L’AQUILA – Per il Popolo delle libertà sono ore decisive.
Le primarie saltate, gli attacchi e le retromarce del leader, Silvio Berlusconi, le politiche dietro l’angolo, l’ipotesi di “spacchettamento” del partito con gli ex di Alleanza nazionale da una parte e i fedelissimi del Cavaliere dall’altra che rischiano di entrare in rotta di collisione.
Oggi, nel giorno che avrebbe dovuto celebrare le primarie, a Roma sono andate in scena manifestazioni pubbliche che delineano il quadro complessivo: Guido Crosetto e Giorgia Meloni hanno presentato la loro idea di cambiamento nel centrodestra contro il premier Mario Monti.
Dall’altro lato, Fabrizio Cicchitto, Gianni Alemanno, Gaetano Quagliariello e Maurizio Sacconi hanno presieduto un’altra kermesse.
Poi c’è l’ipotesi del movimento pensato da Ignazio La Russa (il cui nome potrebbe essere “centrodestra nazionale”) che potrebbe raccogliere le adesioni della destra che ha appoggiato l’ormai ex governo Berlusconi.
Gli scenari che si delineeranno dalla Capitale potrebbero avere ripercussioni anche sul quadro regionale e locale, ma l’obiettivo, come dichiara ad AbruzzoWeb il senatore Fabrizio Di Stefano, vice coordinatore regionale del Pdl, è uno solo: “mantenere l’unità”.
E le differenze che sono emerse ed emergeranno?
I confronti interni sono sempre positivi, la pluralità di voci e posizioni non danneggiano mai, anzi rappresentano un elemento di crescita, purché il confronto rimanga nell’ambito della correttezza finalizzato al raggiungimento di obiettivi comuni.
L’ipotesi del centrodestra nazionale pensata da La Russa è molto concreta, però.
Un grande partito come il Pdl necessariamente non può essere monocorde, ma deve esser rappresentativo di varie posizioni e sensibilità. Quelli che, come me, si richiamano a valori tradizionali della destra, come la famiglia, la religione, la vita, devono trovare delle risposte, come quelle che il governo non fornisce su una drammatica situazione come quella dei due Marò ancora bloccati in India.
Tutte queste sensibilità devono trovare casa nel Pdl, noi le rappresentiamo. Se il partito non dovesse essere adatto a dar voce a questi ideali ne prenderemo atto, ma fino a quando il Pdl rispecchierà queste nostre vocazioni siamo e rimarremo al suo interno.
A Palazzo Madama è stato uno dei più strenui oppositori al disegno di riordino delle Province pensato dal governo, poi naufragato.
È vero, e lo rivendico, per aver condotto una battaglia contro una legge che era sbagliata. E rivendico anche un’altra presa di posizione, già palesata un anno fa da Maurizio Gasparri e La Russa. Dopo la fine dell’esperienza del governo Berlusconi affermavamo che bisognava tornare subito alle urne. Forse, anzi senza forse, sono convinto che avevamo ragione. Gli effetti di questo Esecutivo sono sotto gli occhi di tutti, a partire dalla legge sulle Province, a quella del lavoro, fatta da un ministro, Elsa Fornero, che tutto era meno che super partes visto che era candidata nel Pd al Comune di Torino.
Il giudizio è critico sul governo Monti, ma il Professore, qualche giorno, fa ha partecipato all’assemblea del Partito popolare europeo.
La presenza di Monti all’assemblea del Ppe è stata molto significativa. Il prestigio di Monti a livello internazionale è indiscusso, ma il giudizio sul suo governo rimane fortemente critico. La sua azione è stata impoverita da ministri non all’altezza, responsabili di leggi capestro come quelle sul lavoro o per la mancanza di credibilità a livello internazionale che ci porta a dover ancora attendere per il rientro dei Marò dall’India. Monti non è un fuoriclasse, ma in ogni squadra nessun campione può emergere se non ha una squadra che lo sostiene.
E a livello abruzzese com’è lo stato di salute del Pdl. Si parla di riposizionamento di alcuni esponenti del partito, altri hanno già preso altri lidi come l’assessore ai trasporti Giandonato Morra. E si vota tra un anno, non tra cinque.
Anche in Abruzzo il Pdl non sta vivendo un momento semplice. Paghiamo situazioni che hanno ripercussioni da quanto avviene a livello nazionale. Poi c’è chi fa scelte diverse, come Morra, che, però, non ha avuto il buon gusto e la sensibilità di rimettere l’incarico che gli era stato assegnato proprio perché esponente del Pdl. Ciò che accadrà a Roma non produrrà effetti devastanti sugli equilibri della regione. Certo, se ci saranno contraccolpi valuteremo al momento opportuno.
Chiodi ha già detto che non prende in considerazione l’ipotesi di candidatura romana per puntare alla riconferma in Regione.
Il presidente Chiodi ha ampiamente dichiarato quali sono i suoi intendimenti per il futuro. Con la sua maggioranza, nonostante le difficoltà, ha svolto un ottimo lavoro, da gennaio verranno abbassate le tasse, e credo che il giudizio migliore sarà quello degli elettori abruzzesi. Per questo credo che la sua candidatura, come ha egli stesso affermato, sia una conseguenza naturale.



