GAMBERALE – “Il Pdl, se non cambia registro, rischia di diventare quel partito di plastica di cui parlano gli avversari”.
Lo scrive in una lettera appassionata l’ex sindaco di Gamberale (Chieti) Corrado Varrati, che rivendica una militanza di lunga data nella destra politica
“Molti di noi hanno cominciato a fare politica da ragazzini, per quel che mi riguarda nelle file del Movimento sociale italiano, in un’epoca in cui essere missino significava essere emarginato quando non disprezzato, dagli altri partiti – racconta – Eppure per me e per gli amici provenienti da altre esperienze è stata un’epoca splendida di cui io non rinnego nulla”.
“Non voglio dire che bisognerebbe tornare all’Msi o ai partiti di allora anche se, non lo nego, non mi dispiacerebbe – sottolinea Varrati – ma il Pdl o come si chiamerà, se vuole avere il futuro che merita, se vuole davvero essere un grande partito, se vuole essere un partito credibile, deve assolutamente recuperare lo spirito degli inizi, mettendo al centro gli uomini, la passione, il merito, le qualità individuali buttando a mare una volta per tutte i piccoli tatticismi, le manovre e le manovrine, tutto il cosiddetto teatrino della politica che abbiamo sempre disprezzato e che abbiamo tutte le ragioni di continuare a disprezzare”.
LA LETTERA INTEGRALE DI VARRATI
Voglio dirvi subito che questa mia lettera oggi, sorprende me prima di ogni altro.
Mi sorprende perché, come del resto chi mi conosce sa benissimo,la mia posizione sulle scelte del partito in questi anni è sempre stata molto critica. Preferisco dirlo subito: io non ho condiviso e non condivido molte delle scelte che sono state fatte dal nostro partito, il Pdl, a livello nazionale e spesso anche a livello locale: qui sul nostro territorio.
E lo dico da militante, naturalmente. Lo dico nell’ottica di qualcuno che vorrebbe vedere migliore, il partito, e non certo distruggerlo o disgregarlo. Le critiche, d’altra parte, rappresentano il sale stesso della vita politica sempre a patto, ovviamente, di intendere la politica come un’attività nobile, come un qualcosa a cui dedicarsi con passione e dedizione, come un qualcosa da mettere al di sopra di se stessi e dei proprio interessi personali, non certo come un comodo strumento per raggiungere il potere e gestirlo per fini che niente hanno a che fare con l’interesse comune.
A voi amici miei, cui voglio rinnovare la mia stima e il mio rispetto, ricordo che non è un vanto del Pdl quello di essere riusciti a rompere il sistema delle quote, perché non si può andare avanti con un partito composto da ex. Ecco, questa è una delle cose che non condivido, o meglio, condivido solo in parte. Perché è vero che il Pdl, per andare avanti in modo credibile, ha bisogno di essere un partito unitario, con una propria identità e una propria forza, una propria inconfondibile fisionomia.
Ma è anche vero che un partito come il nostro non nasce dal nulla, ha una sua storia è un suo passato che non possono e non devono essere dimenticati, pena il rischio di non sapere più chi siamo, di diventare davvero quello che i nostri avversari ci accusano di essere: un partito di plastica. Ma noi, a differenza dei nostri avversari, non siamo né vogliamo essere un partito di plastica. No, noi siamo e vogliamo essere un partito vero, solido e forte al di là di quello che sarà il nuovo partito.
Però, come sanno bene dalle mie parti, sui monti, un albero, per crescere davvero solido e forte ha bisogno di affondare molto profondamente nel terreno le proprie radici, perché senza radici non c’è futuro né identità possibili. Non è quindi un problema di quote o solo di quote. È in primo luogo un problema di coerenza, di passione e di identità, un problema di idee, tutte cose che sono la carne e il sangue della politica, e che rendono la politica una cosa nobile, tutte cose che distinguono un politico vero dai politicanti che hanno affollato in questi anni il carro del vincitore, salvo poi vederli abbandonare la nave, o tremare al primo segno di tempesta.
Devo forse aggiungere che gente così è molto meglio perderla che trovarla?
Molti di noi hanno cominciato a fare politica da ragazzini, per quel che mi riguarda nelle file del Movimento sociale italiano, in un’epoca in cui essere missino significava essere emarginato quando non disprezzato, dagli altri patiti.
Eppure per me e per gli amici provenienti da altre esperienze è stata un’epoca splendida di cui io non rinnego nulla. È stata un’epoca splendida perché in quel tempo abbiamo scoperto che la politica poteva essere una cosa viva, una passione autentica, qualcosa per cui valeva la pena essere tenuto ai margini, valeva la pena rischiare, valeva la pena combattere, valeva la pena giocarsi tutto. Perché a guidare la politica, allora, era la passione e nient’altro. Una passione senza la quale non esistono partiti né politica, ma solo tessere, gestione del potere e interessi personali, e cioè l’opposto della politica in senso alto e nobile, l’unica che valga la pena fare.
Non voglio dire che bisognerebbe tornare all’Msi o ai partiti di allora anche se, non lo nego, non mi dispiacerebbe e lo dico da militante e da uomo delle istituzioni che ha vissuto l’ultimo ventennio politico. Di traditori e di tradimenti, in questi anni, non vale nemmeno la pena parlare.
Quello che voglio dire è che se il Pdl o come si chiamerà, il nostro partito, il partito di tutti noi vuole avere il futuro che merita, se vuole davvero essere un grande partito, se vuole essere un partito credibile, deve assolutamente recuperare lo spirito degli inizi, mettendo al centro gli uomini, la passione, il merito, le qualità individuale buttando a mare una volta per tutte i piccoli tatticismi, le manovre e le manovrine, tutto il cosiddetto teatrino della politica, che abbiamo sempre disprezzato e che abbiamo tutte le ragioni di continuare a disprezzare.
È questa la lezione che vorrei non andasse perduta, la lezione che mi è stata insegnata nell’Msi e che, ancora una volta, non ha niente a che vedere con quote e spartizioni, ma solo con l’idea, semplice e luminosa che non i politicanti, ma la politica, la politica con la P maiuscola deve tornare ad essere la nostra stella polare.






