SPOLTORE – C’è chi lo chiama “il chitarrista di Ligabue”, chi lo ha soprannominato “Capitan Fede” e chi, addirittura, lo definisce un sex symbol.
Il suo nome è Federico Poggipollini, una vita passata “tra palco e realtà”, con in mano una chitarra capace di riscaldare i cuori di migliaia di fan e di provocare un travolgente tsunami di emozioni.
Poggipollini esordisce nel 1990 quando partecipa alla registrazione dell’album El Diablo dei Litfiba. Con il Tributo ad Augusto Daolio (1994) e Buon Compleanno Elvis (1995) entra a far parte del gruppo che accompagna Luciano Ligabue.
Ci fermiamo qui, il resto e altro ancora lo racconta lui stesso in quest’intervista esclusiva.
Ospite di lusso per festeggiare il compleanno del locale “Loft” (Spoltore), AbruzzoWeb ne ha approfittato per fare una lunga chiacchierata con uno dei musicisti più famosi d’Italia.
Poggipollini ripercorre le tappe della sua lunga carriera, racconta la fase iniziale del suo legame con Ligabue (“Mi fece fare un provino…”), i motivi del suo successo (“È un grande comunicatore”), il suo legame con l’Abruzzo (“La mia compagna è di Fara Filiorum Petri”), l’ebbrezza che si prova quando si sale sul palco (“Un vero orgasmo”) e tanto altro ancora.
Mettetevi comodi, arriva “Capitan Fede”.

Hai iniziato la tua avventura nel mondo della musica con i Litfiba. In che rapporti sei oggi con Piero Pelù?
Ora non posso dire che c’è un rapporto di amicizia. C’è stata nel momento in cui abbiamo lavorato insieme, sia con Piero che con Ghigo Renzulli e con tutto il resto della band. Con alcuni di loro, e in particolare con Roby Terzani, mi sento spesso. Piero ho avuto il piacere di rincontrarlo circa tre anni fa e di suonarci insieme a “MTV Days”. Purtroppo viviamo in due città diverse, abbiamo vite completamente diverse e ci sentiamo sempre meno, ma quando ci rivediamo è sempre un grande piacere.
Dal 1994 sei entrato a far parte del gruppo che accompagna Ligabue. Com’è nata questa collaborazione?
Nel 1994 Ligabue era già noto, ma non famosissimo come ora. Mi fece fare un provino artistico come chitarrista perchè in quel momento voleva cambiare la sua band originale, i “Clan Destino”. Insieme a me provarono anche “Rigo” Righetti come bassista e Roby Pellati come batterista. Da lì iniziò la collaborazione. Il primo step fu Il tributo ad Augusto Daolio, poi la produzione di Buon compleanno Elvis passando per i vari tour all’estero, essenziali per metterci alla prova. Poi è arrivata l’escalation di Ligabue con il pezzo Certe notti, le cose sono andate sempre meglio fino ai giorni d’oggi. Posso dire che sono l’unico musicista a essere rimasto tanti anni in una band.
Il 16 luglio 2011 l’evento “Campovolo 2.011” ha registrato il sold out. Cosa si prova ad avere di fronte più di 120 mila persone?
Sono concerti incredibili. Ho avuto la fortuna di fare più concerti a Campovolo, pensa che nel 2005 c’era quasi il doppio della gente dell’ultimo evento. Un musicista non dovrebbe mai capire effettivamente quanta gente ha di fronte e mantenere sempre la giusta distanza, altrimenti rischia di farsela addosso. L’esperienza negli anni mi ha portato a godere il palco, il concerto è un momento esaltante che ho goduto dal primo all’ultimo istante.
Nelle tue canzoni, come Bologna e piove, citi spesso la tua città natale. Che rapporto hai con essa?
Bologna è una città che frequento e che vivo ormai da anni. Mi ha dato la possibilità di entrare nel mondo della musica, è un centro strategico, un punto d’incontro dove hai la possibilità di confrontarti con altri musicisti. È proprio l’intera regione dell’Emilia Romagna che ha questa sua predisposizione per la musica, molti artisti vengono da qui e hai l’opportunità di metterti in gioco. Bologna e piove è una fotografia di un’immagine della vita in città. Ero fermo in via Murri davanti ad un semaforo e ho visto una persona attraversare la strada. Non ho fatto altro che raccontare ciò che ho visto e trasformarlo in musica.
Sei già venuto in Abruzzo, c’è un legame con questa regione?
