PESCARA – “Sono soddisfatto e pronto per la città e per la guerra”.
Luciano D’Alfonso si sente forte della vittoria ottenuta ieri alle primarie del centrosinistra per il candidato presidente della Regione Abruzzo, con il 76,2 per cento dei consensi contro Franco Caramanico ( 13,6 per cento) e Alfonso Mascitelli (10,2 per cento).
Ad Abruzzoweb dice di essere soddisfatto e pronto ad affrontare anche le guerre mediatiche, come quella che gli ha scatenato contro nella fase pre-consultazioni Il Fatto quotidiano, che in un paio di articoli ha ripreso le questioni giudiziarie dell’ex sindaco di Pescara, riproponendo le motivazioni con le quali il pm ha fatto appello e ripercorrendo l’epoca in cui D’Alfonso avrebbe beneficiato di tangenti.
Come giudica questi attacchi?
Fanno parte del dibattito politico e degli spazi tipici della pubblica opinione in un momento elettorale. Ho molta esperienza da questo punto di vista. Politica viene sì da “polis”, che significa città, ma anche da “pólemos” che significa “guerra”.
Ed io sono pronto, ho studiato per realizzare soluzioni.
Come si sente all’indomani della vittoria alle consultazioni?
Sono molto soddisfatto perché si è evidenziato che una grande porzione di abruzzesi ha voglia di trasformare questa regione, soprattutto prendendo impegni e mantenendoli.
L’Abruzzo deve essere una regione più facile per chi investe, più facile per chi vuole studiare e formarsi, più facile per chi ha bisogno di curarsi, più facile per i territori che vogliono funzionare e vincere la sfida della competizione.
Il suo è stato un lungo tour, di cui ora inizia la fase due.
In 10 mila chilometri ho incontrato 42 mila persone, che con i colloqui hanno riempito 100 pagine di appunti. Per la gente il problema più evidente è la lentezza della sanità, nonostante la grande bravura dei medici e l’abbondanza di tecnologia. Serve più organizzazione e noi siamo pronti a produrla.
Dobbiamo anche fare in modo che i cantieri dell’Aquila e del cratere non vedano i comuni in solitudine, serve una forte alleanza della Regione.
Ha già pensato al ruolo che i suoi “avversari” alle primarie, Caramanico e Mascitelli, potrebbero avere in una eventuale futura squadra di governo?
Dobbiamo aspettare l’esito elettorale. La valutazione la farò allora, convinto che il loro merito è indubbio.
Teme qualcosa in particolare di Chiodi e del centrodestra?
Non mi sono mai cimentato a misurare col millimetro i miei avversari, che in democrazia sono un elemento fondamentale. Io mi occupo solo di contrastare i problemi della società e dell’economia. L’importante è che l’avversione sia sulla prefigurazione delle soluzioni.
RIFONDAZIONE: “NON LO SOSTERREMO, È PEGGIO DI CHIODI”
PESCARA – “È tipicamente berlusconiano pensare che il voto delle primarie cancelli le questioni che rendono inopportuna la candidatura di Luciano D’Alfonso, tra cui ricordiamo quella non secondaria che un’eventuale condanna in appello riporterebbe al voto la Regione dopo pochi mesi. Il risultato delle primarie non modifica quindi il nostro giudizio sull’inopportunità della candidatura di Luciano D’Alfonso alla presidenza della Regione Abruzzo semmai lo rafforza”.
È quanto affermano il segretario provinciale di Rifondazione Comunista-Sinistra europea, Marco Fars, e il consigliere regionale dello stesso partito Maurizio Acerbo che fanno sapere: “non sosterremo questo centrosinistro (la o finale non è un errore ortografico) dato che è persino dubbio che possa essere qualificato un ‘meno peggio’: le relazioni di D’Alfonso con le imprese ci sembrano più preoccupanti di quelle di Nazario Pagano e Gianni Chiodi con le amanti. Lavoreremo per costruire con l’altro Abruzzo, quello che non ne può più dei vecchi sistemi di potere e si batte per i beni comuni, una proposta alternativa, di sinistra e ambientalista”.
I due esponenti politici sostengono, poi, che “la bassa affluenza dimostra che c’è un malessere diffuso rispetto a un Pd che in Abruzzo ha collezionato negli ultimi anni più inchieste della camorra in Campania ma che non riesce a fare i conti con la questione morale. Soltanto le comunali di Pescara e di altri piccoli centri hanno risollevato un dato di affluenza che appare piuttosto gonfiato per nascondere il flop sul territorio regionale”.
“Dopo il Fatto Quotidiano – concludono – anche La Stampa ha segnalato il caso Abruzzo e non c’è davvero bisogno di essere giustizialisti per rendersi conto che in qualsiasi paese europeo i fatti e le relazioni oggetto delle inchieste avrebbero spinto a un prudente passo indietro”.






