CHIETI – “Non è solo per un fatto di logica che lo Stato dovrebbe accorpare Pescara a Chieti, ma anche per una ragione storica della nostra regione”.

Per il consigliere comunale del Popolo della libertà di Chieti Raffaele Di Felice, Pescara provincia di Chieti è qualcosa che sta scritto nella storia e tradizione abruzzesi.

“Non è, dunque, solo la logica territoriale che vuole la provincia pescarese accorpata a quella teatina – dice Di Felice ad AbruzzoWeb – e quella teramana a quella aquilana”.

Il consigliere ricorda quando la regione si chiamava “Abruzzi” e riuniva sotto il nome declinato al plurale l’Abruzzo citra e quello ultra. I due territori erano divisi dal fiume Pescara e l’Abruzzo citeriore aveva come capoluogo proprio Chieti, “la piccola Napoli”, come veniva chiamata allora.

“Questa situazione – aggiunge il consigliere – durò sino all’unità d’Italia e solo dopo, nel 1927 nacque la provincia di Pescara. Ora, se non è riproponibile perfettamente la vecchia divisione segnata dal fiume Pescara, dovremmo comunque seguire l’antica suddivisione”.

Di Felice, dunque, non capisce tutte le rimostranze che arrivano dal capoluogo pescarese. “Pescara rimane la città più grande d’Abruzzo – continua il consigliere – e potrà essere in futuro il riferimento e il fulcro dell’area metropolitana, ma altra cosa è il ruolo di capoluogo di provincia”.

“D’altronde – dice ancora Di Felice – dov’è scritto che dev’essere la città più grande a ricoprire il ruolo di capoluogo di provincia? Senza contare che Pescara non ha più possibilità di sviluppo territoriale, cosa che al contrario ha Chieti”.

“La grandezza del capoluogo teatino – conclude – non si conta in termini di abitanti, ma in termini di storia e tradizione. Nessuno potrà mai cancellare i suoi tremila anni di storia”. (ar.ia.)