PESCINA – La politica regionale manifesta “completa indifferenza” rispetto ai problemi dell’ospedale di Pescina (L’Aquila), così il sindaco del centro marsicano, Maurizio Di Nicola, decide di attuare lo sciopero della fame.

Lo annuncia il primo cittadino con una lettera rivolta al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al commissario per la sanità e presidente della Regione, Gianni Chiodi, al prefetto dell’Aquila, Giovanna Maria Iurato, e al manager della Asl 1 L’Aquila-Avezzano-Sulmona, Giancarlo Silveri.

“L’iniziativa di protesta mi è particolarmente sofferta – precisa Di Nicola – posto che le mie attuali condizioni di salute mi impongono il ricorso quotidiano a terapia insulinica ma, a questo punto, ritengo tale eclatante protesta necessaria per tentare di tutelare i diritti costituzionali della mia popolazione”.

“Possa essere questo sacrificio personale – afferma ancora il sindaco – l’ennesima dimostrazione del profondo malessere che vive questa città”.

L’ultimatum che lancia Di Nicola scade il 10 gennaio, dopodiché, se non ci saranno riscontri concreti, inizierà lo sciopero.

L’INTERVISTA: ”SALVIAMO I PICCOLI OSPEDALI”

È guerra intorno alla storia dell’ospedale di Pescina (L’Aquila), riconvertito in presidio territoriale di assistenza (Pta) il 31 agosto 2010, con provvedimento commissariale ancora sub judice: nel piccolo ospedale vennero infatti disattivati ben tre reparti (quelli di Medicina, Geriatria e Chirurgia) e al momento ci sono due piani di struttura completamente inutilizzati.

Nella struttura sono stati invece collocati il distretto sanitario di base e alcuni uffici che prima erano dislocati altrove, “generando però disorganizzazione e un clima di confusione”, come ha affermato ad AbruzzoWeb il sindaco di Pescina, l’avvocato Maurizio Di Nicola.

Il primo cittadino del piccolo comune ha lamentato infatti i molteplici problemi all’interno dell’ospedale, sia di natura amministrativa dal momento che “tutta la Marsica sta facendo riferimento all’ospedale di Avezzano con evidenti difficoltà amministrative”, che relativi a questioni come la mancanza di acqua calda, ma ricorda soddisfatto che “almeno, fortunatamente, non ci sono stati licenziamenti”.

Di Nicola ha divulgato, quattro giorni fa, una lettera destinata tra gli altri al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per ottenere spiegazioni dal commissario per la sanità e presidente della Regione, Gianni Chiodi, dal prefetto dell’Aquila, Giovanna Maria Iurato e dal manager della Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Giancarlo Silveri. Delucidazioni che chiede anche al sub commissario alla Sanità Abruzzo, Giovanna Baraldi, da cui lamenta di non aver ancora ricevuto risposta.

In tutto questo quadro, Di Nicola ha lanciato anche l’ultimatum, che ‘scadrà’ tra pochi giorni, di fare lo sciopero della fame se non otterrà nel frattempo le risposte che aspetta.

“Si è giunti a questa situazione – ricorda il sindaco – per via delle due delibere commissariali di Chiodi che prevedevano la chiusura dei piccoli ospedali; tuttavia il tribunale amministrativo considerò illegittima la chiusura annullando il provvedimento in questione. Dopo queste vicissitudini, ci si mise anche la legge di Berlusconi di agosto che ratificava la richiesta di Chiodi ma la riteniamo assolutamente anticostituzionale”.

“Il 29 febbraio – afferma Di Nicola – ci sarà l’udienza del Tar per definire la questione e mi auspico che accolga la nostra richiesta. Nel frattempo mi aspetto delle risposte in merito alla mia lettera, chiedo nuovamente un colloquio con la Baraldi per rappresentare ciò che non funziona mentre da Chiodi mi aspetto un provvedimento più adeguato. Tra l’altro sono in una condizione di salute difficoltosa, potrei risentire della mia decisione di fare lo sciopero della fame, che è comunque l’ultimo mezzo che ho per ottenere qualche spiegazione”.

IL TESTO DELLA LETTERA

Con istanza trasmessa a mezzo raccomandata a/r (prot. 6022) del 27.10.2011, e successiva reiterata richiesta a mezzo fax del 04.11.2011 (a seguito di colloqui telefonici intercorsi con la vostra collaboratrice dott.ssa Giorgia Gallerati), ho provveduto a richiedere un incontro urgente a codesto sub commissario al fine di poter rappresentare puntualmente le condizioni attuali di erogazione dei servizi nel Presidio Ospedaliero di Pescina, riconvertito in Pta, dall’agosto 2010, con provvedimento commissariale ancora sub judice, la cui struttura, in larga parte, risulta ancora oggi inutilizzata, nonché al fine di chiedere gli indirizzi tecnici della programmazione sanitaria regionale per i cosiddetti Piccoli ospedali, alla quale hanno rimandato, per l’adozione di atti medio tempore, gli organi gestionali (direttore generale e direttore sanitario) della Asl n.1 L’Aquila-Avezzano-Sulmona, negli incontri avuti con lo scrivente nei mesi scorsi.

Al contempo, rimarcavo lo stato di “tensione” che serpeggiava, e serpeggia, nella popolazione della Marsica orientale ed il grave senso di smarrimento in riferimento all’erogazione di servizi socio-sanitari-ospedalieri nella attuale fase di transizione della sanità regionale d’Abruzzo.

Constato, purtroppo, la completa indifferenza rispetto alle istanze dello scrivente e l’assenza di qualsiasi spirito di leale collaborazione che dovrebbe presiedere i rapporti inter istituzionali tra soggetti esercenti pubbliche funzioni, pertanto, nell’esercizio della funzione pubblica di spettanza, mi vedo costretto a comunicare che, laddove non verrò ricevuto entro 7 giorni dal ricevimento della presente, provvederò a dar corso ad un pubblico sciopero della fame, innanzi agli edifici sede di codesta autorità commissariale, ritenendo inaccettabile il descritto comportamento.

Devo rimarcare che la decisione di tale iniziativa di protesta mi è particolarmente sofferta, posto che le mie attuali condizioni di salute mi impongono il ricorso quotidiano a terapia insulinica, ma, a questo punto, ritengo tale eclatante protesta necessaria per tentare di tutelare i diritti costituzionali della mia popolazione; possa essere questo sacrificio personale l’ennesima dimostrazione del profondo malessere che vive questa città.