CHIETI – “Anziché darmi tutti addosso, se mesi fa avessimo fatto come avevo proposto io, adesso non ci troveremmo a dover subire le decisioni imposte da Roma, senza più avere la posizione di forza che aveva all’inizio la provincia teatina, grazie al fatto che era l’unica ad avere i requisiti per rimanere autonoma”.

A parlare è il presidente di Confidustria Chieti Paolo Primavera che, sul riordino delle province, accusa la politica teatina di miopia strategica: “Se avessimo scelto allora ciò che ci è stato imposto adesso, avremmo potuto impostare una seria trattativa con la provincia di Pescara, in cui la provincia teatina, nel suo complesso, avrebbe potuto far valere il suo peso, nettamente superiore a quella pescarese, sia in termini economici che di ampiezza di territorio che per numero di abitanti”.

E così, mentre a Chieti in tanti non demordono nel portare avanti la battaglia per l’autonomia della provincia e continuano ad organizzare manifestazioni (l’ultima è l’assemblea pubblica è fissata per martedì 13 al Supercinema), quella del presidente Paolo Primavera continua a rimanere una voce fuori dal coro.

Secondo Primavera, la battaglia è stata condotta male: “L’errore che si è fatto è stato quello di bilanciare la trattativa solo sul peso di Chieti città e di Pescara città. Da questo punto di vista Chieti è perdente, ma non lo è certamente da quello dell’intera provincia, la più forte di tutta la regione. Se Chieti avesse ragionato in questa ottica l’avrebbe fatta da padrona. Invece la battaglia l’ha portata avanti solo il sindaco di Chieti. Ma senza strategia, c’è stata solo la barricata”.

Vista la vicinanza dei due capoluoghi di provincia, secondo il presidente di Confindustria Chieti non si sarebbe potuto pensare a una soluzione diversa dall’accorpamento. Ma questo andava proposto e studiato nei minimi dettagli sin dall’inizio e non essere imposto dal governo centrale, quando ormai c’è molto poco spazio per la trattativa. 

“Mesi fa – dice a riguardo l’industriale – avevo proposto alla politica che voleva difendere gli interessi del Teatino di sedersi attorno a un tavolo con Pescara per pianificare il risassetto della nuova provincia. Allora Chieti e la sua provincia avrebbero avuto un peso sicuramente maggiore”.

Allora Chieti avrebbe potuto ritagliarsi ruoli forti e importanti, secondo Primavera che fa alcuni esempi:  “Si sarebbe potuto chiedere di trattenere Prefettura, Questura, Finanza, Carabinieri, Forestale e tutti gli organismi militari che avrebbero potuto trovare facilmente posto nelle caserme vuote, in una logica di risparmio ed efficienza. In cambio avremmo dovuto cedere certamente gli altri uffici pubblici, ma l’accentramento di queste strutture in città avrebbe portato anche i dipendenti pescaresi”.

“Avremmo potuto chiede che il Marrucino – continua Primavera – diventasse il teatro stabile dell’area metropolitana Chieti-Pescara, con una unica stagione teatrale da fare nei tre mesi estivi al d’Annunzio di Pescara e negli altri mesi a Chieti. L’accordo con Pescara avrebbe potuto portare il Conservatorio musicale in città, creando un polo musicale e teatrale a Chieti, che avrebbe trovato posto negli uffici provinciali svuotati. In questa logica rientra anche la proposta di concentrare gli uffici della Sovrintendenza a Chieti. Intorno al polo culturale si sarebbe potuta muovere anche l’università, con una formazione ad hoc”.

“Anche una unica Asl – dice ancora Primavera – potrebbe portare più efficienza e un risparmio di carattere economico, risparmio che avrebbe dovuto essere riconvertito in investimenti sul territorio provinciale, che non può rimanere sguarnito a vantaggio del polo teatino-pescarese”.

“Sebbene adesso siamo in forte ritardo – continua il presidente di Confindustria – credo che, in una logica di buon senso, ci siano ancora spazio per fare questo tipo di trattativa. Non ha senso continuare la battaglia per difendere i posti dei dipendenti pubblici che si verrebbero a perdere con l’unione con Pescara. Lo sviluppo di un territorio non è dato dal numero dei dipendenti pubblici ma dal numero di imprese che vi operano. La politica dovrebbe salvaguardare gli interessi del mondo imprenditoriale con precise strategie di supporto e non semplicemente limitarsi ad arrivare al capezzale di aziende già decotte”.

“La verità – si sfoga Primavera – è che tutta questa battaglia mi è sembrata viziata da posizioni di tipo “calcistico”. Comprendo e tollero le divisioni calcistiche, anzi mi piace la competizione sportiva, ma che questo non vada a influenzare lo sviluppo economico di un territorio. A un imprenditore o a un operaio che vuole solo salvaguardare il posto di lavoro non credo importi nulla se la Provincia sta a Chieti o a Pescara”.

Confindustria ha anticipato i tempi della spending review, avendo già deciso l’unione delle due sezioni teatina e pescarese. I rappresentanti delle due associazioni hanno fatto proprio quello che, secondo Primavera, si sarebbe dovuto fare per l’accorpamento delle due province: “Ci siamo seduti attorno a un tavolo e abbiamo ragionato in termini di riduzione dei costi e ottimizzazione dei servizi per i nostri associati”.

In questa ottica ha trovato ampio consenso, anche fra gli imprenditori pescaresi, l’idea di una sede unica da realizzare a Chieti, accanto alla Camera di commercio al Foro Boario. La nuova sede si troverebbe così in posizione ottimale sia rispetto alla possibilità di sfruttare le vicine strutture camerali, sia per la facilità di accesso, essendo nei pressi dell’autostrada e dell’asse attrezzato Chieti-Pescara, sia per la vicinanza con l’università. E sarebbe l’esempio di quella trattativa tanto auspicata dal presidente Primavera. (ar.ia.)