L’AQUILA – Regione Abruzzo al bivio sulla vicenda dei precari dell’Agenzia per l’informatica e la telematica (Arit).

Si tratta di 24 persone risultate vincitrici di un concorso bandito nel 2008 e mai assunti che, nel frattempo, sono stati chiamati in servizio solamente a tempo determinato.

Alcuni di loro si sono rivolti al giudice del lavoro, che con una sentenza ha stabilito che debbano essere inseriti in organico a tempo indeterminato, tesi confermata da un successivo pronunciamento in secondo grado della Corte d’appello.

Ma sulla strada che li separa dal “posto fisso” ci si è messa una decisione della Corte dei conti che, in risposta a una richiesta di parere della Regione, ha dichiarato nulle le procedure selettive perché “prive di copertura finanziaria”.

In pratica l’Arit non aveva i soldi necessari per pagare gli stipendi dei neo-assunti, ma era comunque andata avanti, contando sul fatto che nel bando era scritto che la chiamata al lavoro sarebbe stata successiva al reperimento delle risorse.

Risorse che non sono state trovate né nel 2008 né negli esercizi finanziari successivi e così, secondo la Cdc, l’intero concorso era “viziato” e frutto di “un utile dispiego di energie”, perché “incompatibile con le norme sul pubblico impiego”.

Per la legge, infatti, “il sistema di reclutamento presso le pubbliche amministrazioni implica che con l’approvazione della graduatoria si generi il diritto all’assunzione”, cui corrisponde “l’obbligo di adempimento dell’amministrazione” all’inserimento in organico.

In definitiva un pastrocchio creato dall’Arit che ora espone, e non poco, la Regione.

Anche se secondo la Cdc “l’amministrazione regionale deve ritenersi non vincolata a procedere alle assunzioni del personale selezionato dall’Arit in ragione della nullità dell’intera procedura, considerando altresì i vincoli attualmente assunzionali e contabili gravanti sulla amministrazione regionale e sugli enti strumentali”.

Ma rimane, di contro, la scure della decisione della Corte dell’appello e, prima ancora, del giudice del lavoro.

Insomma, un vero rebus per la Regione che rischia, qualunque sia la volontà definitiva, di violare una decisione presa dai magistrati: quelli ordinari se chiuderà le porte in faccia ai lavoratori, quelli contabili se, al contrario, sceglierà di spalancarle. Pierluigi Biondi