L’AQUILA – Si chiamano Massimo Balsamo e Roberto Lacalamita i vincitori ex equo della VI edizione del premio di poesia “Laudomia Bonanni”, dedicato ai detenuti dei penitenziari italiani.
Padrino d’evento il poeta scrittore franco-marocchino Tahar Ben Jelloun, che insieme alla giuria del premio letterario dedicato alla grande scrittrice aquilana (quest’anno alla sua XI edizione) ha intrattenuto dal palco del carcere dell’Aquila una gremita platea di giovani spettatori, molti studenti dei licei, dell’istituto tecnico professionale e della scuola media “Dante Alighieri” del capoluogo abruzzese.
Secondo posto per Katia Di Stefano, detenuta a Rebibbia, non presente alla manifestazione, che ha inviato alla giuria una lettera di ringraziamento per il premio avuto, ma soprattutto intense e sentite parole di riflessione, dure e sofferte, sulle condizioni di vita dei detenuti nei carceri.
Per molti di loro, come lei, il tempo sembra essersi fermato, come quell’orologio appeso nella sala del teatro del carcere aquilano, fermo alle 21.20.
“Mi auguro – ha detto il poeta Jelloun – che quell’orologio possa presto ripartire, perché qui come altrove il tempo non può fermarsi”.
Una battuta conclusiva molto eloquente, che ha strappato una risata amara al pubblico presente in sala, tra cui monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo ausiliare dell’Aquila.
Le letture delle poesie dei vincitori, non presenti, sono state declamate da alcuni ragazzi detenuti nel carcere aquilano.
“La poesia e il carcere hanno sempre fatto un cammino insieme – ha osservato Jelloun – e in questo stato di immensa tenerezza lo spirito umano si esprime con grande profondità. Non si può mentire quando si è in carcere”.
Il poeta franco-marocchino, che attualmente vive a Parigi, non ha nascosto ancora una volta il suo vero interesse per temi a lui molto cari, quello dell’emarginazione e della discriminazione: “il razzismo è per l’uomo un modo per esprimere la sua debolezza. Non potrà essere sconfitto, a meno che non sparirà l’umanità intera”.
Ma un libro, come bene ha precisato l’assessore alla cultura Stefania Pezzopane, può cambiare il modo di vivere e affrontare la vita, ma anche di guardarla da un’altra prospettiva: “quando lessi per la prima volta Creature di sabbia di Jelloun è stata per me come una rivelazione: ha cambiato la mia visione sul mondo e sulle cose. E un libro come questo può farlo, per scoprire letteralmente tutto ciò di cui abbiamo bisogno”.
“Non è importante – ha concluso – la qualità delle poesie ma è fondamentale scriverle, leggerle, parlarne. Con noi, per esempio”.
Insieme alla rappresentanza della giuria tecnica, erano presenti all’evento di questa sera il vice presidente della Carispaq (promotrice del premio) Raffaele Marola e il direttore dell’Istituto circondariale, Oreste Maria Bologna.






