PESCARA – Si vede una luce nell’annosa vicenda della bonifica e reindustrializzazione del polo chimico di Bussi (Pescara), devastato da oltre un secolo di produzione di sostanze inquinanti lasciate in eredità alle generazioni future.
Una luce, però, sinistra per il fronte degli ambientalisti, che vorrebbero che si intervenisse prima sulla megadiscarica dei veleni “Tremonti”, e contestano il progetto industriale a cui la bonifica parziale sarà funzionale.
La buona notizia comunque c’è, visto che è pronto nella sua fase esecutiva il progetto per bonificare le cosiddette ‘aree a monte’, tra il nucleo industriale e il paese, anche all’interno dell’ex-stabilimento Medavox. Manca solo la firma del ministero dell’Ambiente.
Il fronte ambientalista contesta in ogni caso l’esclusione da questo primo intervento di bonifica di quella che è considerata la priorità, la discarica Tremonti, montagna di veleni da 200 mila tonnellate e 250 mila metri cubi a pochi metri dalle sponde del fiume Pescara, dove il Tirino si immette. Vicino alle sorgenti che offrono acqua potabile per circa 450 mila persone, 600 mila in estate.
La più grande d’Europa, nel cuore dell’Abruzzo, apparecchiata dalla Montedison, che cominciò a stoccare i materiali affianco al fiume nel 1971 in quello che doveva essere un sito provvisorio.
Per questi intervento bisognerà attendere l’esito del ricorso al Consiglio di Stato della multinazionale contro l’ingiunzione del ministero dell’Ambiente che la obbliga “entro 30 giorni di tempo, a rimuovere tutti i rifiuti depositati in modo incontrollato nelle discariche e ripristinare integralmente lo stato dei luoghi mediante la rimozione delle discariche e di eventuali fonti di contaminazione ancora attive”.
Poi bisogerà vedere il costo dell’intervento., che a fare una stima appare enorme.
Tornando alla bonifica ‘a monte’: il progetto è stato redatto dal Comune, dal commissario straordinario Adriano Goio e dalla Solvay, altra azienda che ha finora operato a Bussi e che prima andare via come annunciato dovrà, stando all’obbligo sancito dal Tribunale di Pescara, farsi carico della bonifica delle aree inquinate di sua comeptenza e per cui ci sono suoi dirigenti sotto inchiesta.
L’intervento sarà finanziato con i 45 milioni di euro dei fondi del post terremoto, più una cifra imprecisata, ma sicuramente di molto superiore ai dieci milioni di euro pagati dalla Solvay.
“Si libereranno dai veleni 7 ettari di terreno – spiega Goio ad AbruzzoWeb – che sarann portati lontano da Bussi, fuori regione, e dunque non saranno realizzate discariche in loco. La discarica già esistente sarà invece impermeabilizzata e collaudata a spese della Solvay e sarà utilizzata solo per materiale non pericoloso. Sempre la Solvay, per dieci anni dovrà pompare e ripulire l’acqua di falda inquinata. A un costo di 1 milione di euro l’anno. All’interno dell’ ex stabilimento Medavox, già demolito, saranno ripuliti e inertizzati tutti i sottoservizi, in più verrà realizzato uno zoccolo di calcestruzzo impermeabilizzato”.
Il completamento di questo intervento non avrà solo ricadute ambientali, ma anche occupazionali: il sito industriale bonificato consentirà l’insediamento di due nuove aziende: la Filippi di Vicenza e la Todisco di Milano, che hanno già avanzato un’offerta economica alla Solvay per rilevare gli impianti, con l’assunzione di 180 dipendenti, attivando linee di produzioni farmaceutiche, a cui si aggiungono i 115 addetti che già lavorano per la Solvay.
“I 45 milioni di fondi pubblici – difende la bontà della scelta il sindaco di Bussi, Salvatore Lagatta – sono vincolati alla bonifica e alla reindustrializzazione del sito, dunque vanno utilizzati nell’area individuata, non altrove. E saranno un anticipo, se le sentenze dei processi in corso daranno torto a chi ha inquinato, questi soldi rietreranno nelle casse dello Stato a loro spese”.
“La discarica Tremonti – prosegue Lagatta – dovrà certo essere bonificata, ma lo dovrà fare la Edison a sue spese se perderà il suo ricorso al Consiglio di Stato”
Il sindaco difende poi strenuamente la priorità della reindustrializzazione, replicando alle argomentazioni critiche degli ambientalisti.
“Sul territorio ci sono centinaia di disoccupati. Le aziende scelte tramite bando dal Comune porteranno lavoro, che è la cosa di cui abbiamo disperatamente bisogno. E la loro non sarà una produzione inquinante, chi dice il contrario è disinformato: per produrre clorosoda non si usa più il mercurio, ma la cella a membrana, eliminando ogni rischio di inquinamento. L’eureco, altra materia prima per l’industria chimica prodotta Bussi, si usa per sbiancare i denti. Altre sostanze pericolose come cloruri di metilene, piombo e cloroformio, sono stati cancellate dal ciclo produttivo. Inutile dire che la produzione di farmaci non comporterà nessun rischio anche perchè i principi attivi saranno prodotti altrove”.
Bussi insomma, paese operaio, deve rimanere fedele alla sua vocazione, questa volta senza inquinare la sua terra e senza vittime avvelenate dalla chimica.
“Bussi ha un patrimonio da non disperdere – conclude Lagatta – sono tante nonostante la crisi le aziende che vogliono venire qui a produrre e ad assumere, perché possiamo offrire terreni gratuiti, siti industriali, approvvigionamento di metano, vapore ed acqua. E poi, siamo collegati con l’autostrada e la ferrovia. E soprattutto abbiamo la professionalità di tanti operai oggi disoccupati che hanno lavorato per anni nel settore”.





