PESCARA – “La vicenda riguardante il Flaiano è una vicenda riguardante un Premio che racconta la storia di Pescara, la storia della sua identità e anche la storia dei rapporti appropriati o inappropriati tra potere, istituzioni, attività culturali e vivacità della società. Non siamo soltanto la regione degli arrosticini di valore, delle mozzarelle e delle terre alte. Siamo anche la regione che ha dato i natali al migliore pensiero liberale dell’Ottocento, in tema di rapporti corretti tra istituzioni ed economia, istituzioni e cultura, istituzioni e libertà”.

Lo scrive in una nota il deputato Pd Luciano D’Alfonso, facendo una riflessione “sul rapporto tra cultura e istituzioni”.

“Le domande che devono favorire la complessa – ormai è divenuta tale – questione del Flaiano – osserva – sono le seguenti: 1) davanti a esperienze culturali riuscite, risalenti, pluridecennali, come si deve comportare il potere verticale? Deve provare ad essere competitivo? Sostitutore? Invidioso? Collocatore di cappelli? O, invece, le istituzioni devono accompagnare, facilitare, semplificare l’ulteriore successo? 2) Il balletto del di più o di meno come sostegno, è regolato da quale stato d’animo delle classi dirigenti? Sono messaggi cifrati che si danno in alcuni passaggi degli esercizi amministrativi e finanziari? 3) Ti tolgo, ti do, ti restituisco, ti aumento, ti sottraggo. Da che cosa deriva questa specie di girandola di aiuti o di contrasti, di allontanamento o di ingressi? 4) Qual è il rapporto naturale tra la cultura e le istituzioni? Tra questa straordinaria forma di espressione della libertà che si chiama cultura e il dovere proprio non incontinente delle istituzioni? “.

“Mi ricordo il dibattito che venne lanciato non da un casuale di Premi mancia, ma da Giovanni Spadolini (uno dei primi Ministri dei Beni Culturali), quando partì in Italia il dibattito sulla denominazione di quel Ministero tra le due ipotesi di ‘Beni Culturali’ o ‘della Cultura’. Fece una grande riflessione aiutato dai suoi grandi studi sul pensiero liberale, come le letture su Rosario Romeo, dicendo che non può essere che le istituzioni adottino, assumano per sé, l’onere di fabbricare cultura. Le istituzioni devono facilitare, consentire, e non realizzare il prodotto cultura, perché è il contrario della libertà e della democrazia. – Noi in Abruzzo abbiamo avuto giganti che hanno ricordato e pensato questo. Pensiamo a Giuseppe Capograssi di Sulmona o alle tante visite di Giovanni Conso, per ricordare il valore della libertà e della cultura”.

“Perché adesso ogni tanto si verifica che in questo o in quel Comune, all’ombra di questa o di quella torre campanaria o municipale o regionalista, degli eletti a tempo vogliano disarticolare questo rapporto riuscito tra società e cultura? Cosa c’è sotto? Solo la voglia di prendere laccetti di voti, che magari si possono rinvenire mettendo in discussione la difficoltà e l’autonomia degli operatori culturali? Se è solo questo, troviamo la maniera di organizzare dei pacchetti di voti a prescindere, senza disturbare la qualità dell’autonomia della cultura e degli operatori che la mettono in campo. Cultura ha a che fare con la libertà. Da cattolico democratico vorrei dire che ha a che fare con la gloria della democrazia”, chiosa D’Alfonso.