L’AQUILA – Assolto perché il fatto non sussiste. Questa la sentenza emessa oggi al Tribunale dell’Aquila nei confronti dell’ex primo maresciallo dell’Esercito Italiano Rocco Ragone.

Come imputato unico, Ragone era accusato, nel processo passato agli onori delle cronache come quello di “Mappopoli”, di avere chiuso un occhio sulla qualità nella realizzazione dei moduli abitativi provvisori (Map) di Cansatessa, San Vittorino, Arischia e Tempera nella veste componente della task force “Gran Sasso” che esaminava lo stato dei lavori e il rispetto delle norme imposte da palazzo Chigi.

Per questa vicenda, nel 2013 Ragone è finito agli arresti domiciliari per i reati di corruzione, peculato, estorsione, falso e truffa ai danni dello Stato.

A firmare il provvedimento richiesto dal pubblico ministero Antonietta Picardi è stato il giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila Giuseppe Romano Gargarella, al termine delle indagini curate dalla Guardia di finanza del capoluogo d’Abruzzo. 

Ragone è assistito dall’avvocato aquilano Amedeo Ciuffetelli,  raggiunto al telefono da AbruzzoWeb.

“Si è chiuso oggi un processo durissimo – il suo commento – partito con undici capi di imputazione, dall’estorsione alla malversazione, caduti lungo il cammino come castelli di carta. E si è chiuso con l’imputato Ragone che si è riappropriato della dignità di uomo e di soldato”.

“Quello che posso dire – prosegue Ciuffetelli – è che me l’aspettavo. Fin dai primi atti, dalle parole di Ragone, dagli undici capi di imputazione iniziali di cui quattro caduti in sede di udienza preliminare. Parliamo di capi di imputazione di una complessità incredibile che però, con un lavoro lunghissimo e faticosissimo, sono stati smontati in cinque anni, a cominciare dalla perizia dell’ottimo Salvatori, professionista che stimo, ma sulla cui perizia è venuta fuori una miscela di equivoci, interpretazioni di intercettazioni, inghippi sulle perizie, insomma, il caos”.

“Per fortuna – prosegue il legale di Ragone – il giudice ha ammesso la perizia che si sarebbe sovrapposta a quella di Salvatori, una perizia che ha squarciato il vero caduto su Ragone e che ha dimostrato che i M.a.p. erano fatti non bene, ma benissimo. Una perizia, ci tengo a sottolinearlo, non di parte perché sarebbe costata uno sproposito. Il giudice ha fatto ripetere le indagini da un perito d’ufficio e da lì si è capito che più di qualcosa non tornava”.

“A favore del mio assistito – ricorda poi l’avvocato Ciuffetelli – ha testimoniato gente come il capo dipartimento nazionale della Protezione civile, Angelo Borrelli. Parliamo di un uomo, Ragone, che si è sempre speso in prima persona per aiutare gli altri, dalle missioni all’estero al terremoto dell’Aquila. Ha vissuto un incubo, è caduto in un abisso che sembrava senza fine cominciato con gli arresti domiciliari, passano per il blocco dei conti, per i sequestri, per la carriera nell’esercito che si conclude in anticipo e con un marchio di infamia. Ora, però, è tutto finito”.

“Che fine hanno fatto Map? Alcuni sono stati dati ai terremotati di Amatrice, quando si è accertato che erano sicuri, molti però, da quello che so, sono stati vandalizzati e depredati. Erano stati abbandonati e quindi credo siano ormai inutilizzabili”, conclude. Roberto Santilli