Strettissimo. La mia ragazza nonché madre dei miei figli (Enrica Di Menna ndr) ha origini abruzzesi, è di Fara Filiorum Petri. E poi i concerti che abbiamo fatto a Pescara sono sempre stati bellissimi.
Che effetto fa lavorare al fianco di un grande artista come Liga?
La mia collaborazione con Luciano è nata in un momento in cui non era ancora affermatissimo quindi diciamo che la crescita è stata per entrambi. Ligabue è uno che non lascia nulla al caso, non dà niente per scontato, prende seriamente il suo lavoro di compositore e musicista e ogni volta cerca di superare quello che aveva fatto in precedenza. Ecco, questo è un meccanismo che serve per riuscire a progredire. È un’artista a tutto tondo, è circondato da persone che l’aiutano e che gli permettono di potenziare il suo lato artistico. Ci sono molti artisti che hanno tante cose da raccontare, ma poi si perdono, Luciano invece non ha mai smesso di migliorarsi.
Perché hai deciso di intraprendere la carriera da solista?
Per me la musica è sempre stata una grande passione. Un musicista ha bisogno di evolversi perché deve mantenere quel frizzante che crea l’emozione. Ligabue è una grande artista però a volte ha bisogno di pause e si ferma. Così ho cominciato con la mia chitarra a comporre. Già lo feci con i Litfiba e con un gruppo che si chiamava “Radio City” e ho sempre avuta la vena di creare cose di getto. Ho deciso, passo dopo passo, di portare avanti un mio progetto che mi sta dando grosse soddisfazioni. Bologna e piove è stata una canzone che è andata al di là di ogni aspettativa, è rimasta in classifica per tre mesi ed è arrivata fino al settimo posto. Nasco come indipendente, non ho grandi multinazionali che finanziano il mio progetto. Ho alcuni indipendenti che hanno puntato le loro poche risorse economiche su di me. In un momento come questo, purtroppo, non avere finanziamenti è dannoso per la tua pubblicità.
Quali sono, secondo te, le canzoni più belle di Ligabue?
A me piace tantissimo Ho perso le parole, una canzone bellissima che ha lanciato la nostra scalata. Certe notti è la canzone evergreen per eccellenza che ho avuto la fortuna di suonare e che ci ha fatto conoscere in tutto il mondo.
Perchè il soprannome “Capitan Fede”?
È una cosa che mi è successa mentre lavoravo al progetto Buon compleanno Elvis. Sono usciti fuori vari soprannomi, io accettai “Capitan Fede” e Roby “Sanchez Pellati”. Solo Rigo ha storto il naso e non gli è stato apostrofato nessun nomignolo. A me “Capitan Fede” è subito piaciuto, in quel momento aveva un senso perché mi permetteva di “spadroneggiare” sugli altri, nel senso buono della parola.
La chitarra è sempre stata la tua più grande passione?
Amo la chitarra alla follia, ma non mi ritengo un feticista di tale strumento. Mi piace la musica in generale, penso a contribuire con la chitarra a colorare la canzone.
Che emozioni provi quando sali sul palco?
È un’emozione costante che nasce prima, durante e dopo. È un momento quasi di orgasmo perché stai facendo un lavoro che ti piace con l’entusiasmo che ci vuole e non mi è capitato mai di essere salito sul palco in maniera forzata. Se ho mal di pancia rimarrei volentieri a casa ma anche lì è come se dentro di me ci fosse una sorta di endorfina che mi anestetizza il dolore.
Cosa hai mente per il futuro?
Ho tante cose da fare, vado avanti con i miei progetti. Ho tante collaborazioni in corso con Dj Bertarelli e Saturnino, con MTV, faccio cover, tributi, sono compositore. Cerco di palleggiare la musica per farla interamente mia. Voglio trovarmi in una situazione tale da capire, nel modo in cui me lo chiede, di cosa ha bisogno la gente.
Grazie Federico, sei stato gentilissimo. In bocca al lupo!
Figurati, grazie a te. Un saluto alla redazione di AbruzzoWeb!
Un ringraziamento speciale ad Alessio Rosi, titolare del locale “Loft” in Via Europa 128 (Spoltore) che ha permesso ad AbruzzoWeb di spulciare all’interno del pub e di intervistare un grande della musica come Federico Poggipollini.
Cogliamo anche l’occasione per porgere gli auguri di buon compleanno al “Loft” che ha appena compiuto un anno. Auguri!



