L’AQUILA – La metafora manzoniana dei vasi di ferro che minacciano il vaso di coccio è abbastanza calzante per descrivere la situazione del Partito democratico in vista delle prossime elezioni amministrative all’Aquila.

Il problema sorge, però, quando il vaso di coccio non c’è e a sbattere tra loro ci sono solo vasi di ferro. Si rischia che, con gran fracasso, nessuno prevalga né resti schiacciato. E Massimo Cialente, Gianni Lolli e Stefania Pezzopane, in rigoroso ordine alfabetico, vasi di coccio di sicuro non sono.

Ognuno di loro, per motivi diversi e prospettive diverse, potrebbe sulla carta essere “il” candidato sindaco del Pd e, verosimilmente, non essendoci a oggi un vaso di coccio che a sorpresa prevale, il Pisapia di turno, anche il candidato di tutto il centrosinistra.

I tre, per quanto big, hanno cose in comune e differenze. Lolli soprattutto e anche Cialente sono stati in Parlamento (il primo anche nel governo), la Pezzopane no. Quest’ultima ha amministrato un Ente locale, la Provincia, proprio come il sindaco uscente, mentre Lolli no. “Zizzetto” e Stefania, infine, hanno collezionato incarichi nazionali nel partito, da cui Cialente è rimasto fin qui escluso.

Ecco perché l’attuale assessore comunale al Sociale e alla Cultura, un vero e proprio vice sindaco bis, vista l’importanza delle deleghe, non si sbilancia neanche di un centimetro a commentare l’attuale situazione politica, le dinamiche di campagna elettorale, partite in fortissimo anticipo, e gli scenari in vista della definizione del candidato sindaco.

Stefania Pezzopane comunque dice di essere disponibile a tutto, da ruoli “umili come l’attuale” (che poi tanto umile non è, anzi, è strategico) a “qualcosa di diverso”, ovvero l’esordio sugli scranni romani, purché si ragioni in termini di squadra.

Ricorda di avere “dieci anni di meno” degli altri due califfi democrat, e qualcosa dovrà pur significare. E, infine, ribadisce un concetto che altre frange del Pd sembrano dimenticare: ci saranno le primarie e, prima di qualsiasi altra candidatura, in pole position ci sarà Massimo Cialente.

La campagna elettorale è cominciata troppo presto?

Veramente non si è mai fermata, nemmeno con il terremoto. In questi mesi si stanno accentuando toni a volte inopportuni, soprattutto considerando che questa è una città con un’emergenza e che necessità di avere risposte, che dovrebbero prescindere dagli obiettivi elettorali.

C’è già il primo candidato, Vincenzo Vittorini. Che ne pensa?

Non me lo sarei aspettato, mi ha sorpreso molto. Ho letto la cronaca delle motivazioni che lo hanno spinto, è una persona che apprezzo molto, colpita da grande dolore. Avevo inteso il suo come impegno prevalentemente civico, non immaginavo volesse trasformarlo in una militanza politica. Ha cominciato a partecipare ad alcune vicende dopo il terremoto, non avevo la minima idea che potesse gettarsi nel conflitto politico e addirittura farlo da candidato sindaco. Con la candidatura ha fatto una scelta coraggiosa, ma sceglie anche di schierarsi in un confronto. Ci sono passaggi, formazione delle liste, apparentamenti…

Che farà il centrosinistra?

Il centrosinistra farà le primarie, chi ci si riconosce farà bene a cimentarsi nel confronto. Il migliore, quello che avrà più sostegno, sarà il candidato di una coalizione che ha le carte in regola per vincere perché il vento è cambiato. La prossima sarà l’amministrazione della ricostruzione, il centrosinistra vuole cimentarsi con un progetto di ricostruzione dopo aver gestito l’emergenza. Alle spalle abbiamo una parte durissima, adesso dobbiamo guardare avanti.

Il sindaco Cialente parteciperà alle primarie?

