L’AQUILA – “Non tutti i giornali hanno riportato la notizia che il 26 aprile scorso, nel cuore dell’Adriatico a 5,3 km di profondità, a poca distanza dalle coste abruzzesi, vi è stata l’ultima scossa del 2,7 magnitudo della scala Richter rivelata dall’Istituto Nazionale di Geofisica. Il nostro mare è un’area a rischio sismico così come lo è la nostra Regione”. A dichiararlo è il coordinatore comunale di Sel, Gianni Melilla.

“E nel mare il nostro Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo ha concesso alla Petroceltic, una multinazionale irlandese del petrolio con sede a Dublino, le autorizzazioni per le trivellazioni alla ricerca di petrolio. In particolare sono state autorizzate le trivellazioni a 12 km dalla costa di Montesilvano-Pescara-Francavilla su un’area di 500 km quadrati e al largo delle isole Tremiti”.
 
“Tra gli amministratori abruzzesi solo pochi come il Sindaco di Vasto e il Presidente della Provincia di Chieti hanno manifestato la loro contrarietà a questo ennesimo scempio ambientale. Purtroppo invece registriamo la insensibilità del Presidente della Giunta Regionale Gianni Chiodi che non solo sta zitto, ma nei mesi scorsi non ha preso nessuna posizione contro la ripartenza delle trivellazioni off shore, e non ha fornito neanche i pareri previsti in materia di Valutazione di Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente come ha invece fatto la Regione Puglie con un parere negativo e un ricorso al TAR contro l’autorizzazione concessa dal Ministero”.

“Nello scorso mese di agosto, dopo il disastro della piattaforma petrolifera Bp del Golfo del Messico, il Governo Berlusconi aveva modificato il codice ambientale introducendo  nuovi divieti nelle attività off shore per la ricerca del petrolio. Ora gli scenari internazionali sono cambiati soprattutto dopo la crisi dei paesi arabi , la guerra in Libia e l’incidente nucleare in Giappone che ha provocato anche in Italia il blocco dei programmi di sviluppo dell’energia nucleare. Il prezzo del petrolio e del gas è alle stelle e i produttori italiani di idrocarburi sono tornati all’assalto chiedendo al Governo di annullare le  decisioni prese l’anno scorso”.

“Sono in ballo le autorizzazioni per 44 pozzi e piattaforme lungo il mare Adriatico e il Canale di Sicilia che diventerebbero così un colabrodo pericoloso per la salute dei cittadini e per le attività economiche legate al turimo e alla pesca.  In Abruzzo abbiamo fatto scelte diverse istituendo il Parco Nazionale della Costa teatina dei trabocchi, l’area protetta marina nazionale del Cerrano, le riserve regionale di Puntaderci di Vasto, delle leccete del Sangro, della Pineta Dannunziana di Pescara, del Borsacchio di Roseto, la riserva statale di Santa Filomena a Montesilvano. Il nostro mare è non solo una grande risorsa ambientale, ma anche una formidabile occasione di sviluppo del territorio con le attività del turismo, della balneazione, della ristorazione per non parlare della economia legata alla pesca. Immaginiamo cosa vorrebbe dire un futuro con decine di piattaforme petrolifere per il nostro turismo e il pericolo che esse rappresentano in caso di incidenti per la vita di milioni di persone che vivono ai bordi di un mare chiuso, quasi un grande lago come l’Adriatico”.

“E’ in atto un’ampia mobilitazione popolare e istituzionale contro queste scelte del Governo subalterne alle lobbies dell’industria mineraria degli idrocarburi e  la manifestazione di oggi a Termoli deve aiutarci a radicare  ulteriormente il movimento  in tutte le realtà coinvolgendo le istituzioni locali  e le popolazioni di tutta la costa abruzzese”.