CHIETI – Il primo maggio non è stata certamente una festa per i 420 ex dipendenti dello stabilimento della multinazionale americana Honeywell di Atessa, in provincia di Chieti, produttrice di turbo compressori, licenziati a seguito della chiusura del sito e ai quali è stata negata nelle scorse settimane dal ministero del Lavoro la proroga della cassa integrazione e dal 31 maggio scatterà anche il licenziamento.

In un momento difficile nel settore dell’impiego, l’articolo 1 della Costituzione italiana appare sempre più un’utopia: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. In un’epoca contraddistinta da crisi industriali, aumento esponenziale del lavoro nero e perdita di ogni diritto nel mondo del lavoro, la festa del primo maggio diventa sempre più “amara” per gli italiani.

Non fa eccezione l’Abruzzo colpito fortemente dalla crisi; esemplare il caso della Honeywell pronta a trasferirsi in Slovacchia.

La chiusura dello stabilimento è stata confermata lo scorso 8 gennaio in un incontro al ministero dello Sviluppo economico, a cui hanno partecipato azienda, funzionari del Mise, il vice presidente della Giunta regionale d’Abruzzo con delega alle Crisi aziendali, Giovanni Lolli, le segreterie sindacali territoriali abruzzesi e i rispettivi segretari nazionali Gianluca Ficco (Uilm), Ferdinando Uliano (Fim) e Michele De Palma (Fiom).

Una notizia che aveva scosso sindacati, istituzioni e cittadini abruzzesi. Uno spiraglio per i 420 lavoratori licenziati si era aperto il 18 aprile scorso, quando Davide Labbrozzi, della Fiom-Cgil, in un’intervista ad AbruzzoWeb aveva parlato di “3 o 4 progetti di riconversione dello stabilimento depositati alla Regione Abruzzo”, una speranza per gli ex dipendenti e le loro famiglie.

Il progetto più accreditato sembrava essere quello che punta al motore elettrico, dell’imprenditore Giuseppe Ranalli, della Tecnomatic group di Corropoli, in società con Pasquale Forte, della Eldor corporation di Como, ma in attesa dei risultati di tutte le valutazioni del caso il Ministero ha dato il ‘colpo di grazia’, con il diniego alla proroga della Cassa integrazione guadagni (Cig). In questo senso ha lanciato un appello a tutti i parlamentari abruzzesi, la scorsa settimana, segretario provinciale del Partito democratico di Chieti, affinché inseriscano tra le priorità nelle proprie agende, il problema della Honeywell di Atessa.

“A queste condizioni il 31 maggio 2018 i dipendenti saranno licenziati. In quella azienda dobbiamo lavorare alla riconversione immediatamente e la Cig deve sostenere questo percorso”, ha scritto in una nota, rivolgendosi  al senatore Pd Luciano D’Alfonso, presidente anche della Regione Abruzzo, l’onorevole Pd Stefania Pezzopane, già senatrice e il deputato Pd Camillo D’Alessandro, già consigliere regionale, agli eletti abruzzesi del Movimento 5 stelle e del centrodestra.

Per l’Abruzzo questa decisione rappresenta una grave perdita per l’intero indotto delle piccole e medie imprese del settore, come hanno ribadito tutte le sigle sindacali nei mesi scorsi.

A nulla, però, sembrano essere serviti tavoli di discussione, scioperi e proteste: questo primo maggio gli ex lavoratori della Honeywell sono rimasti a casa, ma non per scelta.