CHIETI – “Abbiamo perso il primo round, il governo ha riordinato la Regione Abruzzo tenendo conto dell’indicazione del Cal, adesso la battaglia si sposta in Parlamento. Credo di aver fatto tutto il possibile per la mia Provincia, mettendoci sempre la faccia, adesso i parlamentari abruzzesi si diano una svegliata e facciano la loro parte per difendere l’Abruzzo e il nostro territorio. Non solo è possibile sostenere la proposta delle tre Province, ma questa non può che essere la soluzione migliore, altrimenti tutti rischieremo, per adoperare una metafora popolare, di avere l’orto ma non il raccolto”.

Il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, affida a queste parole la delusione per la decisione uscita fuori dal Consiglio dei ministri di oggi che ha deciso di dividere l’Abruzzo in due province, anziché in tre, come aveva chiesto il primo cittadino con la protesta di ieri davanti a palazzo Chigi.

D’altronde, il sindaco aveva riferito oggi ai giornalisti che il ministro per la Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi si era semplicemente impegnato a portare sul tavolo del Consiglio dei ministri la proposta delle tre province abruzzesi, ma non aveva preso alcun impegno circa l’accettazione o meno della proposta.

Patroni Griffi aveva detto chiaramente a Di Primio di prepararsi per il secondo round, quello in Parlamento, dove la proposta avrebbe dovuto essere difesa dai parlamentari abruzzesi che ritenevano di sostenerla.

Di qui l’appello del sindaco ai politici, al di là dei colori: “La politica abruzzese si dia una svegliata. E dico a tutti, centrodestra e centrosinistra, che in quel Consiglio regionale, l’unico che non è riuscito a mandare una proposta a Roma, hanno fatto a chi prima poteva scaricare sull’altro”.

“Ognuno – accusa Di Primio – ha pensato a mantenere una posizione che potesse essere la meno imbarazzante possibile, compreso Tonino Menna dell’Unione di centro, che ha fatto il furbo presentando la proposta delle tre province quando ormai sapeva che non poteva essere più votata”.

“Io ho fatto la mia parte – ha concluso Di Primio – e tutto quello che potevo. Ora non sta più a me fare qualcosa. Adesso si muovano i parlamentari, senza pensare né alle bandierine né ai campanili, perché ora la partita si gioca in Parlamento”. Arianna Iannotti