L’AQUILA – “Tolleranza zero con militari provenienti da fuori regione, qualsiasi uomo che non faccia parte del Nono alpini dell’Aquila non è il benvenuto a Collebrincioni”. 

Con queste parole il consigliere comunale aquilano della lista Benvenuto Presente, Daniele D’Angelo, entra a gamba tesa nella polemica riguardante il poligono militare di Monte Stabiata, in provincia dell’Aquila, che dagli scontri sui social si è gonfiata a tal punto da richiedere l’intervento di un mediatore tra l’Esercito, accusato di deturpare una delle zone più belle della montagna aquilana, l’Ente Parco Gran Sasso e i residenti. 

Il consigliere, che per questa mattina ha convocato a Villa Gioia una conferenza stampa, spiega ad AbruzzoWeb i motivi per cui gli abitanti di Collebrincioni hanno deciso di riunirsi in un comitato per chiedere la chiusura totale del poligono. 

“Tutte queste esercitazioni portano un inquinamento di ogni tipo e le ripercussioni sono anche economiche – ha precisato – Per esempio i cacciatori, che prima si fermavano in paese almeno mezza giornata, sono spariti. Del resto in un’area di 22 ettari, dove ci sono spari dalla mattina alla sera, gli animali selvatici scappano. Bisogna sottolineare, poi, che i militari da fuori regione arrivano con l’autobus, fanno addestramento e vanno via”. 

“Questo non è compatibile con uno sviluppo non solo economico, ma anche turistico, visto che persone arrivate dalle regioni vicine per fare trekking sulle nostre montagne si sono dovute rigirare, in più occasioni, perché, durante la fase di addestramento, la montagna è totalmente interdetta alla popolazione”, aggiunge. 

Nei giorni scorsi una delegazione del comitato di residenti di Collebrincioni ha incontrato i vertici del Parco Gran Sasso, il presidente Tommaso Navarra, il direttore Alfonso Calzolaio e la botanica Daniela Tinti per affrontare il problema. 

Dal tavolo i cittadini hanno ottenuto una seconda verifica del terreno nel mese di settembre, che verrà effettuata su 22 ettari e non su 6, come accaduto in precedenza.

“Io non sono per la chiusura del poligono, ma bisogna intervenite in maniera dura contro i militari delle caserme di tutt’Italia, in particolare di Ascoli Piceno, Caserta e Roma, fatta eccezione ovviamente del nostro Nono alpini, che è una realtà storica e fonte di reddito per l’intera città. Il comitato ha adottato una linea intransigente, che punta sulla chiusura totale dell’area, io sto cercando di farli ragionare, sto facendo da mediatore, ma la situazione è effettivamente insostenibile così come si presenta oggi”.  

La soluzione dunque per D’Angelo sarebbe “che il poligono diventi ad utilizzo esclusivo dei militari aquilani, fiore all’occhiello della città, che hanno mostrato attenzione e amore verso il territorio. Quando trovano mobili o oggetti abbandonati li portano via, in un’occasione – ricorda il consigliere – hanno trovato delle lavatrici gettate nelle scarpate e hanno ripulito l’intera zona, dando un segnale di grande civiltà”. 

D’Angelo motiva la scelta di “cacciare” i militari che non provengano dalla Caserma aquilana, spiegando che con “il comandante del Nono Reggimento alpini dell’Aquila, il colonnello Marco Iovinelli, abbiamo stabilito delle ulteriori regole da rispettare per il quieto vivere: il divieto di transito in paese dei mezzi cingolati, rumorosi e pesanti durante le ore notturne, per cui si sono impegnati a fare strade alternative; nelle ore diurne, invece, potranno passare all’interno del centro abitato con mezzi più piccoli, ma a passo d’uomo, in questo caso è previsto che un militare scenda dal mezzo per il passo ai veicoli; infine, non porteranno più militari armati tra le case, come hanno fatto fino a poco tempo per le esercitazioni di guerriglia”. 

Alla richiesta di ulteriori spiegazioni, il consigliere tiene a precisare: “Ovviamente parliamo di armi scariche, ma aprire la porta per andare a scuola o a lavoro e trovarsi di fronte a 10 militari armati, è uno scenario che i bambini possono vedere solo in Afganistan e a Collebrincioni e non era più accettabile”. 

Alla base dello scontro con i residenti, anche i danni provocati dai grandi veicoli militari alle strade, ma per questo “l’esercito aquilano ha preso un impegno con la popolazione e con me, quello di reperire fondi per sistemare eventuali danneggiamenti, per esempio per il ripristino del manto stradale, penseranno a tutto loro, affinché si possa parlare finalmente di una convivenza pacifica, ma le altre Caserme non le vogliamo”, ribadisce. 

Infine, il consigliere  ha sottolineato: “La parte di popolazione che crede che le esercitazioni siano fonte di reddito per l’Asbuc si sbaglia, perché non sanno che i soldi versati dall’Esercito servono solto ed esclusivamente a ripristinare i danni fatti dai loro militari e non è tollerabile né giustificabile né legale che tali somme vengano utilizzate per altri scopi che non siano il ripristino delle strade e del manto erboso”, conclude.