del partito di non votare alle elezioni provinciali nasce dal dissenso già pubblicamente espresso, per le modalità non condivise con cui sono state composte le liste, in cui compaiono esponenti provenienti dal centrodestra”.
Smentisce anche il consigliere Perilli che invita Cialente a fare i nomi, “altrimenti sta solo gettando fango”.
“Lascio ai cittadini il giudizio – conclude amareggiato Cialente – e il comprendere la solitudine di alcuni di noi di fronte alla fatica improba di governare ed al contempo ricostruire una città in queste condizioni”.
Il consigliere Padovani, va infine ricordato, a marzo era salito alla ribalta delle cronache nazionali, per aver tamponato una macchina dei carabinieri all’uscita dell’autostrada e perchè avrebbe dichiarato di essere il fratello gemello per sfuggire alla multa.
Padovani ha poi smentito questa versione dei fatti, spiegando che non si è trattato “di false attestazioni sulla mia identità, atteso che il nome di mio fratello gemello è venuto fuori solo in occasione della domanda sulla proprietà del veicolo da me condotto”.






