CHIETI – L’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) ha archiviato “per manifesta insussistenza dei presupposti”, la segnalazione della Asl Lanciano-Vasto-Chieti su una presunta irregolarità fiscale a carico della società Centrale Mazzoni Srl, incorporata al gruppo Maltauro, che attraverso la Icm ha proposto il contestato project financing da 225 milioni per la realizzazione del nuovo ospedale di Chieti da 500 posti, in sostituzione del vecchio nosocomio che ha gravi problemi di sicurezza sismica.

Lo comunica la funzionaria dell’Anac Annalia Annuvolo alla asl teatina e alla Icm del gruppo Maltauro con una lettera protocollata ieri mattina.

Si chiude così un altro capitolo del tormentato iter per la realizzazione nel nuovo nosocomio teatino. Proprio nelle ore in cui Mauro Febbo di Forza Italia torna a lanciare strali contro il progetto, fortemente voluto dal centrosinistra in Regione, questa volta contestando i costi dei consulenti assoldati dalla Asl per 27.200 euro, al fine di affiancare il responsabile del procedimento (rup) Filippo Manci che deve verificare la pubblica utilità del progetto di finanza, ovvero l’effettiva convenienza per la Regione. I consulenti scelti sono la professoressa Veronica Vecchi della Sda Bocconi e l’avvocato Velia Leone dello studio legale Leone & associati.

La veloce conclusione dell’iter di pubblica utilità è stata fortemente “sollecitata” dall’esecutivo regionale con una delibera del 13 aprile, in cui si arriva a diffidare la Asl a completare l’iter entro e non oltre il 30 aprile. Minacciando in caso contrario di esautorare la Asl da una pratica che si trascina oramai da tre anni. Il termine del 30 aprile però non è stato rispettato, la data comunicata dal direttore della Asl Pasquale Flacco per chiudere la partita è il 15 maggio prossimo. Il rup Manci in una lettera inviata all’Icm pochi giorni fa ha intanto comunicato che tutta la documentazione è stata acquisita ed è corretta dal punto di vista formale.

Tornando alla vicenda dell’irregolarità fiscale, che oggi si chiude definitivamente, va ricordato che a fare la segnalazione all’Anac era stato proprio Manci, sopportato dal parere di Stefano Spadano, dell’ufficio legale dell’azienda sanitaria, evidenziando l’impossibilità di dare parere positivo a causa del mancato pagamento di una cartella esattoriale da 17.360 euro da parte della società Centrale Mazzoni Srl, incorporata al gruppo Maltauro nel 2011, in quanto questa omissione costituisce una “violazione grave” delle disposizioni di legge, che impongono la regolarità fiscale a chi presenta un project financing.

La Asl aveva segnalato questa irregolarità anche alla procura della Repubblica di Chieti e il 26 gennaio ha comunicato alla Imc il preavviso di rigetto della proposta di project.

ll 2 febbraio però l’Agenzia delle entrate di Vicenza, con una nota inviata anche alla procura e all’Anac ha assicurato che “non sussistono carichi pendenti di natura fiscale in capo alla società Centrale Mazzoni Srl, incorporata al gruppo Maltauro”.

La nota evidenzia che tale posizione di regolarità è stata riscontrata già il 2 novembre 2016, ovvero prima della presentazione del progetto di finanza emendato a seguito dell’entrata in vigore del nuovo Codice degli appalti. Anche la direzione regionale del Veneto ha confermato la non sussistenza di carichi pendenti. La Asl ha così preso atto che non sussistevano problemi di irregolarità fiscale.

L’archiviazione della segnalazione da parte dell’Anac è dunque un atto dovuto e scontato. Ma l’accidentato percorso del project è lungi dall’essere concluso.

La stessa Anac, su segnalazione questa volta del consigliere regionale del Movimento cinque stelle Sara Marcozzi, ha avviato infatti un’altra istruttoria, questa volta sostenendo che “merita approfondimento la verifica di convenienza a ricorrere alla finanza di progetto rispetto a una ordinaria procedura di appalto con richiesta di finanziamento alla Cassa depositi e prestiti e gara pubblica con progettazione definitiva”.

Considerazioni che hanno scatenato il disappunto del presidente della Regione Luciano D’Alfonso e dell’assessore alla Sanità Silvio Paolucci, che hanno avanzato il sospeto che l’Anac, nella figura del dirigente Filippo Romano, sia stata “raggirata” e “indotta in errore” dalle “informazioni lacunose e scorrette” fornite dalla Marcozzi. Ritenendo alquanto singolare che l’Anac chieda documentazione inerente la proposta del promotore, che non esiste ancora, visto che il promotore in questa fase è ancora proponente, essendo l’istruttoria ancora in corso. O anche la dichiarazione di pubblica utilità e il bando di gara che sono al di là da venire. Paolucci ha poi ricordato che “un ricorso alla Cassa depositi e prestiti è impossibile per la Regione Abruzzo, la nostra capacità di indebitamento è pari allo zero”. Il project è insomma l’unica strada percorribile, per costruire un nuovo ospedale in sostituzione del vecchio Santissima Annunziata pericoloso sismicamente, e dove ci sono reparti in via di evacuazione.

Non la pensa affatto così Mauro Febbo, secondo il quale “ormai la confusione regna sovrana e la disorganizzazione è del tutto evidente sia all’interno della Asl di Chieti sia nella Regione che, dopo mille giorni di capricci dalfonsiani, intende a tutti costi chiudere (favorevolmente) in fretta la vicenda del project financing”.

Febbo ritiene poi inspiegabile la decisione della Asl di chiedere un parere tramite una consulenza esterna con una parcella di ben 27 mila euro. La Asl insomma si lava le mani e il direttore generale Flacco decide di affiancare il Rup incaricando due consulenti esterni per un supporto tecnico giuridico, dimenticando o facendo finta di dimenticare che all’interno della Asl stessa ci sono professionalità titolate a fornire quel preciso parere richiesto.

“Inoltre – prosegue Febbo – mi risulta che i due consulenti abbiano già partecipato a precise riunioni tecniche ed hanno già sollevato le stesse perplessità dei vari direttori circa il project financing sull’ospedale di Chieti. Come, d’altronde, anche la precedente consulenza risalente a maggio 2016, studio legale McDermott, si era espressa in maniera decisamente negativa dichiarando che ‘il Nuovo Codice precluda la possibilità di prevedere l’affidamento in concessione di servizi ulteriore e diversi rispetto a quelli strettamente connessi alla gestione dell’opera i cui lavori di costruzione sono oggetto del medesimo contratto di concessione'”.

Un parere legale, ricorda Febo, “costato 40 mila ero che si sommano ai 27 mila euro appena assegnati. Di queste spese chiaramente chiederò conto poiché ritengo possa configurarsi ipotesi di danno erariale”.