L’AQUILA – La politica abruzzese è in fermento: mentre domenica il Partito democratico si avvia a celebrare le primarie, negli altri schieramenti si intrecciano le questioni nazionali con i destini locali di alcuni degli esponenti più in vista dei partiti.
Lo testimonia la presenza, oggi, di tre big: il segretario nazionale dell’Unione di centro, Pier Ferdinando Casini, il presidente della Camera e leader di Futuro e libertà, Gianfranco Fini, e del vice presidente dei senatori del Popolo della libertà Gaetano Quagliariello, il potente capo del “correntone” del partito cui aderiscono il coordinatore regionale pidiellino, il senatore Filippo Piccone, e il governatore Gianni Chiodi.
Casini è arrivato a Pescara per un convegno organizzato dal vice presidente del Consiglio regionale Giorgio De Matteis, ufficialmente ancora nel Movimento per le automie ma di fatto con un piede e mezzo fuori, e dai colleghi d’Emiciclo Paolo Gatti, assessore alle Politiche sociali, e Nicoletta Verì, presidente della commissione Sanità, questi ultimi due pidiellini con molti mal di pancia.
Se Gatti si sta giocando la sua partita per trovare spazio dentro il partito e smentisce qualsiasi ipotesi di un suo ritorno a casa nell’Udc, formazione nella quale ottenne i primi successi elettorali a Teramo grazie anche ai buoni uffici del potente padre ex democristiano, la pescarese Verì da tempo è in cerca di una nuova collocazione, e per un periodo ha strizzato l’occhio pure al Grande Sud di Gianfranco Miccichè.
Anche De Matteis è un ex dell’Udc, compagine dalla quale uscì polemicamente dopo uno scontro con lo stesso Casini.
Tutti e tre puntano a un seggio in parlamento e si rendono conto che, nei rispettivi territori, potrebbero trovarsi la strada sbarrata: il primo per l’inconsistenza elettorale dell’Mpa, gli altri due per la presenza di figure meglio piazzate, per questo sono alla ricerca di un “posto al sole”.
L’iniziativa ha agitato le acque su cui naviga la Vela: ai più è sembrato che Casini sia venuto in Abruzzo per battezzare una prova di “grande centro” con esponenti che, per tradizione e pedigree, avrebbero più di un problema a chiedere al proprio elettorato di sostenerli in un’ipotetica alleanza con il Partito democratico.
Al contrario delle volontà di uno dei dominus dell’Udc regionale, l’ex deputato e consigliere di amministrazione Rai Rodolfo de Laurentiis, che guarda con grande attenzione al centrosinistra per un’alleanza stabile, motivo per il quale ha accolto con disappunto la candidatura di De Matteis a sindaco dell’Aquila contro il rieletto primo cittadino Massimo Cialente (Pd). L’iniziativa ha provocato malumori a Roma e in Abruzzo, in particolare nella capitale De Laurentiis insieme agli altri parlamentari e a coloro che non vedono di buon occhio un’intesa con il centrodestra hanno lavorato fino a questa mattina per far saltare la presenza di Casini al convegno pescarese, senza successo.
Nonostante formalmente sia un tecnico d’area, infatti, l’uomo Rai pratica con continuità la politica e non abbandona la volontà di gestire il partito, ma ha dovuto constatare che De Matteis ha incassato il primo round di una guerra sotterranea che durerà fino in primavera, quando si decideranno le coalizioni e si compileranno le liste per le politiche.
In questo scenario si chiarisce il senso delle dichiarazioni rilasciate qualche giorno fa alla webtv del Consiglio regionale dal capogruppo casiniano, Antonio Menna, che ha aperto a un accordo con il Pd, “a patto che dalla coalizione restino fuori Sinistra ecologia e libertà e Italia dei valori”, lanciando l’idea di una candidatura dell’Udc alla presidenza della Regione.
A questo punto, quindi, si possono individuare almeno tre anime nell’Udc: quella che vorrebbe il duo Pd-Udc correre insieme tenendo fuori i dipietristi e la sinistra, quella che punta a una corsa in solitaria e quella rappresentata dal presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, che governa l’ente insieme al centrodestra.
Sempre dalle parti del centro, Fini ha chiamato a raccolta le truppe futuriste, che governano insieme al centrosinistra in alcuni comuni importanti, tra cui proprio a Montesilvano, dove stasera si svolgerà un incontro pubblico nel quale lo scissionista del Pdl risponderà alle domande dei giornalisti.
Anche Fini cerca di sfondare tra i moderati, in questo senso sembra concorrenziale la concomitanza con la presenza di Casini, con il coordinatore regionale, l’onorevole Daniele Toto, che sta lavorando per assicurarsi la riconferma.
A Teramo, invece, Quagliariello ha preso parte a un dibattito dal titolo “Dalle primarie il futuro del centrodestra”: in realtà l’argomento del giorno è la candidatura al Parlamento di Chiodi. Il governatore vorrebbe mollare la guida della Regione per accomodarsi a Roma, ma i vertici del partito spingono per la sua ricandidatura.
Un Chiodi-bis, su cui in molti si sono espressi positivamente, vedi Piccone, risolverebbe alcuni problemi non di poco conto dentro il centrodestra. Trovare un’alternativa credibile, al momento, è impresa ardua, ma soprattutto consentirebbe di tenere libera la casella che lascerà vuota la deputata uscente del Pdl Carla Castellani, intenzionata a ritirarsi dall’agone politico dopo quattro legislature tra Senato e Camera.
Secondo tutti i sondaggi, infatti, è fuori dalla portata del Pdl la possibilità di ripetere l’exploit del 2008, quando il partito riuscì a eleggere 15 parlamentari (undici deputati e quattro senatori), e ci sono troppi aspiranti rispetto ai posti sicuri. Un Chiodi in posizione eleggibile toglierebbe spazio ai tanti, troppi, che sperano di sbarcare nella Capitale, a cominciare dal suo concittadino Gatti che, per questo, cercherebbe ospitalità dalle parti dell’Udc.
Una matassa che finirà con l’ingarburgliarsi con il passare delle settimane e l’approssimarsi delle scadenze elettorali, in attesa che le primarie del Pd e quelle del Pdl del 16 dicembre diano maggiori indicazioni su che strada vorranno prendere quelli che un tempo erano i due partiti che raccoglievano il consenso di due italiani su tre e che oggi rischiano di non rappresentarne neanche la metà. (b.s.)






