L’AQUILA – È pronta la rivoluzione per i poli di innovazione della Regione Abruzzo. Con la nuova programmazione del Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) molti di quelli costituiti nel 2008 rischiano di vedersi chiudere i rubinetti dei finanziamenti pubblici, ma altri potrebbero nascere.
L’auspicio del nuovo indirizzo politico regionale è quello che, con i nuovi bandi, che dovrebbero uscire a partire da giugno prossimo, le imprese riescano ad arrivare a una maggiore sintesi rispetto alla programmazione precedente, quando in Abruzzo se ne costituirono 14, il doppio del ricco e industrializzato Piemonte.
Cambiano anche i settori su cui si focalizzano gli investimenti programmati per il periodo 2014-2020, estesi dal solo agroalimentare, su cui il governo di Gianni Chiodi si era concentrato, all’automotive, al chimico-farmaceutico, a quello dello spazio-Ict, al tessile e al settore del design e del mobile, come voluto dall’amministrazione di Luciano D’Alfonso.
Alla costituzione dei nuovi Poli, o al rifinanziamento degli esistenti, sarà destinata parte della dotazione del Fesr, 125 milioni di euro per il settennato.
I 14 poli di innovazione esistenti, nati e cresciuti per favorire l’aggregazione tra imprese dello stesso settore coi fondi della programmazione 2007-2013, sono ora senza risorse e dovranno far conto solo sulle proprie tasche se vogliono restare in vita.
“La Regione è impegnata nella complessa fase di rendicontazione – dice ad AbruzzoWeb il vice presidente con delega alle Attività Produttive Giovanni Lolli – Un lavoro che vorrei fosse chiaro quanto è difficile, visto che l’Europa non ci consente di fare una rendicontazione forfettaria ma ogni singola azione, ogni scontrino di ciascuna azienda aderente ad ognuno dei 14 Poli va rendicontata. E parliamo di un migliaio di aziende in tutto”.
“La precedente Giunta aveva concentrato tutto sull’agroalimentare – spiega – noi abbiamo ritenuto di ampliare il campo di interesse ad altri settori. Una scelta che non è frutto di fantasia ma abbiamo dovuto individuare i domini industriali di riferimento attraverso una procedura, comune per tutte le Regioni, attraverso la quale vanno anche dimostrate le prospettive che offre un determinato settore”.
I 14 Poli nati nel 2010, che per Lolli rappresentano una “esperienza positiva perché in un tessuto industriale molto abituato all’individualismo ha prodotto bei progetti e una virtuosa collaborazione”, “scelgono loro se vivere o no”.
Di certo, rileva il vice presidente, non avranno più il Fesr da cui attingere e “magari concorrono all’Fsc”, il Fondo per lo sviluppo e la coesione.
“Non posso obbligare nessuno, auspico però che più Poli si fondano tra loro” chiosa Lolli.






