L’AQUILA – Nessun rimborso dal primo giugno 2023, un anno e mezzo senza il pagamento delle fatture alle strutture alberghiere abruzzesi che accolgono i profughi ucraini in fuga dal conflitto.

Per questo, con ordinanza del 24 dicembre scorso, il capo del Dipartimento della Protezione civile, Fabio Ciciliano, ha disposto la sospensione di tutte le procedure esecutive avviate dall’Agenzia delle entrate-riscossione nonché il “tempestivo e integrale pagamento delle somme dovute” chiedendo al presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, in  qualità di commissario delegato, di provvedere entro il 31 gennaio 2025 “agli adempimenti” attingendo alle “risorse finanziarie disponibili sulla contabilità speciale istituita al fine di fronteggiare le conseguenze del contesto emergenziale”.

Una situazione che ha già messo in difficoltà diverse strutture ricettive e, si legge nell’ordinanza, “ciò ha comportato tempistiche di erogazione delle relative risorse finanziarie dilazionate nel tempo, facendo emergere situazioni di criticità nella gestione di alcune strutture alberghiere convenzionate, con effetti sulle attività di competenza delle predette strutture nel quadro delle misure in materia tributaria richiamate in premessa”.

Secondo gli ultimi dati, sarebbero 5.261 i profughi accolti in Abruzzo di cui 4.229 solo nel Teramano, ma dall’ordinanza non si evince quanti siano ancora effettivamente ospitati nelle strutture ricettive

Il caso dei mancati rimborsi era già stato sollevato, dopo le proteste degli albergatori, tra luglio e agosto del 2022, poi si era sbloccata la pratica ferma da mesi con l’invio dei soldi della Protezione civile nazionale alla Regione.

In quel caso, il presidente della Regione aveva fatto sapere: “Stiamo aspettando e cercando di capire dal Governo quali strumenti ci daranno. Per ora stiamo anticipando noi i costi e le spese per gli alberghi in attesa che il Governo trasferisca i fondi necessari. Come al solito sono le regioni che se ne fanno carico”. (a.c.)