PESCARA – Dieci misteriose colonnine blu sono spuntate nelle vie di Pescara da due settimane a questa parte fino a qualche giorno fa.
Sono i “box speed control”, gli autovelox fatti istallare dalla Giunta Mascia dopo l’ordinanza firmata dal sindaco lo scorso 8 agosto.
Se ne contano una decina in tutto: due sulla riviera sud, il cui limite è di 30 chilometri orari, uno in via della Bonifica, due sulla riviera nord, due sulla nazionale adriatica nord, uno in via Di Sotto, e gli altri in via Caravaggio e su via Colle Innamorati.
Segnalati da una luce intermittente posta al di sopra dei box, sono stati noleggiati per quattro mesi al costo di quasi 7.000 euro (6.720 per la precisione) e, dopo un anno di affitto, il Comune ne diverrebbe proprietario a tutti gli effetti.
Fino a ora, però, queste colonnine sono rimaste inattive, nell’attesa di inserirvi, a breve, dispositivi autovelox o telelaser.
E così Pescara è divisa in due gruppi di automobilisti: coloro che, incerti sulla funzionalità o meno dei dispositivi, continuano a rispettare i limiti, e altri che, sicuri di vedere i rilevatori ancora chiusi, non fanno nemmeno più caso ai nuovi ospiti delle strade della città.
Ancora freschi di notizia, però, i “box speed control” già sollevano i primi dubbi sulla loro legittimità.
A sollevarli, il presidente regionale dell’associazione Contribuenti, Donato Fioriti, che, qualche giorno fa, ha diffuso una nota dell’avvocato Luigi Di Alberti dell’avvocatura regionale di Contribuenti italiani, nella quale ha dichiarato che “gli autovelox fissi non sono legittimi e vanno perciò rimossi”, aggiungendo che ” la Cassazione ha precisato ad aprile che questi non possono essere utilizzati nel centro abitato a meno che non siano posizionati su strade urbane di scorrimento”.
“Il motivo è semplice – ha spiegato Di Alberti ad Abruzzoweb – nelle strade a scorrimento veloce, come l’asse attrezzato o la cirvonvallazione, la velocità impedisce o per lo meno rende più difficoltoso per l’agente fermare gli automobilisti”.
Si tratta, quindi, di strade a doppia carreggiata indipendente separata da spartitraffico e ha precisato, inoltre, che la segnalazione dei regolatori della velocità “deve essere posta ad almeno 400 metri prima, senza che vi siano intersezioni”.
“L’anno scorso, a Firenze – ha continuato l’avvocato – sono stati accolti dal giudice di pace tutti i ricorsi effettuati contro il Comune per autovelox simili ai nostri; a Pescara due o tre anni fa avevano iniziato a posizionare autovelox a tre piedi con agenti sul posto ma dopo un po’ non è stato fatto più nulla”.
“Faccio inoltre ben presente – ha concluso – che dal 6 di ottobre il termine per l’impugnativa è stata ridotta a 30 giorni, quindi bisogna essere attenti e informati”.
“È di tutta evidenza – ha commentato Fioriti – che tutte le multe rilevate tramite postazioni fisse in strade che non presentano tali caratteristiche, sono da considerare annullabili e noi ci porremo a difesa e tutela dei cittadini pescaresi”.
Di tutti gli autovelox istallati, quindi, in base alla sentenza della Cassazione, nessuno o quasi nessuno rispetta i criteri di legittimità richiesti e quindi c’è da chiedersi a quale numero ammonteranno i ricorsi dei cittadini che dovessero ricevere multe per eccesso di velocità nelle strade in questione, ma soprattutto chi pagherà le numerose spese legali di questi ricorsi.






