PESCARA- “Ho deciso di aderire a ‘Se non ora quando’ perché ritengo doveroso mettere la mia faccia insieme a quella di tantissime altre donne che rischiano di essere definite quello che non sono”. È quanto dichiara il consigliere provinciale dell’Idv a Pescara Antonella Allegrino:
“Devo confessare che trovo alquanto insolito dover scendere in piazza per affermare che in Italia ci sono donne che mettono in gioco il proprio talento in mille modi diversi, conquistandosi la prima fila o una vita rispettabile senza scorciatoie pericolose per la propria dignità. Ci sono donne che lavorano perché il loro contributo è necessario alla famiglia, perché le loro capacità servono alla comunità e sono un tassello prezioso di crescita, progresso e sviluppo di tutti. Ci sono donne che decidono di non lavorare perché hanno un ruolo fondamentale di cardini della famiglia e di modelli per i figli. Ci sono donne che studiano e faticano perché credono che la cultura, il talento, siano il giusto percorso per completare la propria vita e rendere migliore quella degli altri. E ci sono delle piccole donne che ci guardano e devono imparare ad essere migliori di noi per fare andare avanti il mondo e salvarlo insieme agli uomini e a tutti gli altri esseri viventi che lo popolano”.
“Ho da sempre vissuto senza pormi il problema o la questione di essere una donna, sono stata educata ad essere una persona e a rispettare le altre persone per questo ed è ciò che sto insegnando ai miei figli, perché ritengo che il genere di appartenenza sia un concetto vecchio, inconsistente”.
“Per questa ragione ho aderito con mia madre e mia figlia. Mia madre Assunta ha partecipato perché il tipo di donna venuto fuori dai fatti di Arcore non è quello per cui lei e le altre donne della sua vita hanno lottato ed è qui a testimoniare con la sua presenza come la sua realtà di donna vissuta a cavallo tra due secoli abbia posto le basi per quei passi avanti che molte donne hanno potuto fare oggi. Se io ho varcato i traguardi che mi ero prefissata e ne ho posti altri sul mio cammino, lo devo a valori sani respirati dalla nascita e al rispetto e alla fiducia di uomini che nella famiglia e fuori dalla famiglia hanno guardato alla sostanza e non alla forma. Ho portato mia figlia Jamal, perché lei dovrà decidere che tipo di donna essere nel suo futuro e perché si renda conto di persona che ci sono donne diverse da quelle che in questi giorni imperversano sui giornali, nei discorsi, nei telegiornali, nelle trasmissioni televisive, imponendosi con discutibile fierezza come icone di un successo alla portata di tutti, ma in verità disumanizzante”.
“Pur non essendo femminista credo che sia indispensabile partecipare per ritrovarsi e ritrovare la forza di imporre valori sani, i principi, la cultura, la fede, l’eticità del proprio agire e dissociarsi da modelli che non ci rappresenteranno mai e che non possono rappresentare né le donne di ieri, né quelle di oggi, né, soprattutto, quelle di domani. Io spero che quelle ragazze cambino, che quello che hanno vissuto le redima. E spero anche che le loro madri prendano coscienza e non si vantino delle attenzioni ricevute, del talento pagato, delle tristi copertine conquistate con l’eco di una vita sopportata per un posto al sole in televisione e addirittura in politica. Spero che tutte imparino una cosa, con il denaro non si compera il talento, né lo si inculca. Ma soprattutto non si conquista la dignità che serve per costruire un futuro solido e camminare a testa alta in un mondo che non è il mondo degli uomini o delle donne, è il mondo di persone che vanno avanti insieme”.





