L’AQUILA – Per alcuni sono solo dei “poltronifici” per politici, per altri è necessario rimetterle in funzione per “assicurare servizi essenziali alle comunità”, come spiega il presidente della Provincia dell’Aquila, nonché dell’Unione delle Province abruzzesi, Angelo Caruso, per il quale “gli sprechi sono da tutt’altra parte”.

In questi giorni è riesploso il caso sulle Province e dopo il caos creato da quella riforma Delrio del Governo Renzi, un’incompiuta che ha generato una situazione di precarietà per gli Enti che gestiscono ancora servizi pubblici ma senza fondi, si tenta di trovare una soluzione con un tavolo tecnico-politico, affinché si possa attuare una revisione organica dell’ordinamento, istituito dal decreto Milleproroghe, e guidato per la Lega dal sottosegretario al ministero dell’Interno, Stefano Candiani, e per il Movimento 5 stelle, dal viceministro all’Economia Laura Castelli.

Nonostante il dibattito rappresenti un ulteriore motivo di scontro all’interno del governo giallo-verde, con la Lega di Matteo Salvini che vuole rimetterle in piedi “per assicurare i servizi ai cittadini” mentre i 5 stelle di Luigi Di Maio si oppongono ai “poltronifici”, i presidenti di Provincia, sembrano essere d’accordo su un punto: occorre chiarire le funzioni delle Province e, di conseguenza, l’assegnazione di fondi per gestirle.

“Il dibattito sulle Province è caratterizzato da stereotipi ancorati all’iniziativa soppressiva assunta dal governo Renzi, ma ciò che fa specie – spiega ad Abruzzoweb Angelo Caruso – sono le dichiarazioni di autorevoli ministri come Di Maio che ne sostiene la inutilità, ignorando che esse intanto gestiscono i settori più importanti della vita delle comunità, come per noi che abbiamo la responsabilità di 1.641 chilometri di strade e tutta l’edilizia scolastica di secondo grado, senza trascurare la pianificazione”.

Dal 2014 al 2017, la Legge di Stabilità ha tagliato un miliardo l’anno alle Province e ridotto del 50 per cento il personale: circa 16 mila i dipendenti trasferiti con la procedura di mobilità o mandati in pensione. In particolare, 2.564 posti in pensione, 5.505 personale dei centri per l’impiego, 720 ricollocati presso Ministeri o tribunali, 7.185 ricollocati direttamente dalle Regioni. L’abrogazione delle Province è stata bocciata sonoramente nel referendum del 4 dicembre 2016 ma gli enti sono diventati di secondo livello.

Come emerge dal dossier dell’Upi (Unione Province italiane) prima della legge Delrio le Province italiane erano 107, elette direttamente dai cittadini, e avevano circa 43mila dipendenti in dotazione. La riforma ha toccato le 86 delle Regioni a statuto ordinario, che sono diventate 76 Province e dieci Città metropolitane. Nelle Regioni a statuto speciale la riforma è stata invece disomogenea: le 9 Province siciliane si sono trasformate in 6 Liberi Consorzi e 3 Città metropolitane, le 8 sarde sono diventate 4 Province e una Città metropolitana, in Friuli Venezia Giulia si è passati da 4 Province a 18 Unità territoriali.

La riforma stabilisce che restano comunque in capo alle Province la gestione dell’edilizia scolastica delle medie superiori e la costruzioni e gestione delle strade provinciali. Nel primo caso, si tratta di oltre 5.100 edifici scolastici nei quali studiano più di 2,5 milioni di ragazzi.

Per quanto riguarda la viabilità, invece, si parla di 130mila chilometri di strade, pari all’80% della rete viaria nazionale sulla quale insistono 30mila ponti, viadotti e gallerie, molti dei quali, come evidenziato dal monitoraggio ordinato dal ministero delle Infrastrutture dopo il crollo del ponte Morandi, in condizioni critiche.

Tra Lega e 5 stelle, in questi giorni, resta alta la tensione sul tema. Secondo il vicepremier Di Maio “sono uno spreco, ed è inutile ammalarsi di amarcord pensando di farle tornare”. E ha poi lanciato un avviso alla Lega: “Chi vuole ricostituirle, si può trovare un altro alleato. Per M5s le Province si aboliscono, non si ripristinano”.

Ma per Caruso “ciò che appare più grave è sentire che occorre procedere alla eliminazione delle Province, il che appare molto grave perché ignora il precetto costituzionale che vieta di legiferare sullo stesso argomento oggetto di referendum ad esito negativo”.

Dello stesso avviso il presidente dell’Upi Michele Pascale: “Da giorni il Paese è preso a parlare di 2.500 poltrone che non ci sono: noi continuiamo a chiedere che piuttosto ci si occupi dei diritti dei cittadini da garantire. Ormai si parla per slogan: incarichi politici, costi, sprechi.  Il tutto senza portare un dato a conferma. Senza ricordare, per esempio, che ad oggi nelle Province non ci sono poltrone, visto che i non più di 900 amministratori che le governano lo fanno gratis. Abolire le Province oggi, produrrebbe un risparmio pari a 0 in termini di costi della politica, in cambio di nuovo caos nel sistema”.

“Per questo, con un lavoro intenso che va avanti, voglio ricordarlo, dal mese di dicembre e non dalla scorsa settimana, Governo, Regioni, Province e Comuni, stanno cercando di ridefinire tutto l’assetto locale per assicurare che servizi essenziali per i cittadini siano svolti nella maniera più efficiente possibile e senza sprechi. Per semplificare il sistema basta attuare la Costituzione”.

“Chiediamo al vicepremier Di Maio – incalza Pascale – di discuterne senza pregiudizi di sorta, lasciando da parte il sistema elettorale che noi non abbiamo mai considerato la priorità, e concentrandoci esclusivamente su come semplificare l’amministrazione locale ripartendo al meglio i compiti tra le istituzioni costitutive della Repubblica: Comuni Province, Città metropolitane e Regioni”.

Senza contare i 3,5 miliardi di progetti cantierabili emersi nel dossier dell’Upi per il prossimo biennio, piccole opere che aiuterebbero le imprese dei territori.

“Insomma, credo che gli sprechi siano da tutt’altra parte, ove si consideri che le casse delle Province sono all’asciutto e che gli amministratori provinciali non percepiscono nemmeno un centesimo – conclude Caruso – A noi sta a cuore continuare ad assicurare i servizi alla nostre comunità senza alcun genere di privilegio o protagonismo”. (azz.cal.)