Il Pd sostiene Massimo Cialente. Il sindaco è sempre il primo a essere sottoposto a valutazione. Innanzitutto c’è lui, poi il Pd discuterà apertamente e in modo trasparente altre candidature, e quale di queste sarà la candidatura migliore.

Lei cosa farà?

Per il momento sostengo il sindaco in un settore delicatissimo, quello della ricostruzione sociale. Lavoro perché vinca la coalizione, poi faremo le valutazioni. Il momento è molto duro, le scelte vanno fatte insieme, senza nessuna fuga in avanti, ma con una logica di squadra. Davanti abbiamo un compito non di poco conto, affermiamo una politica nuova solo se lavoriamo insieme. Faccio parte di un collettivo, voglio che vinca.

Ma è indisponibile in ogni caso a essere candidata sindaco?

Non mi sono candidata e ancora non inizia la discussione, ma non rifiuto a priori, sarebbe una stupidaggine.

Sarà nella lista del Pd per portare fieno in cascina?

A questo ancora proprio non ci penso. Sicuramente sarò tra chi vuole portare il centrosinistra alla vittoria, nelle forme e nei modi che la coalizione riterrà. Queste elezioni saranno anche una battaglia d’orgoglio contro le colonizzazioni che ci stanno fregando, e su questo il centrodestra è perdente.

Pezzopane in Parlamento, Lolli sindaco e Cialente sottosegretario o altrove: che ne pensa del famoso “patto” tra big di cui si parla tanto?

Non ho mai partecipato a incontri né a vertici in cui si siano spartite cose che sono nelle mani della gente. Parliamo, però, di persone di estrema qualità che possono dare tantissimo alla città e al Pd. Io ho dieci anni di meno di loro e per adesso sono in gioco al Comune, ma non ci sono predestinazioni. Mi occupo di ricostruzione a livello nazionale, sto girando l’Italia per affrontare, parlare, raccogliere sostegno in un momento in cui tutti hanno dimenticato L’Aquila.

Dall’altra parte, in Comune lavoro a cose più umili e critiche. Massimo è stato ed è il sindaco di una città distrutta, Giovanni è l’unico deputato abruzzese che sta lottando davvero per L’Aquila. Per quanto mi riguarda, ci metterò forza ed entusiasmo per combattere per la città a qualsiasi livello, dall’umile a qualcosa di diverso.

Se uscisse prima il candidato sindaco del centrodestra, magari Giorgio De Matteis, i vostri avversari si ritroverebbero in vantaggio tattico?

In queste elezioni conteranno le tattiche, ma la vittoria del futuro sindaco sarà un fatto di sostanza. Vinceranno l’autorevolezza, il progetto, la forza di chi starà dietro. L’Aquila oggi è una città di sofferenza, non si farà inebriare da un colpo di genio. È una città che spera ancora per un po’ di trovare una prospettiva, dei tatticismi non solo se ne frega, ma anzi, ne sarà molto infastidita. Il centrosinistra deve fare presto e bene, attraverso il sistema che ha già fatto vincere Cialente nel 2007.

Ma quattro anni fa Cialente alle primarie dovette superare numerose tagliole della sua stessa coalizione…

Adesso il centrosinistra è più maturo. Quando le facemmo l’altra volta L’aquila era tra le primissime città, siamo stati un avamposto. Oggi ci sono anche le regole, l’altra volta ce le inventammo noi all’occorrenza. C’è maggiore conoscenza dei meccanismi, ci sarà compattezza. C’è un’ultima cosa che ci tengo a ricordare…

Prego.

Alle ultime elezioni provinciali all’aquila ho preso il 57 per cento dei voti, un risultato mai avuto da nessuno al primo turno, né di centrodestra né di centrosinistra. Di questo sono orgogliosa, è un risultato che mi lega a questa città.

Ah ma allora il candidato sarà lei!

No, no. Ne discuteremo.