L’AQUILA – “Sinistra e libertà batterà il Partito democratico, L’Aquila come Genova e Rieti”.
Si è scatenata la campagna elettorale in vista delle elezioni primarie del centrosinistra del 4 marzo, che faranno da antipasto al rinnovo del Consiglio comunale dell’Aquila nelle amministrative del 6 e 7 maggio.
Al sindaco uscente, Massimo Cialente, candidato del Pd appoggiato anche da Comunisti italiani e Partito socialista, si contrappone Vittorio Festuccia, prescelto di Sel.
Quest’ultimo le sta tentando tutte per operare anche nel capoluogo d’Abruzzo il clamoroso sorpasso dei vendoliani che stanno rovesciando i pronostici in alcune piazze italiane, appunto Genova e Rieti dopo il principio di tutto che fu l’affermazione di Giuliano Pisapia a Milano.
Una chimera? Non secondo Festuccia, che sta facendo il diavolo a quattro per far passare il messaggio che le primarie si possono vincere, eccome. Anche lui, come Cialente, ha messo mano alla modernità della rete sociale di Facebook, ma non trascura i vecchi sistemi, gli incontri calendarizzati con i cittadini delle frazioni e del capoluogo.
Raggiunto da AbruzzoWeb al termine di un paio d’ore di tregua con il concerto dedicato a Domenico Modugno, Festuccia fa il punto sui prossimi appuntamenti che vedranno i due candidati scontrarsi in un doppio faccia a faccia mentre, novità figlia dell’esigenza di non sprecare, il comitato elettorale sarà unitario, anche se diviso in due come i box del Motomondiale.
Aspettando Vendola, in arrivo a fine febbraio, Festuccia è pronto a incrociare i guantoni.
La campagna elettorale è partita, il suo competitor Cialente si è iscritto a Facebook e ha avviato un tour nelle frazioni aquilane, lei cosa fa?
Anche noi abbiamo un programma di eventi pubblici sulle frazioni, stiamo sistemando gli orari e da mercoledì cominciamo. È lo stesso processo ma ognuno di noi due lo fa per conto suo. Quanto a Facebook, io sono già iscritto da un po’, le piazze mediatiche vanno utilizzate. Né io né Massimo siamo bravissimi in questo, ma cerchiamo di utilizzarlo.
Quando il lancio del comitato elettorale?
Si dovrebbe inaugurare mercoledì, dopo aver sistemato gli impianti di riscaldamento. Da notare che sarà unico per entrambi i candidati e diviso in due parti, questo per limitare le spese al di sotto dei 10 mila euro. Ognuno sta lavorando per sé con il suo staff, ma volevamo dare l’esempio su questo.
Quali saranno gli altri eventi clou della campagna?
Venerdì 24 verrà il leader nazionale di Sinistra ecologia e libertà Nichi Vendola, mentre sabato 25 a Pettino e giovedì 1° marzo a Onna ci sarà un confronto diretto tra me e Cialente moderato da Lina Calandra, professoressa di Geografia, con domande con tempi prefissati.
In questi giorni ha preso parte al “progetto ascolto”, con tecnici, ingegneri, di cosa si tratta?
Abbiamo organizzato una riunione cui hanno partecipato l’Università, con Paola Inverardi, preside della facoltà di Scienze, Bernardino Romano, docente di Ingegneria, Jan Jonathan Bock, ricercatore tedesco dell’Università di Cambridge che sta studiando l’antropologia del post-sisma, una studentessa del liceo “Cotugno” e una sindacalista della Cgil. Questi relatori per dire che l’università, la scuola, il lavoro, l’ambiente e l’urbanistica sono il futuro dell’Aquila.
L’Aquila che, per quanto riguarda le primarie, sembra divenuta un caso nazionale.
Le voglio far diventare nazionali queste primarie, lo sono già. Abbiamo detto all’assemblea di Roma che L’Aquila è un problema centrale e dopo la vittoria di Sel sul Pd a Genova e a Rieti ci punto ancora di più. Non cerco una sottrazione di voti al Partito democratico ma un’aggiunta di voti al centrosinistra, in aree che magari non avrebbero votato quest’amministrazione. Non è una finta, ma una vera sfida. E anche l’articolo del Sole 24 Ore che ci ha citato nel titolo significa che un giornale di interesse nazionale ha posto interesse sull’Aquila. Per conto mio penso di fare la stessa cosa di Genova e Rieti.
Rifondazione comunista ha deciso con chi stare?
A oggi ancora non partecipa alle primarie, che cosa decideranno in questi giorni non lo so. Stiamo lavorando insieme, ma a oggi da Prc non c’è stato nessun apporto, se non altro spero che il loro elettorato ci voti. Non so se è un partito diviso, non ho capito le varie anime dentro di loro. Mentre l’Italia dei valori sembra decisa a correre per conto suo, Rifondazione non lo dice chiaramente: spero che questa impasse si sblocchi prima delle primarie, è un apporto a cui io tengo.
Pensa che se al posto di Cialente ci fosse stato Giovanni Lolli queste primarie non si sarebbero fatte?
Non so, è un problema interno al Pd e non lo commento. La candidatura di Lolli poteva essere un segnale di cambiamento di una certa linea, ma capisco anche che era difficile candidare un sindaco diverso da Cialente, non si poteva fare un discorso a sfregio e dirgli non fai più il sindaco ma farai altro.
Al sindaco uscente lei non risparmia frecciate.
Mi sembra strano che invece di portare una relazione su quello che ha fatto nel suo mandato continui a proporre un programma elettorale come fosse un neofita dell’amministrazione. I nostri programmi sono quasi sovrapponibili, ma lui ha amministrato negli ultimi cinque anni, io no. Dovrebbe stilare un rendiconto dei due anni prima del sisma e dei tre dopo. Perché, giusto per fare un esempio, non ha ritirato il piano strutturale dell’amministrazione Tempesta, che votammo tutti a sfavore, ma che anzi oggi è parte integrante del piano di ricostruzione?
È giunta l’ora del primo, importante incontro con l’“inviato speciale” sulla ricostruzione del premier Monti, il ministro Fabrizio Barca. Se fosse al posto di Cialente cosa gli direbbe?
Direi una cosa molto semplice, che serve il prima possibile l’approvazione della legge sulla ricostruzione, quella che viene definita di iniziativa popolare e che è in discussione alla Camera: ci consentirebbe di avere un quadro normativo certo e denari certi. Siccome le cose non vanno, uno dei suoi punti fondamentali e penso che su questo anche Cialente sia d’accordo, è la fine di tutti i commissariamenti, da Chiodi a Fontana a Marchetti, di tutti. L’attività di coordinamento deve tornare agli enti locali. Non è che il governo ci deve lasciare, ma mentre Gianni Letta era un politico navigato Barca è un tecnico di alto profilo e da tecnico deve darci certezze. Speriamo rimanga per il tempo necessario per sbloccare la ricostruzione e mettere basi vere a questo processo. (alb.or.)





