L’AQUILA – “Dopo il comunicato di Invimit sulla presunta valorizzazione del Progetto CASE, ci verrebbe quasi da dire: Santo subito, l’amministratore delegato Stefano Scalera. Se dovessimo prendere per buone le sue dichiarazioni, sembrerebbe che sia arrivato all’Aquila un benefattore disposto a farsi carico dei grandi problemi del Progetto CASE, quindi della Città dell’Aquila, senza avere nulla  in cambio. Purtroppo, però, la realtà è ben diversa.

Così in una nota i consiglieri comunali dell’Aquila di opposizione Gianni Padovani ed Enrico Verini   sulla lettera di intenti che il Comune dell’Aquila ha siglato con i vertici della società Invimit S.p.a.  per l’affidamento della manutenzione e dunque la gestione di 1.600 appartamenti del Progetto Case.

L’amministratore delegato di Invimit, Stefano Scalera, ha voluto rispondere alle critiche  assicurando che l’iniziativa “consentirebbe di reperire capitali per la riqualificazione degli alloggi senza nuovi oneri per l’ente”, e che “l’obiettivo non è sottrarre beni alla città, ma restituirli con nuove funzioni e servizi”, ha affermato l’amministratore delegato, spiegando anche che “secondo il piano di intesa costi di gestione, manutenzione e valorizzazione passerebbero al fondo, mentre il rischio resterebbe limitato al valore del patrimonio conferito, senza obbligo di versamenti aggiuntivi da parte del Comune”. La destinazione indicata è anche “sociale”: “housing accessibile, canoni calmierati e student housing”.

Replicano Verini e Padovani: “Non riteniamo che l’amministratore di Invimit sia un filantropo né un benefattore della comunità aquilana.  Invimit è una Società di Gestione del Risparmio (SGR)  il cui obiettivo è  sempre quello di creare un profitto attraverso la gestione di immobili, per mezzo di locazione e/o vendita,  e la cassa generata viene distribuita agli investitori.  Se pertanto Invimit ha proposto al Sindaco una operazione sul Progetto Case, e soltanto al Sindaco perché la Città nulla sa, è perché ne intravede un concreto interesse economico. È del tutto legittimo ma allora si abbia l’onestà di dirlo con chiarezza, evitando di presentare come un gesto altruistico quella che è un’operazione finanziaria”.

“Tutti gli obiettivi che Invimit dichiara di voler perseguire – dalla riqualificazione alla gestione e alla valorizzazione del patrimonio – hanno inevitabilmente un costo. E quel costo, direttamente o indirettamente, sarà sostenuto dalla collettività, non certo dall’amministratore di Invimit. Ancora più preoccupanti sono le prospettive di utilizzo degli immobili. Che fine faranno i residenti i cui contratti scadono nel 2027?  Su questo Santo Scalera nulla dice e tantomeno ne parla il Sindaco. Invimit parla poi di housing sociale e di student housing come se fossero automaticamente un valore aggiunto. In realtà, destinare una quota consistente degli alloggi agli studentati significa concentrare nelle mani di un fondo immobiliare i canoni di locazione che oggi alimentano l’economia diffusa della città”.

“Ogni affitto che finisce nelle casse di un fondo è un affitto che non alimenta più il reddito di famiglie aquilane che hanno investito nel proprio patrimonio immobiliare – conclude la nota -. È ricchezza che viene sottratta al tessuto economico locale per essere concentrata nelle mani di un unico soggetto finanziario. Questo è il vero nodo della questione: non una presunta contrapposizione tra riqualificazione e immobilismo, ma la scelta di un modello economico che rischia di impoverire il territorio trasferendo valore fuori dalla comunità. In ogni caso si tratta di scelte strategiche che comportano varianti urbanistiche ed un confronto con la Città. L’Amministrazione non può cavarsela facendo rispondere Invimit, ma deve tirare fuori le carte ed aprire una discussione  nella sede propria del Consiglio comunale. Continuiamo pertanto a chiedere piena trasparenza sull’operazione, sugli atti, sulle garanzie per il mantenimento della proprietà pubblica e sulle reali conseguenze economiche e sociali che essa produrrà per L’Aquila”.