L’AQUILA – “Prima risolviamo velocemente i problemi di casa nostra, poi pensiamo alle alleanze per le regionali e le amministrative”.

È con questo programma di minima che si presenta Nedo Poli, neo commissario abruzzese dell’Unione di centro, arrivato in sostituzione di Armando Dionisi, che non è riuscito a sanare le fratture profonde che attraversano il partito e che hanno portato al tracollo elettorale in occasione delle politiche del febbraio 2013.

Già consigliere di amministrazione dell’Inps e per due legislature (dal 2006 all’anno scorso) parlamentare, si definisce un “democristiano senza ex” e avrà innanzitutto il compito difficilissimo di mettere pace tra le varie anime della Vela per cercare di risollevarne le sorti in vista della chiamata alle urne del 25 maggio, quando si sceglierà il futuro governatore e verranno rinnovate le amministrazioni di importanti centri quali Pescara, Teramo e, se il sindaco dimissionario Massimo Cialente non dovesse tornare sui suoi passi, anche L’Aquila.

L’esordio di Poli in regione ci sarà domani, a Pescara, nel corso di un incontro pubblico durante il quale avrà un assaggio dell’aria che tira in Abruzzo.

Le hanno assegnato un incarico ai limiti dell’impossibile, far convergere in un unico progetto posizioni che al momento sembrano inconciliabili: da un lato quella del vice presidente del Consiglio regionale Giorgio De Matteis, dall’altro quella della “fronda” rappresentata dal capogruppo all’Emiciclo, Antonio Menna, e del presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, che alle scorse politiche hanno incrociato le braccia per contestare le scelte romane sulla composizione delle liste.

Ho iniziato ad annusare l’aria, ho sentito telefonicamente le varie parti in campo e i responsabili provinciali, insomma già mi sono documentato su cosa succede da voi, l’appuntamento di Pescara servirà per rompere il ghiaccio e cominciare il lavoro faticoso di rinsaldare le fila. Subito dopo, probabilmente la prossima settimana, avremo una riunione interne per dirimere le questioni più spinose e presenterò la mia road map al segretario nazionale, Lorenzo Cesa, che verrà anch’egli presto in Abruzzo.

Uno degli argomenti più dibattuti è quello delle alleanze: De Matteis è stabilmente nella maggioranza di centrodestra ed è un supporter del presidente della Regione, Gianni Chiodi, mentre Menna la pensa diversamente.

Le indicazioni arriveranno dal congresso nazionale che si svolgerà dal 21 al 23 febbraio, fino ad allora bisognerà ricucire i rapporti, ma sono fiducioso: De Matteis e Menna sono persone responsabili, sono certo vorranno fare squadra. D’altra parte il partito è vivo solo se ha eletti e, vista anche la riduzione del numero dei consiglieri regionali e comunali, se non saremo compatti agli appuntamenti che contano rischiamo di restare fuori dai giochi.

Ultimamente, però, l’Udc sembra propendere più verso il centrodestra.

Alle regionali della Sardegna siamo in quella coalizione, ma non è detto che in futuro succederà la stessa cosa, ripeto: la decisione finale spetterà al congresso. Per adesso abbiamo un mese di tempo per operare, poi valuteremo.

C’è un’altra spina nel fianco dell’Udc, il consigliere di amministrazione della Rai Rodolfo De Laurentiis, un altro che non ha gradito la scelta di piazzare come teste di serie alle liste per Camera e Senato di De Matteis e di Nicoletta Verì.

Anche con lui cercherò di dialogare, la mia intenzione è quella di allargare il partito il più possibile. L’Abruzzo è una terra che è stata storicamente democristiana e, dopo la fine dello scudocrociato, moderata, ci sono ampi spazi per noi.

Tornando alla querelle in Regione: una delle accuse che Menna ha rivolto a De Matteis è stata quella di non aver mai sciolto il suo gruppo del Movimento per le autonomie per confluire nell’Udc per continuare a godere dei benefit in termini di segreterie e contributi.

Non so quali privilegia abbia un monogruppo, non conosco i regolamenti interni del Consiglio, alla campagna elettorale manca poco, per il momento la situazione può rimanere anche quella che è, ma dopo saranno tutti nell’Udc.

Se il sindaco Cialente confermerà le sue dimissioni, a distanza di meno di due anni si tornerà a votare per il Comune dell’Aquila: un test di rilievo nazionale.

Sulla questione del capoluogo ho avuto un confronto con De Matteis e con il capogruppo in Comune, Raffaele Daniele, aspettiamo fine mese per verificare le reali intenzioni del primo cittadino, dopodiché vedremo. Quello che è importante è pensare un futuro per L’Aquila, una realtà complessa che necessita di proposte serie per il rilancio del territorio.

Perché la scelta di proseguire sul commissariamento invece di mettere un responsabile abruzzese a capo dell’Udc?

Fare un congresso regionale era impossibile, il tempo a disposizione è pochissimo, per il momento tamponiamo l’emergenza elettorale, dopo la parola tornerà agli iscritti del partito.